PARADIGMI
Testori nel dialogo con Luigi Giussani su “Il senso della nascita” esprime un giudizio per certi versi drammatico sulla situazione del nostro tempo riguardo alla Madonna : “La riscoperta totale, per noi figli, non può passare che da Maria, dalla Madre, di cui noi cristiani ci siamo invece dimenticati o addirittura vergognati, pensa, ci siamo vergognati di Lei, la nostra mamma”.
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PARADIGMI

IL CALVARIO
COMPIMENTO DI MARIA


di FERNANDO BARRA


Testori nel dialogo con Luigi Giussani su “Il senso della nascita” esprime un giudizio per certi versi drammatico sulla situazione del nostro tempo riguardo alla Madonna : “La riscoperta totale, per noi figli, non può passare che da Maria, dalla Madre, di cui noi cristiani ci siamo invece dimenticati o addirittura vergognati, pensa, ci siamo vergognati di Lei, la nostra mamma”.(1). Una certa interpretazione del Concilio Vaticano II ha indotto non molti cristiani a relegare la Vergine Madre in una nicchia dalla quale farla uscire a proprio piacimento. Quante chiese che avevano sul trono l’icona della Vergine con in braccio il Divino Bambino ora le troviamo con un crocifisso che anziché esprimere l’esperienza salvifica dell’evento dinamico della Pasqua vive una sorta di dolore solitario in una dimensione così distante che non tocca e non trafigge il cuore del credente.La Vergine Madre rappresenta un ruolo di primo piano nell’economia della Salvezza ad opera della Santissima Trinità. “Vediamo la Chiesa- ha scritto Macario Crisocefalo- come un paradiso universale e rigoglioso, e di molto più onorato di quello dell’Eden, abbellita dalle venerabili immagini dei santi come di piante diverse, e avente al centro l’Albero della Vita [=la Croce], l’icona del Salvatore e quella della purissima Madre di Dio, che lo ha generato senza conoscere uomo”. (2) Tutto l’essere e l’espressività della Madonna è riferita al frutto del suo grembo che addita al mondo quale unico Salvatore dell’uomo e di tutta la storia. “La Vergine del tipo Hodigitria, “Quella che mostra la via”, - scrive il famoso teologo Paul Evdokmov- rappresenta il dogma cristologico e mostra suo Figlio, colui che è la via. Sul braccio sinistro porta il Bambino che benedice e con la destra indica il Salvatore”. (3) Anche per il Palamas Maria riveste un ruolo importantissimo nell’opera di Dio. L’economia della salvezza inizia dalla Vergine perché il Signore “ha riunito in Lei le bellezze particolari distribuite come ornamento comune di tutti gli esseri visibili ed invisibili; o piuttosto, ha fatto di lei come un miscuglio di tutte le perfezioni divine, angeliche e umane, una bellezza sublime che abbellisce i due mondi, che si eleva dalla terra fino al cielo. (…) Maria fu come la frontiera tra il creato e l’increato. Sola ha ricevuto i doni divini senza misura e Dio le ha posto tutto in mano; Ella è il luogo di tutte le grazie, la pienezza della bontà, l’immagine animata di ogni virtù; sola è stata colma dei carismi dello Spirito Santo, ha superato tutto il mondo per la sua unione con Dio”.(4) Tutta la Tradizione a partire dai Vangeli fino ai giorni nostri accreditano la Vergine in questa reciprocità di relazione con il suo Figlio e con tutta la Trinità Santissima. Così scrive Cirillo di Alessandria (380 – 444) nei suoi dodici anatematismi : “Se uno non professa che l’Emmanuele è realmente Dio e perciò la Santa Vergine è Madre di Dio (infatti ha generato secondo la carne il Logos nato da Dio che si è fatto carne ) sia anatema “. (5). Cirillo si oppone energicamente a Nestorio che preferiva parlare di Maria Madre di Cristo piuttosto che come Madre di Dio. Per Cirillo il soggetto Cristo è una Persona con due nature nella loro unione “ipostatica”. Il Concilio di Efeso nel 431 definirà Maria come Theotocos. Il Papa Benedetto XVI riafferma l’importanza di Maria riguardo la Salvezza e al Mistero stesso della Chiesa. Riprendendo il Vangelo di Giovanni il Papa mostra come l’Evangelista si riferisca a Maria soltanto come la Madre di Gesù : “Ella ha in un certo senso messo da parte quanto in Lei era personale per essere unicamente a disposizione del Figlio ed è in questo soltanto che Maria ha realizzato la sua personalità”. (6). Benedetto XVI in contrasto con una certa mentalità del nostro tempo, che lui definisce maschilista, “fare, produrre, pianificare il mondo e semmai fabbricarlo di nuovo da sé, senza dover niente a nessuno”, afferma l’errore di aver sempre più separato Cristo dalla Madre, “senza renderci conto che Maria, sua Madre, potrebbe significare qualcosa per la teologia e la fede.Tutto il modo di rapportarci alla Chiesa parte perciò da un modo errato di pensare.” (…) “La chiesa non è un manufatto finito, ma seme vivente di Dio che vuole svilupparsi ed arrivare a maturazione per questo essa ha bisogno del Mistero Mariano anzi è essa stesso Mistero di Maria”.(7) La letteratura cristiana sulla figura della Vergine è vastissima e gli appellativi con la quale è chiamata sono infiniti. Quello di nuova Eva che sconfigge il serpente con la sua assoluta fedeltà al Padre in una obbedienza di totale sottomissione alla volontà di Dio qualifica la Vergine di Nazareth come una tra le protagoniste nell’opera di riscatto del genere umano. Ella è la Nuova Eva. “La morte fu introdotta per opera di una vergine, Eva – ha scritto Cirillo di Gerusalemme -. Era conveniente allora che la vita avesse origine per opera di una vergine, o meglio da una vergine; quindi come il serpente ingannò Eva, così alla Vergine Gabriele arrecò la buona novella”.(8) Questo lavoro non intende percorrere la storia della Mariologia con l’emergenza dei sempre nuovi appellativi riferiti alla fanciulla di Nazareth ma indicare alcune piste di riflessione su Maria riferita a Cristo quale sua Madre. Ci chiediamo quando e in che modo Maria diventa la Madre di Gesù? Nell’ annuncio dell’ Angelo a Nazareth si è totalmente compiuta nel sì dell’accettazione di Maria la sua personalità? “Ave Maria , piena di grazia il Signore è con te” , con queste parole l ‘Angelo si presenta a Maria. La invita alla gioia, la sprona alla esultanza come se l’attesa abbia trovato il suo compimento, come se il desiderio abbia trovato la sua piena realizzazione, come se la terra fertile aperta all’accoglienza abbia trovato ciò per cui si era aperta. La Vergine risponde con una certa ritrosia o per dire meglio con una sorta di trepidazione all’incontro e alle parole dell’Angelo. S. Bernardo di Chiaravalle nelle sue omelie dedicate alla Madonna così giustifica questo atteggiamento di Maria : “ A queste parole Ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto “ (Lc. 1 , 29 ). Le vergini, quando sono veramente vergini, sono sempre timide, mai sicure, ma per guardarsi dalle cose pericolose si impauriscono di solito anche di quelle che non lo sono: esse sanno di portare un tesoro prezioso in vasi d’argilla e sanno che è ben difficile vivere tra gli uomini come un angelo, abitare sulla terra come si fa tra i celesti, e condurre una vita pura nella carne. Per questo qualsiasi cosa nuova o improvvisa sorge, esse sospettano un’ insidia e pensano sia tutta una macchinazione contro di loro. Per questo Maria “rimase turbata” dalle parole dell’Angelo. Ne fu turbata, ma non sconvolta. “Sono stato turbato-dice il Salmista- e ho taciuto” ma “ho pensato ai tempi antichi e ho avuto nell’anima i secoli eterni” (Sal 76, 5-6). Cosi dunque anche Maria fu turbata e tacque , ma “si domandava che senso avesse un tale saluto”. Che si sia turbata, era dovuto alla sua verginale timidezza; che non ne sia rimasta sconvolta, alla sua fortezza; che abbia taciuto riflettendo tra sé, alla sua prudenza (…) poiché era senza dubbio umile e semplice, non poteva sperare nulla di simile per sé da un angelo santo; e perciò “si domandava che senso avesse un tale saluto”.(9) “Apri la tua intimità, o Vergine, -continua S.Bernardo- dilata il grembo, prepara l’utero, perché, ecco, l’onnipotente sta per compiere in te grandi cose, al punto che ti dicano beata tutte le generazioni. E non avere in sospetto la fecondità, o Vergine Saggia, perché non ti toglie l’integrità verginale. Concepirai, ma senza peccato. Sarai gravida, ma senza essere gravata. Partorirai, ma non con dolore. Non conoscerai uomo, e genererai un Figlio. Ma quale Figlio? Sarai la madre di colui che ha per Padre Dio. Il Figlio dello splendore paterno sarà la corona della tua castità. La Sapienza dell’amore paterno sarà il frutto del tuo utero verginale . Insomma tu partorirai Dio, e da Dio concepirai”(10). L’umiltà e la verginità di Maria sono le virtù più celebrate da S. Bernardo. Dio stesso si innamorerà di Lei dopo averla preparata, come “la Regina in ori di ofir” e come “la sposa adorna per il suo sposo”, al divino incontro. La figlia di Sion, la bellissima, la vergine sposa dello Spirito si fa serva di Jahvé con il suo “fiat”. “Accada di me secondo la tua parola”. L’evento realizza l’attesa e apre la storia il suo compimento. La volontà del Padre di recuperare l’uomo attraverso il dono del Suo unigenito Figlio trova corrispondenza nel cuore docile, umile e casto della fanciulla di Nazareth. Il grembo finalmente è gravido di Dio, la donna porta in sé la vita che dovrà sconfiggere la morte. Figlia-Sposa-Madre, la Vergine Maria realizza in sé la triplice relazione. Ma la personalità di Maria si compirà altrove; non a Nazareth, ma a Gerusalemme. All’ora del Figlio corrisponderà l’ora della Madre. “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2, 4). A Cana di Galilea la trasformazione dell’acqua in vino è anticipazione di quanto accadrà al calvario di Gerusalemme, quando Gesù con la morte sconfiggerà la morte stessa e la bevanda della festa sarà per sempre sulla mensa dei fratelli. Nell’ora di Dio il Mistero è rivelato agli uomini: “Costui è davvero Figlio di Dio”(Mt 27, 54). Anche Maria è rivelata al mondo nella sua reale identità: “Donna, ecco tuo Figlio”(Gv 19, 26). Ascoltiamo S. Agostino come commenta questo passo di Giovanni: “ Dopo che il Signore fu crocifisso e dopo che i soldati si divisero le sue vesti tirando a sorte la tunica, vediamo il seguito del racconto dell’evangelista Giovanni. Questo dunque fecero i soldati. Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di lei, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. Vedendo la madre, e accanto a lei il discepolo che egli amava, Gesù disse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco tua madre. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Questa è l’ora di cui Gesù, nel momento di mutare l’acqua in vino, aveva parlato alla madre, dicendo: Che c’è tra me e te, o donna? La mia ora non è ancora venuta. Egli aveva annunciato quest’ora, che non era ancora giunta, e nella quale, morendo, avrebbe riconosciuto colei dalla quale aveva ricevuto questa vita mortale. Allora, quando stava per compiere un’opera divina, sembrava allontanare da sé, come una sconosciuta, la madre: madre non della divinità, ma della sua debolezza umana; al contrario, ora che stava sopportando sofferenze proprie della condizione umana, raccomandava con affetto umano colei dalla quale si era fatto uomo. Allora colui che aveva creato Maria, si manifestava nella sua potenza; ora colui che Maria aveva partorito, pendeva dalla croce.”(11) Giovanni Paolo II al quale siamo debitori per aver consolidato la vera dottrina sulla Madonna così commenta il passo dell’evangelista Giovanni 19, 25-27 nell’enciclica Redemptoris Mater: “Senza dubbio, in questo fatto si ravvisa un’espressione della singolare premura del Figlio per la Madre, che egli lasciava in così grande dolore. Tuttavia, sul senso di questa premura il “testamento della Croce” di Cristo dice di più. Gesù mette in rilievo un nuovo legame tra Madre e Figlio, del quale conferma solennemente tutta la verità e realtà”. Gesù rivela Maria come sua Madre ed estende questa maternità su coloro che Egli ha riscattato dalla morte. Maria è Madre di Gesù e madre nostra perché accoglie il Mistero nascosto dai secoli e che sulla croce si manifesta in tutta la sua potenza. La salvezza dell’uomo attraverso l’offerta amorosa del Figlio. “ Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – perché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà. (…) Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre”. (Eb 10, 5ss). Maria accettando per amore di offrire il suo Figlio per la salvezza degli uomini partecipa della volontà di Dio e diviene compiutamente Madre nell’ordine della Grazia. Sotto la croce la fanciulla di Nazareth è realmente la piena di Grazia e partorisce al mondo l’amabilissimo Figlio. “La vera nascita della Madonna non è al mondo, la vera nascita è per il mondo, questa avviene sul calvario alla presenza del Cristo che muore in croce. Maria è chiamata a rinascere, perché la nascita al mondo di per sé non vuol dire nulla. Tutti quanti noi siamo nel mondo, ma è il modo come abitiamo il mondo che ci qualifica. E il modo come abitiamo il mondo non è frutto della nostra capacità, ma è quella identità, quella forma che Dio ha voluto per ciascuno di noi. La fanciulla che nasceva nella casa di Gioacchino e Anna non poteva prevedere di dover rinascere avendo davanti il Figlio morente. A quale profondità il Signore ha condotto la Vergine di Nazareth, a quale traguardo di dono, di amore, di generosità, di oblazione di sé nel chiederle di consacrarsi con il suo Figlio Unigenito per la salvezza del mondo!? A nulla vale la nascita al mondo senza questa nascita in Dio, per Dio e con Dio nella accettazione della morte del Figlio suo. “Donna, dice Gesù morente dalla croce, ecco tuo Figlio”. Gli esegeti giustamente si riferiscono a Giovanni al quale consegna sua madre, ma certamente attira l’attenzione della madre su di sé. Maria contempla il Figlio in Croce: ecco il motivo per cui sei nata, il motivo per cui hai vissuto questi anni, è per questa ora, l’ora in cui il frutto delle tue viscere è inchiodato sulla croce perché rifiutato dagli uomini. Ecco tuo Figlio, questi è tuo Figlio. Un crocifisso. La Vergine Madre ha un Figlio giovane inchiodato sulla croce, rifiutato dagli uomini, e a questa morte è chiamata a dare il suo assenso. Il suo pieno consenso. Qui la Madonna si apre al cuore stesso di Dio e come il Padre ha un amore totale e inesauribile per ogni suo figlio, così la creatura Maria deve condividere la stessa esperienza del Padre di Gesù Cristo che dona il suo Unigenito. La Madonna pronuncia il suo sì all’Eterno nell’accettare la morte del suo Figlio quale offerta pura e santa per la salvezza degli uomini, per il perdono dei nostri peccati. Maria unendosi alla volontà del Padre e divenendo veramente madre del Figlio di Dio è guida al nostro cammino e modello di vera libertà nell’amore”. (12 ) San Germano, patriarca di Costantinopoli, in una celebre omelia si rivolse alla Madre di Dio dicendo: “Il tuo aiuto è potente per la salvezza e non ha bisogno di alcun altro intercessore presso Dio. Tu sei, infatti, la Madre della Vita realmente vera. Tu sei il lievito della rigenerazione di Adamo. Tu sei la libertà dalle colpe di Eva. Questa fu madre della polvere, Tu sei madre della Luce. La sua matrice fu matrice di corruzione, il tuo seno fu invece seno di incorruttibilità. Quella fu abitazione della morte, tu sei allontanamento dalla morte. I figli di quella sono dolore, il tuo Figlio è gioia di ogni specie”.(13) La gioia abita costantemente il nostro cuore grazie anche al sì di Maria, alla sua piena disponibilità, alla sua totale fedeltà, alla sua docile consegna al Padre nella purezza del suo cuore. Ascoltiamo come poeticamente Romano il Melode cantò questo mistero che ridiede la vita al mondo: “O Madre, è per causa tua e per tuo mezzo che io li salverò. Se non avessi desiderio di salvarli, non avrei abitato in te, non avrei fatto splendere da te la mia luce, tu non saresti stata mia madre. E’ per la tua stirpe che abito in una mangiatoia, è per mio proprio volere che cercai il tuo seno; per amore loro tu porti tra le braccia me, che i Cherubini non vedono. Tu invece mi guardi e mi porti e, come tuo figlio, mi accarezzi, o Piena di Grazia. Ti ho scelto per madre, io, il Creatore dell’universo e, come neonato, cresco benché fossi perfetto, derivante da perfetto. (…) Ma se vuoi sapere, o Santa, quanto ancora devo compiere per loro, con tutti gli elementi resterai toccata da turbamento, o Piena di Grazia”. A questo punto continuando l’immagine di Romano, la Vergine chiese: “Ti ho messo al mondo, svela la tua intenzione a nostro riguardo, per poter così misurare l’intensità della grazia da me ricevuta, la Piena di Grazia”. “Sono sopraffatto dall’amore che sento per l’uomo – rispose il Creatore – (…) Il bambino che ora porti tra le braccia, lo vedrai fra non molto con le mani inchiodate, perché ama la tua stirpe. (…) Tutto questo sopporterò volentieri, e causa di tutto questo è l’amore che ho sempre sentito e che sento tuttora per gli uomini, amore di Dio che non chiede altro che di poter salvare”. (14 ) Questo è anche l’amore di Maria la nostra mamma. Amen!


NOTE

1. G. Testori, Il senso della nascita, suppl.to a IL SABATO n° 51/52 del 30-12-1989, pg.113ss.
2. Passarelli G., Macario Crisocefalo (1300-1382), l’omelia sulla festa dell’Ortodossia e la basilica di S. Giovanni di Filadelfia, (OCA, 210), Roma 1980, pg.161.
3. Passarelli G., ICONOSTASI, Milano 2003, pg.55.
4. Gregorio Palamas, Omelia della Dormizione: PG 151, 468.
5. Simonetti M.., Letteratura cristiana antica, Casale Monferrato 1996, vol. III pg. 115.
6. Ratzinger J., Maria chiesa nascente, Cinisello Balsamo 2005, pg. 7.
7. Idem, pg.8. Anche De Lubac è sulla stessa linea quando afferma la reciprocità del Mistero della Chiesa con quello di Maria. L’uno illumina l’altro e viceversa. Meditazione sulla Chiesa, Milano 1987, pg 221 e ss.
8. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XII: PG 33.
9. Bernardo di Chiaravalle, Lodi alla Vergine Madre, Roma 2003, pg. 64.
10. Idem,
11. Sant’Agostino, Maria, Roma 1995, pg.117.
12. Barra F., Omelia inedita tenuta il 8-9-2003 nella parrocchia di S. Maria di Loreto di Arenabianca (SA)
13. Germano, Omelie Mariologiche, a cura di V. Fazzo, Roma 1985, pg. 113-114.
14. Romano il Melode citato da: Passarelli G., ICONOSTASI, op. cit. pg.60.

Anno III n.5/6, settembre/dicembre 2005


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