L'OSPEDALE DI SANTA MARIA
DELLA MISERICORDIA DI PERUGIA

E’ dal sec. XII che si comincia ad aver notizie di ospedali a Perugia e nel suo territorio. E’ comunque il sec. XIII quello che offre una più nutrita quantità d’informazioni in proposito, e basti ricordare che già all’inizio del secolo è attivo l’ospedale di S. Lazzaro di Collestrada, la cui specifica funzione era quella di lebbrosario.


UMBRIA CRISTIANA

L'OSPEDALE DI SANTA MARIA
DELLA MISERICORDIA DI PERUGIA *


di GIOVANNA CASAGRANDE


E’ dal sec. XII che si comincia ad aver notizie di ospedali a Perugia e nel suo territorio. E’ comunque il sec. XIII quello che offre una più nutrita quantità d’informazioni in proposito, e basti ricordare che già all’inizio del secolo è attivo l’ospedale di S. Lazzaro di Collestrada, la cui specifica funzione era quella di lebbrosario. Lo statuto di Perugia del 1279 contiene alcune deliberazioni riguardanti gli ospedali e i malati in essi ricoverati. La rubrica 268 afferma che “… potestas et capitaneus eligi facere teneantur .v. bonos homines, unum de qualibet porta, qui debeant videre per civitatem et burgos si aliquis infirmatur, ita quod se iuvare non valleat et quod non habeat de suo. Et si ipsi offitiales aliquem invenerint ex talibus infirmis ponat infirmum vel infirmam in quocumque hospitali videbitur et illum vel illam ibi faciant custodire…” Questa disposizione è di notevole importanza perché testimonia l’interessamento del comune per l’assistenza ai malati bisognosi, i quali venivano ricoverati a pubbliche spese negli ospedali che, ormai, avevano già assunto la funzione di luogo di cura oltre quella di ospizio (1). Sempre nello statuto del 1279 alla rubrica 417 si legge: “Potestas et capitaneus contringere debeant omnes rectores hospitalium civitatis Perusii ut faciant lectos in ipsis hospitalibus ita quod debeant hospitari omnes pauperos venientes in ipsis hospitalibus et ipsi rectores hospitalium nullum vel nullas debeant recusare pauperem vel pauperes vel facere recusari…”(2). Una simile disposizione manifesta l’esistenza in città d’una rete ospitaliera al fine di arginare in qualche modo le condizioni di pauperismo e di marginalità presenti in una società urbana in espansione come era quella di Perugia nella seconda metà del sec. XIII. E’ in questo clima di volontà e di necessità di sovvenire alle esigenze dei ceti meno abbienti, di porre rimedio e di riparare a palesi contraddizioni sociali con istituzioni di natura caritativo-assistenziale che s’inquadra e si spiega l’origine dell’ospedale di S. Maria della Misericordia.


1) Origine e finalità

I termini precisi dell’origine dell’ospedale in oggetto non sono, per la verità, documentariamente noti; è certo tuttavia che già nel 1296 esiste una “domus Misericordie fraternitatum clericorum et laycorum beate Marie de Perusio”; domus che ha un suo dispensator e che sembra essere in attività poiché certo Pascolo di Rigolo, malato ed in punto di morte, dimora nella detta domus, cui lascia i suoi beni in comune con la nipote Mitola; l’atto si svolge “in domo Misericordie fraternitatis clericorum et laycorum de Perusio” (3). In un testamento dl 1302 si trova un lascito alla “domum Misericordie de Perusio fraternitatis clericorum et laycorum et dispensatorem ipsius domus in qua recipiuntur pauperes que est posita in civitate Perusii et porta Sancti Petri.” (4) Quest’atto documenta in modo chiaro la sede, l’esistenza, i componenti e i fini della confraternita che appare già gerarchicamente organizzata con una domus nella quale si ricevono e si ricoverano i pauperes. La storiografia esistente sull’ospedale in oggetto fa risalire il riconoscimento ufficiale dell’esistenza e dell’attività dalla fraternita al 1305. In quest’anno infatti Bulgaro Montemelini, vescovo di Perugia, con il consiglio ed il consenso dei canonici della Cattedrale, approva canonicamente la fondazione dell’ospedale di S. Maria della Misericordia, promossa dalla omonima fraternita di chierici e di laici perugini, consegnando al dispensatore e al sindaco della casa la pietra benedetta e riservandosi il censo annuo di un fiorino (5). In questo documento, apertis verbis, sono dichiarate le motivazioni e le finalità della fraternita: “quod frequenter in anno pauperes infirmi et peregrini extra domos absque penitentia et forte bonorum necessitate reperiebantur mortui sub bancis in viis, ecclesiarum atriis et plateis ac infantuli reperiebantur in locis turpibus soffocati, eiusdem civitatis nonnulli clerici et layci seculares horum pietate commoti … ad huiusmodi pauperum et innocentum miseriam sublevandam quandam fraternitatem sub nomine beate Marie Virginis inierunt et ordinarunt domum et locum misericordie in qua reciperentur et nutrirentur peregrini, infantuli expositi, pauperes et infirmi supra et sub murum porte Sancti Petri Perusine civitatis de facultatibus propriis construentes …” (6). La gamma dell’attività caritativo-assistenziale che la domus si propone appare differenziata ed a vasto raggio: accogliere i pellegrini, infanti abbandonati, poveri ed infermi. Va inoltre notato che in questo medesimo documento si autorizza che “dicta vero domus et locus vocetur hospitale Misericordie beate Marie Virginis de Perusio”, che il governatore sia chiamato “pauperum dispensator” e che presso l’ospedale possa essere costruita una chiesa (7). Si rilevi, da ultimo, l’indicazione del sito dove sorge la domus “supra et sub murum porte Sancti Petri Perusine civitatis” là dove per murus è da intendersi quella parte della cinta etrusco-romana che chiudeva (e chiude) la urbs vetus nell’area del rione di porta S. Pietro.


2) Organizzazione e sviluppo

Non si conoscono statuti interni della fraternita fino al 1389, anno che segna l’inizio di una nuova situazione giuridica della fraternita, poiché il comune interviene direttamente a stabilire l’ordinamento interno di essa. Prima di questa data abitualmente l’istituto confraternale era retto da due priori (uno chierico e l’altro laico). Sappiamo anche, ad esempio, che nel 1363 si riunisce l’assemblea generale della fraternita dell’ospedale per eleggere quattro nuovi priori (due chierici e due laici) per l’arco di un anno (8). Si viene così a conoscenza dello stato di “crisi” della fraternita “variis et diversis debitis agravata” e delle difficoltà di riunire i confratelli a causa della peste. Nello statuto comunale del 1366 si stabilisce che l’ospedale di Santa Maria della Misericordia sia esente da ogni gravame (9). Nel 1373 il pontefice Gregorio XI ordina che nessun legato pontificio s’immischi nelle faccende dell’ospedale (10). E’ comunque da uno stato di cattiva amministrazione e di mal costume – “cresscente nequitia” – che nasce l’esigenza di dare un nuovo ordinamento alla fraternita. Così nello statuto del 1389 si stabilisce che questa sia costituita da tutti i rettori delle chiese parrocchiali della città, eccetto i religiosi degli ordini Mendicanti, e da 170 laici, cioè 35 per porta (rione); a capo della fraternita sono due priori (uno laico e l’altro chierico) in carica per due anni. Accanto ai priori erano quattro visitatori con l’obbligo di controllare l’andamento e la gestione dell’ospedale. Tra le varie normative ricordo quella che ciascun laico della fraternita, morendo senza figli maschi, doveva lasciare all’ospedale 10 lire, altrimenti 5 (11). Dopo alcune modifiche apportate allo statuto nel 1393 si ha una vera riforma del medesimo nel 1403. La riforma essenziale consiste nell’allargamento del numero dei confratelli per garantire una maggiore partecipazione alle riunioni della fraternita; così viene stabilito che tutti i dottori, giudici, maestri delle arti e di medicina, tutti i rettori delle chiese della città e dei borghi e 50 cittadini per porta (rione) siano membri di diritto della confraternita (12). Un’indagine compiuta sui personaggi che hanno ricoperto, nel corso del sec. XV, le cariche di priore e visitatore laici dell’ospedale mostra una presenza pressoché stabile, ai vertici dell’istituzione assistenziale, dei gruppi familiari appartenenti all’oligarchia cittadina (13). Costantemente protetto e sovvenzionato dal Comune, favorito anche dalle autorità ecclesiastiche, l’ospedale di S. Maria della Misericordia si conferma come il maggiore e di gran lunga il più importante ente assistenziale di Perugia. Nel 1408 quando la città si offre a Ladislao di Durazzo tra i capitoli stabiliti tra questa ed il re compare “Che la Sapienza, l’Hospitale di Colle, l’Hospitale della Misericordia, la Maestà della Volta e la Cappella di S. Gilio fossero (come per l’adietro erano state) sotto la cura e governo dei Magistrati” (14). Per incrementare le finanze dell’ospedale il Comune, nel 1444, dispone che chiunque facesse testamento fosse obbligato di lasciare all’ospedale 10 soldi, cifra in seguito accresciuta fino a 20 (15). Questo tipo di provvedimento riaffiora, ad esempio, nel 1497: “Et perché all’Hospitale della Misericordia, ch’è stato sempre sotto la protettione della città, mancavano l’elemosine, e le spese crescevano, per provvedervi in quanto per essi si poteva, ordinò questo Magistrato con l’autorità dei Camerlenghi, e per legge, che ogni notaro, sotto certa e determinata pena, di qualunque testamento e ultime volontà si rogasse, fosse obligato di ricordare al testatore che havesse a fare espressa mentione di detto Hospitale, affinché di qualche buona elemosina lo riconoscesse.” (16) Dal 1463 si unì all’ospedale della Misericordia quello dei Feriti della confraternita dei Disciplinati di S. Fiorenzo (17). Nel 1524 all’ospedale in oggetto fu ammensato quello di S. Lazzaro di Collestrada (18). Unioni di questo genere palesano il ruolo di monopolio assunto dall’ospedale della Misericordia quale massimo ente assistenziale della città. Nella seconda metà del sec. XV, con costanti finanziamenti del Comune, l’ospedale fa erigere alla piazza del Sopramuro la serie di botteghe sopra le quali furono poi – per disposizione di Sisto IV del 1483 – costruite le aule dello Studium (19). L’ospedale inglobò anche la vicina chiesa di S. Donato (o S. Enrico) definitivamente cedutagli dal monastero di S. Pietro nel 1542 (20).


3) Un ente tra “crisi” e “riforme”

Nella prima metà del sec. XVII Cesare Crispolti scrive: “Riceve questo Spedale tutti i fanciulli, e di qualsivoglia conditione, e luogo esposti, tenendo molte nutrici per allevarli, e nutrirli e provedendoli di vitto o di vestito. Li maschi si tengono per fin all’età di anni diciotto o venti, nel qual tempo possono per loro istessi attendere a procacciarsi il vitto, tra tanto si dà loro un maestro provisionato per istruirli nelle lettere e nei buoni costumi. Le femine poi si tengono per fin che o si maritono con dote di cento fiorini … o che si muoiano, non trovando o non volendo eglino maritarsi. … Si ricevono altresì in questo Spedale infermi di tutte le sorti o di qualsiasi paese, i quali vengono provisti di medici, chirurghi, di medicine e di servienti e di tutte le cose necessarie… Sono in tutto circa ottocento persone che mantiene e governa per l’ordinario questo santo Spedale della Misericordia, le quali tutte vivono dell’intrate de’ beni stabili lasciati al Luogo da persone pie e che tuttavia si lasciano …” (21). Questa immagine di efficienza e di “buon governo” fornita dal Crispolti viene smentita nella seconda metà del secolo dalla relazione dell’abate Verduccioli del 1672. Le ristrettezze dell’ospedale, i debiti trovati sono tali da indurre il Verduccioli a ritenere che ciò dipendeva “dal poco operare dei Priori, dal lasciare fare ogni cosa a i Ministri, dalla poca applicazione, o habilità, o altro de’ medesimi sopra il tutto, dal trascurarsi la buona revisione dei conti”; a quest’epoca il numero delle persone mantenute dall’ospedale è sceso a 435 (22). “Gli aiuti – ha scritto Stroppiana – si richiedevano incessanti dall’Ospedale di S. Maria della Misericordia e gli interventi dei visitatori apostolici si fecero sempre più intensi ed i provvedimenti adottati tolsero quel laicismo che per più secoli aveva improntato le istituzioni di esso.” (23) Così nel 1738 fu inviato dal pontefice mons. Martino Innico Caracciolo quale commissario apostolico. Questi agì con decisione: incorporò all’Ospedale della Misericordia i brefotrofi di Assisi e Foligno, gli ammensò sette ospedali cittadini (quello del Macello, di Pietra e Legname, dei Notai, dei Calzolai, degli Speziali, di S. Giuliano, di S. Benedetto) ed anche quelli di Deruta e Paciano (24). Questi provvedimenti, insieme ad altri più particolari, ripararono, almeno per il momento, al dissesto finanziario dell’ospedale. Negli anni ’50 e ’60 del secolo XVIII i priori agitano la questione delle infermerie – basse, senz’aria e fetide – che avrebbero dovuto essere trasferite in luogo più idoneo, ma non si prese alcuna decisione in merito (25). Vincenzo Macedonio, nel 1760, in qualità di visitatore e commissario di S. Maria della Misericordia, per risanare il bilancio fallimentare dell’ospedale in seguito al grande afflusso di proietti (500) e per i danni subiti nei beni, pubblica statuti con i quali riduce l’obbligo della messa quotidiana all’ospedale, ammensa alla Misericordia la parrocchia di S. Maria del Popolo, tassa conventi e confraternite della città, impone una tassa di 5 paoli sui testamenti ecc. (26). Al miglioramento delle infermerie si provvide, senza cambiare sito, nel 1777 ed oltre (27). Negli anni 80 del ’700 Giacomo Mancini nelle Notizie dell’Ospedale scrive: “Di tutti li … privilegii, esenzioni, prerogative, beni, rendite ed effetti del Pio Luogo, quattro singolarmente sono gli oggetti principali, conservazione de fondi, mantenimento di chiesa, sostentamento degli esposti e provvedimento degl’infermi, che sono altrettanti capi di gravissime spese, le quali non solamente assorbiscono del tutto, ma presentemente sormontano ancora li scudi dodicimila, ne’ quali all’incirca l’annua entrata di detto Pio Luogo consiste.” (28) Nel 1784 viene cambiato, per disposizione pontificia, il sistema di gestione dell’ospedale. I due priori vengono sostituiti da quattro “nobili”, cioè un canonico e tre “cavalieri secolari” con le seguenti incombenze: - il canonico presiede alla chiesa e alle infermerie; - un “cavaliere” deve vigilare sui conservatori; - un secondo “cavaliere” deve seguire gli affari della campagna; - un terzo “cavaliere” presiede alla cassa ed alla computisteria (29). Tra “crisi” e “riforme” l’ospedale sopravvisse. Negli anni 1804 e 1806 emana decreti per l’andamento dell’ospedale il cardinale Girolamo Della Porta che soppresse il seminario dei proietti e dette un nuovo ordinamento amministrativo all’ospedale creando un soprintendente agli affari della “pia casa” nel priore laico, un soprintendente alla campagna nel priore chierico, un rettore dell’ospedale nominato solo dai visitatori apostolici e limitando l’annessione ai soli malati febbricitanti, escludendo quelli cronici ecc. (30). Editti e Notificazioni sono emanati in favore dell’ospedale da Agostino Rivarola, legato pontificio a Perugia nei primi decenni dell’800, tra cui l’imposizione della pena di 10 scudi ai colpevoli di stupro, somma che doveva essere devoluta a favore dell’ospedale (31). Dal 1802 fu istituita presso l’ospedale l’Accademia Anatomo Chirurgica (32); nel 1824 iniziò la sua attività l’ospedale per alienati stabilito nel soppresso monastero di S. Margherita ed unito a quello della Misericordia (33). Nuovi regolamenti vengono pubblicati nel 1832 in vigore del decreto del card. Rivarola del 1825 (34). Nel 1850 è pubblicato il Regolamento organico dell’amministrazione dei riuniti ospedali di S. Maria della Misericordia e di S. Margherita della città di Perugia approvato da S.E.R.M. Girolamo D’Andrea commissario straordinario pontificio delle Province di Umbria e Sabina; con questo nuovo regolamento l’amministrazione degli ospedali riuniti veniva affidata ad una congregazione economica con ufficio centrale presso l’Ospedale della Misericordia (35). Dopo l’Unità l’ospedale continuò ad incrementare la propria attività assistenziale – date anche le crescenti necessità e conoscenze scientifiche – tanto che all’inizio del sec. XX si renderà indispensabile il cambiamento di sede, ciò che avvenne con l’istituzione del nuovo ospedale in S. Maria di Monteluce (36).


4) La “fabbrica”

Nel 1384, quando fu redatto il primo catasto dell’Ospedale della Misericordia, e nel 1406, quando fu compilato quello nuovo, il primo bene registrato, ma non stimato, è “una domus posita in porta Sancti Petri et parochia Sancti Donati, fines cuius ab uno via, ab alio via, ab alio res ecclesie Sancti Donati mediante intercasellis, ab alio murus civitatis Perusii, ab alio res hospitalis Misericordie” (37). L’ospedale dunque sembra inizialmente configurarsi come una domus, cioè una casa adibita ad usi particolari. Un inventario del 1406 consente di sapere come questa domus era già strutturata in modo articolato, costituita almeno dai seguenti locali: chiesa, ospedale degli uomini, camera “hospitelariorum”, cucina degli infermi, stalla, “terratum eiusdem loci ubi iacet famulus”, panetteria, ospedale delle donne, andito “in capite schalarum”, 7 camere di cui in una sono conservate le scritture ed una è del priore chierico; “sala magna”, “cella cellarii”, cucina per il personale, “salecta ante cameram prioris clerici”, magazzino, due terrati (soffitte) e due granai (38). Si può “immaginare” che questa organizzazione dello spazio sia stata un punto d’arrivo d’una vita istituzionale già secolare. Un punto d’arrivo destinato ad avere ulteriori sviluppi nel corso di quel secolo XV che segna un momento di grande attività edilizia. Così da un inventario del 1445 la struttura della domus-hospitale appare descritta in modo più complesso di quella del 1406: ospedale grande degli uomini, camera del cappellano, camere segnate B,C,D,E; infermeria degli uomini, cucina dell’infermeria; si menziona un hospitale vetus presso la detta cucina; spezieria, chiesa, stalla, camera del priore chierico, udienza davanti alla detta camera, terrato (soffitta) sopra la camera del priore, camera del notaio, “sala magna”, camera tra la sala grande e la sala nuova, cucina superiore, sala vicino alla detta cucina, camera del cellario, camera dell’oblato Andrea, “cella”; camera presso la scala del granaio ed altra camera attigua a questa; camere superiori segnate A,B,C,E,F; granaio, cellario, panetteria, infermeria delle donne, cucina dell’infermeria delle donne, camera presso la cucina, chiostro, dormitorio dei fanciulli; camera verso il chiostro ed altra camera contigua; stufa dei fanciulli; cucina dell’abitazione dei fanciulli; camera presso la cucina, terrato (39). Lavori sono sicuramente in corso negli anni 1433-1437, quando si registrano le spese da farsi “pro constructione et muralio infirmarie dominarum” (40). Negli anni 1445-1446 si registrano spese “pro constructione voltarum quas construi facere intendit, una videlicet super cellario dicti hospitalis et aliam subtus salam magnam, cameram prioris et audientie hospitalis” (41). Nel 1455 si parla di una infermeria nuova (nova) (42). Un inventario del 1475 offre un quadro sempre più “complicato” dell’organizzazione “spazio-strutturale” dell’ente assistenziale in oggetto: camera del priore, studio, “canova” (magazzino), cucina, “refectorio dove se mangia”, stufetta, camera del magazziniere, camera che fu di Angelo fattore, camera “del cocho”, altra camera, granaio, camera di ser Nicolò fattore, camera del cappellano; varie altre camere tra cui quella del fornaio; chiesa, cellaio, cellaiolo accanto al cellaio, infermeria di sotto, “medecaria”, infermeria di mezzo, infermeria di sopra, cameretta, stanza “da stillare”, cucina degli infermi, stanza davanti alla cucina, “casa de la citerna” (?), stalla di sotto, stalla dei muli, forno, cucina delle donne, camera presso la cucina, stanza da mangiare accanto alla cucina, infermeria delle donne ed un’altra infermeria delle donne, “cocina de sopre de le donne”, camera presso la cucina, sala della infermeria delle donne, dormitorio dei fanciulli, “calzolaria”, spezieria (43). Peccato che così accurate descrizioni non siano corredate da planimetrie, tuttavia esse sono sufficienti per dare l’idea d’una struttura organizzativa che cerca di risolversi al suo interno: infermerie, cucine, magazzini, stalle, “laboratori”, camere per i vari addetti ai lavori (cappellano, cuoco, fornaio, fattore ecc.). Gli elementi documentari raccolti suggeriscono l’immagine di una fabbrica “continua”, ciò che trova conferma anche in notizie d’interventi di natura pittorico-figurativa (44). La condizione di “cantiere aperto” dell’ospedale si protrae nel corso del sec. XVI. Nel 1509 il priore dell’ospedale fa richiesta a priori della città di 1000 fiorini “cum ipse prior intendat et velit edificare loca apta pro infirmis contigue infirmarie seu loco ubi manent mulieres in dicto hospitali cum domus et habitatoris (!) dicti hospitalis maxime ubi manent infirmi sint … anguste et inhabiles …”; i priori concedono la somma (45). Come si può notare, nonostante il lavorìo del secolo precedente, a questa data già si presenta una situazione che richiede nuovi interventi. Nel 1511 si “cresce” la chiesa (46) e sempre nel corso di questo secolo dovette essere edificato il Conservatorio delle Alunne – dove le fanciulle abbandonate rimanevano fino ad una certa età o vi restavano se non trovavano marito – e il Seminario dei Putti (1589-’91) per dare un’educazione ai giovani (47). Dalla documentazione e dalla bibliografia compulsate non so di “grandi” interventi nel corso del sec. XVII, anche se probabilmente la situazione edilizia non restò immobile dal momento che il Crispolti scrive “La chiesa di questo luogo fu non molti anni sono ristaurata, e à bella forma ridotta…” (48). Il sec. XVIII presenta un periodo di grande attività edilizia negli anni 1740-1746 (49). Si sta procedendo ai lavori di “reattamento” dell’ospedale “d’ordine di monsignor Martino Innico Caracciolo commissario apostolico” in occasione della sua visita nel luglio 1739; la fabbrica dell’ospedale infatti si trovava “in pessimo e pericoloso stato”. Da una registrazione di spesa veniamo a sapere: “Spesa della pianta fatta dal Signor Paolo Posi achitetto romano, che a tale effetto condusse in Perugia detto monsignor Caracciolo, che poi fu messa in opera coll’assistenza del Signor Pietro Carattoli architetto di Perugia, con direttione del dotto intendimento del Signor Abbate Alessandro Baglioni, e soprintendente de’ muratori fu mastro Bernardino Lorenzini, e detta ristaurazione fu principiata il dì 19 agosto 1740.” (50). Dovette trattarsi senz’altro d’importanti lavori di restauro, purtroppo, non avendo ritrovato la pianta del Posi, non si possono conoscerne i particolari, certamente i lavori interessarono, ad esempio, la chiesa. Tra gli anni 1761-1765 furono fatti lavori per migliorare il Conservatorio delle Alunne (dormitori) (51). Nel 1777 ed oltre si cercò di migliorare le infermerie (52). Tra il 1791 ed il 1793 si parla di “nuova fabbrica dell’infermeria” (delle donne?) (53). Non molti anni dopo l’Unità il Bonazzi, in merito all’ospedale in oggetto, ebbe a scrivere: “Molte furono le variazioni e le annessioni fatte coll’andare de’ secoli al primitivo edifizio che pochissime serba tracce dell’origine sua. Infelice per ubicazione dal lato d’occidente, trovasi esposto ad aria aperta e purissima sopra un colle inaccesso dal lato orientale e questa posizione, vantaggiosa ai molti e gravi servigi dello stabilimento, fu forse la cagione che … si conservasse sempre al medesimo luogo …” (54). Il sec. XIX è per l’ospedale un periodo di crescente attività. Alcuni esempi: nel 1802 è restaurato il teatro anatomico (che evidentemente preesisteva); nel 1834 si progetta di ridurre una parte del Conservatorio delle Alunne ad uso delle balie e dei proietti (55). Nella prima metà del secolo il Siepi, dopo aver accuratamente descritto la chiesa, dà un’ampia e concreta descrizione dell’ospedale: “Infermerie. Ascesi pochi gradini si trova la cucina e suoi annessi, un camerone che conduce agli officj, e due grandi guardarobe. Proseguendo ad ascendere la scala si trova la infermeria degli Uomini composta di tre sale. La I situata sopra al salone e guardarobe pocanzi accennati, contiene 28 letti. Ha nella estremità due gran finestroni. A destra di quello che guarda il levante evvi un’altare ove si celebra ogni mattina, ed ha un quadro con Maria venerata sotto il titolo della Misericordia. La II infermeria contiene 12 letti, ed è posta sopra la cucina: la III parimenti 12 letti, ed è al di sopra della sagrestia della chiesa. Nello stesso piano delle tre infermerie è la camera pel Direttore. Ascese altre scale trovansi gli appartamenti del Priore Clerico, dei due cappellani e del predicatore quadragesimale, indi la infermeria delle donne composta di due sale. La I contiene 30 letti ed è situata sopra la ch. e il coro. Ha nella estremità due finestroni. A sinistra di quello che riguarda il levante è posto l’alt. con un quadro di Maria ss. ed a sinistra dell’opposto è un’antica immagine del Crocefisso in rilievo. La II sala contiene 12 letti ed è situata sopra la III sala degli Uomini. Contigue vi sono le camere per le donne inservienti alla infermeria. L’ingresso esterno degli Uffizj è nella strada che conduce a s. Ercolano. A pian terreno si trova la Computisteria e l’Archivio; al primo piano la Segreteria, le camere di udienza pel Sopraintendente generale, la Depositeria, la Udienza del Priore clerico ed un guardarobe. A questo medesimo piano sono le camere del medico e chirurgo astanti che hanno l’ingresso per le infermerie: al secondo piano alcune camere per le guardie e alcuni magazzini: al terzo la medicheria ed altre abitazioni per le guardie. A destra della porta della Ch. è quella dei Conservatori delle projette e del Gabinetto anatomico. Un corridojo comune conduce agli uni e all’altro. Al piano di qu. corridojo sono ad un lato il parlatorio e una Cappellina coll’altare e su d’esso un quadro rappresentante il Battesimo di G. C.: al lato opposto il forno e suoi annessi. Ascesa una branca di scale si trova il Conservatorio di Regola Nuova. Ha un dormitorio con 18 letti. Era l’antica chiesa, e vi si scorge ancora su di un muro coperto da fondello un’afresco rappresentante il Presepio. Contiguo evvi altra sala coi telari che serve di scuola, e le di cui lunette sotto la volta sono dipinte a fresco da buon pennello. Alcune delle camere del secondo piano servono alle projette di questo conservatorio e specialmente per le malate e convalescenti. Altre camere di questo piano e quelle del terzo appartengono alle Projette di Regola Vecchia. Le une e le altre projette hanno separati refettorj e cucine. Dicontro al sud. corridojo d’ingresso è pure la scala per cui si scende al Teatro dell’Accademia Anatomica. Fu restaurato nel 1802. La sua figura è semicircolare ed à in mezzo al suo volto la simbolica immagine della Notomia dipinta da Andrea Appiani. Una tavola di marmo serve alle anatomiche dimostrazioni, e 4 ordini di sedili allo intorno apprestano agio ad assistervi. Un Gabinetto dove si conservano varie preparazioni, due camere incisorie colle respettive tavole di marmo, una camera mortuaria, una pel Segretario, ed altre per la Biblioteca e l’Archivio sono annesse al Teatro. Da questo non lungi è pure un vasto Cimitero, e sotto esso due grandi sepolcri, al quale si scende per separato ingresso corrispondente al difuori alla sinistra del portone che apre l’adito alla sagrestia e alle infermerie.” (S. Siepi, Descrizione topologico-istorica della città di Perugia, Perugia 1822, pp. 460-463).
Negli ultimi decenni del secolo le aumentate necessità rendono indispensabili continui interventi di sistemazione e ristrutturazione edilizie. Nei primi anni ’80, ad esempio, dovette essere ampliato l’ospizio di maternità (56); nel 1885 fu sistemata la zona di Monterone (Pincio) (57); nel 1889 si ha un progetto di “alzamento” di un tratto di fabbricato contiguo alle nuove infermerie chirurgiche dal lato della Piaggia di S. Ercolano (58). Lavori di riordinamento dei locali dell’ospedale vengono stabiliti nel 1892 (59). Il progetto prevedeva la trasformazione della chiesa in atrio; nei sotterranei, in luogo delle sale anatomiche universitarie, la camera mortuaria e necroscopica e gli apparecchi di disinfezione; al piano terreno, oltre l’atrio, i bagni, sale per la visita agli infermi ecc.; al primo piano la sezione medica ed al secondo quella chirurgica. Nel 1895 si ha la perizia per la riduzione delle sale anatomiche universitarie in sale di osservazione, mortuaria e di necroscopia (60); nel 1899 si ha quella per l’ampliamento e riordinamento della sezione tubercolosi (61); nel 1905 viene progettato l’adattamento dell’intero piano sotto tetto, posto superiormente alle due grandi infermerie chirurgiche, per l’isolamento delle malattie settiche (62) ed ancora altri progetti di sistemazione si hanno agli inizi del sec. XX (63). In Perugia antica e Perugia moderna, edita nel 1907, il Gigliarelli scrive: “Per ampie e belle scalinate si sale a sinistra alle corsie delle donne; a destra degli uomini; di qua si entra ai bagni; e, in fondo, alla camera delle visite per l’ammissione e per le medicature; a quella de la direzione e del sorvegliante; a la vasta cucina … e su in alto a la farmacia e alle attigue stanze del Brefotrofio … ma già non è più un Ospedale degno di Perugia, che fu tra le prime a costruirlo e ad apportarvi sempre le reclamate migliorie.” (p. 799) In effetti, quando il Gigliarelli scrive questa frase, la storia dell’ospedale sta per voltare pagina, dal momento che si comincia a pensare ad una nuova sede.


NOTE

(1) ASP (= Archivio di Stato di Perugia), Statuti, 1, c.4r; cfr. E. Valeri, La fraternita dell’ospedale di S. Maria della Misericordia in Perugia nei secoli XIII-XVII, Perugia 1972, p. 16.
(2) ASP, Statuti, 1, c. 58v; cfr. E. Valeri, La fraternita dell’Ospedale cit., pp. 16-17.
(3) E. Valeri, La fraternita dell’Ospedale cit., p. 37.
(4) R. Gueze, Le origini dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia in Perugia, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, 60 (1963), p. 84.
(5) Il doc. è stato più volte citato ed edito; se ne veda la più recente edizione in E.Valeri, La fraternita dell’Ospedale cit., pp. 37-43.
(6) Ibid., p. 38.
(7) Ibid., p. 40.
(8) Ibid., pp. 43-49.
(9) Ibid., pp. 19-20.
(10) Ibid., p. 21.
(11) Per l’edizione integrale dello Statuto del 1389 cfr. Ibid., pp. 49-61.
(12) Ibid., pp. 68-73.
(13) M. Angelini Del Favero, Assistenza e potere: l’esempio dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia. Perugia XV secolo, in Annali della Facoltà di Scienze Politiche. Materiali di storia, 4 (1979-80), pp. 217-274.
(14) P. Pellini, Dell’historia di Perugia, II, Venezia 1664, p. 169.
(15) Ibid., p. 531
(16) Ibid., III, Perugia 1970, p. 88.
(17) ASP, Ospedale della Misericordia, Miscellanea, 4, cc. 67rv ss.
(18) Ibid., cc. 62rv ss. Nel 1540, per delibera del consiglio dei priori, il castello di Collestrada passa alla giurisdizione dell’Ospedale (cfr. E. Valeri, La fraternita dell’Ospedale cit., p.32).
(19) I lavori fatti eseguire al Sopramuro dovettero andare dal 1454 a oltre il 1470; vi lavorarono maestri lombardi (Gasperino di Antonio e Luchino di Pietro) ed anche maestri locali (Bartolomeo da Torgiano). (ASP, Ospedale della Misericordia, Fabbriche diverse, 3). All’anno 1466 il Pellini scrive: “Diede anco questo magistrato [i priori di fine anno 1466] mile ducento fiorini d’oro alla pia casa della Misericordia, affinché ella potesse condurre a fine la fabrica, che havea già con molta magnificenza cominciata nella piazza minore volta a Levante sopra il campo già detto della battaglia, ove con non picciola utilità della casa vi venivano molte botteghe, e altre stanze, atte a molte cose, delle quali poi se ne sono serviti e servono; e lo studio e li Monti della Pietà insino a’ tempi nostri.” (P. Pellini, Dell’historia cit., I, p. 690). Sulle botteghe e scuole al Sopramuro cfr. A. Rossi, La piazza del Sopramuro in Perugia, Perugia 1883, pp. 27-38).
(20) La vecchia chiesa fu poi concessa, nel 1597, alla confraternita di S. Giuseppe dei Falegnami (cfr. A. Pantoni, Chiese perugine dipendenti da monasteri, in Benedictina, 11 1957), p. 188).
(21) C. Crispolti, Perugia augusta, Perugia 1648, p. 180.
(22) Cfr. L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia e S. Niccolò degli Incurabili in Perugia, Perugia 1968, p. 15.
(23) Ibid., p. 16.
(24) Ibid.; cfr. anche O. Marinelli, Le confraternite di Perugia dalle origini al sec. XIX, Perugia 1965, p. 687; L. Cajani, Decentramento e riforma dell’assistenza agli esposti in alcune province dello stato ecclesiastico nel ’700, in Orientamenti di una regione attraverso i secoli: scambi, rapporti, influssi storici nella struttura dell’Umbria. Atti del X Convegno di Studi Umbri, Perugia 1978, pp. 270-271.
(25) L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., pp. 18-19.
(26) O. Marinelli, Le confraternite di Perugia cit., p. 715.
(27) L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., p. 20.
(28) ASP, Ospedale della Misericordia, Miscellanea, 4, c.111v.
(29) ASP, Cause disposte per alfabeto, 55/19. Cfr. R. Gigliarelli, Perugia antica e Perugia moderna, Perugia 1907, p. 795.
(30) O. Marinelli, Le confraternite di Perugia cit., p. 698; L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., p. 23.
(31) O. Marinelli, Le confraternite di Perugia cit., pp. 734-736.
(32) L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., pp. 22-23.
(33) G. Agostini, Il manicomio di “S. Margherita” in Perugia nella storia della psichiatria dell’800, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, 43 (1946), p. 27.
(34) O. Marinelli, Le confraternite di Perugia cit., pp. 730-731; L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., pp. 24-25.
(35) O. Marinelli, Le confraternite di Perugia cit., p. 731; L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., pp. 25-26.
(36) La delibera con cui si stabilisce la costruzione del nuovo ospedale è del 1909 cfr. L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., pp. 29-30.
(37) ASP, Catasti, I, 36, cc. 2r, 13v.
(38) ASP, Ospedale della Misericordia, Contratti vari, 54, cc. 168v-173r, 208v-213v.
(39) ASP, Ospedale della Misericordia, Inventari, 1.
(40) Ibid., Fabbriche diverse, 1.
(41) Ibid., Fabbriche diverse, 8.
(42) Ibid., Inventari, 2, c. 43 ss.
(43) Ibid., Inventari, 3, cc. 43r-48v.
(44) Negli anni 1428-1430 Bartolomeo di Donato dipinse nella chiesa dell’Ospedale (U. Gnoli, Pittori e miniatori dell’Umbria, rist. Foligno 1980, p. 52); nel 1434 Pellegrino di Giovanni di Antonio dipinge una figura sopra la porta dell’infermeria degli uomini (Ibid., p. 237); nel 1479 Giovanni di Tommaso Crivelli da Milano dipinge la bussola nella sala dell’Ospedale (Ibid., p. 169); nello stesso anno Angelo di Baldassarre Mattioli aveva dipinto per l’Ospedale le Opere della Misericordia (Ibid., pp. 28-29).
(45) ASP, Consigli e riformanze, 127, c. 7r.
(46) P. Pellini, Dell’historia cit., III, p. 260.
(47) L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., pp. 14-15.
(48) C. Crispolti, Perugia augusta cit., p. 180.
(49) ASP, Ospedale della Misericordia, Fabbriche diverse, 5 e 6.
(50) Ibid., 5, c. 87.
(51) L. Stroppiana, Storia dell’Ospedale cit., p. 19.
(52) Ibid., p. 20.
(53) ASP, Ospedale della Misericordia, Fabbriche diverse, 2.
(54) L. Bonazzi, Storia di Perugia, I, Città di Castello 1959, p. 480.
(55) ASP, Ospedale della Misericordia, Fabbriche diverse, 10.
(56) O. Marinelli, Le confraternite di Perugia cit., p. 733.
(57) ASP, Ospedale della Misericordia, Fabbriche diverse, 16.
(58) Ibid.
(59) Ibid., 17.
(60) Ibid.
(61) Ibid.
(62) Ibid., 18.
(63) Ibid.

* Questo mio testo è “antico”: risale ai primi anni 80 del secolo scorso e pertanto non fruisce della letteratura storiografica e delle edizioni di fonti fiorite in seguito.

Anno IV n.1/2, gennaio/aprile 2006


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