I CONVEGNI DI STUDI STORICI
Da Perugia alla Chiesa universale
Itinerario poastorale di Giacchino Pecci
CONVEGNO DI STUDI STORICI, 10-11
OTTOBRE 2003
Si è svolto a Perugia dal 10 all'11 ottobre 2003
presso la sala del Dottorato alle Logge della Cattedrale
di San Lorenzo il convegno di studi storici "Da Perugia
alla Chiesa universale: itinerario pastorale di Gioacchino
Pecci". "Un evento che, come è già avvenuto con il
convegno internazionale sulla filosofia cristiana, segna
una tappa importante nella riscoperta della figura di Leone
XIII, ha affermato lo storico Pietro Borzomati nel presiedere
la sessione di apertura dei lavori. "II suo magistero ha
proseguito Borzomati è ancora oggi di grande importanza,
in un'epoca per certi versi molto simile a quella in cui
visse il papa della Rerum novarum". "Gli anni dell'episcopato
di Gioacchino Pecci a Perugia ha tenuto a sottolineare l'arcivescovo
mons. Giuseppe Chiaretti furono per lui il laboratorio del
pontificato: approfondire gli aspetti anche minori di quella
stagione è indispensabile per capire le scelte del futuro
Leone XIII, specie riguardo ai rapporti internazionali e
a quelli tra Chiesa e società moderna". Dalle numerose relazioni
degli storici intervenuti al convegno, è emerso il rinnovato
interesse per la figura di Leone XIII non solo riguardo
all'aspetto sociale del suo pontificato, ma anche e soprattutto
riguardo al suo ruolo nella difficile situazione del crollo
del potere temporale della Chiesa. Si deve a questo papa
infatti la trasformazione della diplomazia pontificia nella
"diplomazia morale della Chiesa universale", per la prima
volta proiettata in una dimensione internazionale. Dal convegno
inoltre è emersa a sorpresa l'inaspettata rivalutazione
di Leone XIII da parte dei radicali italiani, storicamente
anticlericali. Il prof. Gian Biagio Furiozzi è riuscito
a "smentire" quanto fino ad oggi si riteneva, cioè il giudizio
negativo dei radicali nei confronti di Leone XIII. "Eccetto
pochi casi ha detto Furiozzi la gran parte dei radicali
ha rivisto negli anni il suo giudizio su papa Pecci, rivalutandolo
di molto. Ad esempio Rodolfo Calamandrei, padre del famoso
Piero, arrivò a definire Leone XIII `un vero radicale' per
la sua Rerum Novarum. Un altro noto radicale, Guglielmo
Ferrero, inizialmente critico verso Leone XIII, nel 1920
lo rivalutò insieme ad un altro papa, Benedetto XV, perché
i due pontefici, oltre a prendere le distanze dalla classe
politica europea che era a favore degli armamenti e portò
l'Europa alla prima guerra mondiale, con il loro magistero
indicarono alla Chiesa cattolica la via della riconciliazione
con le istituzioni rappresentative dello Stato italiano".
Al riguardo, Mario Tosti, presidente dell'Istituto di Storia
per l'Umbria contemporanea, ha affermati che "la grande
rivalutazione da parte dei radicali della figura di papa
Pecci è stata possibile in seguito al passaggio generazionale,
che ha favorito l'attenuarsi della polemica risorgimentale
tra cattolici e anticlericali". Tosti, nel tracciare le
conclusioni del convegno, ha affermato che "dalla nostra
due giorni di studi, il pontificato di Leone XIII emerge
in tutta la sua portata innovativa, soprattutto sul piano
delle relazioni internazionali. La grandezza di Leone XIII
ha affermato ancora Tosti sta nell'aver intuito che, venendo
meno il potere temporale della Chiesa, essa poteva disporre
di più libertà e di più autorità per proporsi come arbitro
e referente di primo piano nelle questioni internazionali".
La Chiesa di Perugia
nel primo millennio
CONVEGNO DI STUDI STORICI, 1-3
APRILE 2004
Convegno promosso dall’Archidiocesi di Perugia-Città della
Pieve e da due autorevoli istituzioni culturali, la Deputazione
di Storia Patria per l’Umbria e la Fondazione Centro italiano
di Studi sull’Alto Medioevo, ai quali si deve il contributo
degli oltre venti autorevoli studiosi della materia che
si sono avvicendati nelle tre giornate di lavori. Un evento
definito importantissimo nell’ambito degli studi storici,
perché per la prima volta tanti tasselli di storia del primo
millennio della cristianità in Umbria vengono ricomposti
in modo da poter contribuire, insieme a nuove scoperte archeologiche,
ad una lettura scientifica più accurata e documentata del
primo millennio di storia della Chiesa perugina. l convegno
si è tenuto presso la sala del Dottorato delle Logge della
cattedrale di San Lorenzo, complesso architettonico oggetto
in questi ultimi anni di importanti scavi archeologici tuttora
in corso nell’area sottostante la sacrestia e il chiostro
superiore, fondamentali per una ricostruzione storica delle
origini della comunità cristiana locale. «La riscoperta
e la comprensione delle nostre radici sono strumenti essenziali
per acquisire la consapevolezza della nostra stessa identità
– ha affermato l’Arcivescovo mons Chiaretti -, un’esigenza
indispensabile in un’epoca storica in cui prevalgono tendenze
centripete verso una omologazione globale». Il convegno,
avviato con una riflessione di mons. Cosimo Damiano Fonseca,
accademico dei Lincei, sull’opera di Francesco Lanzoni,
autore nel 1923 del primo studio di storia delle istituzioni
ecclesiastiche italiane, si è snodato in tre sessioni incentrate
rispettivamente sulle fonti scritte (documenti letterari
e giuridici riguardanti la diocesi di Perugia), sulle fonti
archeologiche (epigrafi, sculture, complessi episcopali,
compresi gli importanti recenti rinvenimenti sotto la cattedrale
perugina) e infine sui dati storici relativi al territorio
della diocesi, all’attività dei vescovi e alle loro competenze
non solo pastorali ma anche civili. Nonostante la scarsezza
di documenti, il merito del convegno è stato quello di mettere
sul tappeto tutte le informazioni disponibili e di trarne
il maggior numero possibile di conoscenze. Qualche esempio:
tra i primi vescovi acquista risalto Ercolano, mentre Costanzo
non esce dall’ombra; molto significativa è l’incidenza del
periodo bizantino di Perugia (552-774); a questa fase risale
l’assetto particolare del territorio perugino e l’organizzazione
per pievi della cura d’anime. Ma non sono mancate novità
importanti. La prima è l’individuazione di fonti attendibili
che indicherebbero nella via Amerina un fulcro importante
della cristianizzazione in Umbria e dunque un punto di contatto
con la Tuscia e l’alto Lazio; ciò costituisce una novità
rispetto alla tradizione degli studi storici incentrati
sulla via Flaminia e conseguentemente sul diretto rapporto
tra la cristianità umbra e la Chiesa di Roma. La seconda
è l’attenzione rivolta alla ricostruzione meticolosa dell’evoluzione
geografica della diocesi di Perugia, con particolare attenzione
alla mutazione dei confini con la contigua diocesi di Arna
(oggi Civitella d’Arna). La terza riguarda invece gli studi
inediti su un codice fino ad oggi sconosciuto, conservato
attualmente a Toledo, in cui sarebbe ricostruita in modo
molto dettagliato la storia di Perugia dalla fine del primo
millennio sino al XIV secolo. «Non di vere e proprie conclusioni
si può parlare – ha affermato l’arcivescovo mons. Giuseppe
Chiaretti –, ma di nuove ed importanti piste di studio e
di preziosi incentivi a nuove ricerche archeologiche per
far luce sulle nostre origini e dare ulteriore spessore
alla nostra identità».
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copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004