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Il manifesto
della rivista


“La Nottola di Minerva”. Il titolo evoca subito, come ognuno certamente sa la celeberrima figura della filosofia che ne dette lo Hegel nei suoi Lineamenti. Nella notte fino al fare del giorno si leva questo uccello nell’attesa del primo bagliore mattutino. Hegel prese questa figura dalla tradizione antica; era infatti la civetta l’animale sacro di Atena, dea della sapienza; e se la sapienza è attesa di comprensione, è tensione profonda verso ciò che dà senso e sostanzia ogni nostra speranza, allora si comprende che oggi è il tempo dell’attesa; oggi è il tempo della ricerca; oggi è il tempo delle speranze. L’uccello caro a Minerva, questa sublime immagine del pensare inteso come indefessa ricerca del vero, diventa anche il simbolo del nostro stare in questa epoca di fine e di inizio. La fine delle ideologie, la fine delle atrocità secolari ma anche l’inizio di una nuova era e di una nuova età di sogni e di costruzioni.

Ma già l’oggi è segnato da tenebre, forse non diversamente da tutti gli oggi! Le tenebre della guerra e della violenza, le tenebre di una materializzazione di tutte le attività dell’uomo. Nubi che si addensano e che vogliono mortificare quel supremo atto, quel supremo risveglio che è lo spirito. Vero che al finire del XX secolo ed inizio del XXI non sembra assolutamente che qualcosa sia cambiato nel cuore del piccolo signore dell’universo come diceva Mefistofele a Dio nel Faust di Goethe. Ma appunto il pensiero che nulla sia cambiato è pensiero diabolico. Certamente noi sappiamo che c’è la notte, non ci nascondiamo dietro un facile isolazionismo e un fiducioso ed ebete ottimismo. Noi siamo realisti, sappiamo che la notte la si può chiamare perché ogni notte ha un’alba che richiede un giorno.

Ogni tenebra ha la luce che la dissipa. E noi come l’uccello di Minerva sappiamo che la luce che ha scacciato le tenebre già si è data e si darà giorno dopo giorno fino al girono che non conoscerà sera. La promessa profetizzata da Isaia che “al posto delle ortiche cresceranno i mirti” è una promessa verace di un Dio fedele. Il segno di questa realtà è già dato in quel sole che per noi è spuntato dal sepolcro di Gerusalemme. Quel sole alimenta le nostre piccole o grandi “faville” che compongo il gran fuoco di una Chiesa che è comunità e con la forza della comunione di cui è impastata (con i pregi e i vizi che la richiamano) vuole rischiarare le tenebre. Non è un caso che allora la Nottola sia anche l’immagine da sempre del monachesimo, di quella fortezza spirituale che è la rivendicazione di una vicinanza dell’uomo a Dio nella fede della prossimità di Dio all’uomo. Questa rivista è allora la rivista della nottola.

Alla ricerca di segni e di faville, aperta al contributo di tutti quelli che vedono cosa c’è nell’oggi di brutto ma che scorgono anche la eterna sconfitta di questa bruttezza nella bellezza che da sempre promessa oggi è realtà. Una rivista per reagire, per pensare; una rivista per indagare l’oggi; una piazza pubblica, un luogo aperto. Apparentemente senza altra pretesa che quella di essere volo spiccato, e come tutti i voli si innalza, volteggia, scompare, non si ferma e, come accade nel caso della civetta, spesso è un volo annunciato da un grido e magari percepibile solo dal fruscio delle ali. Questa rivista è a tratti un grido, molto spesso un fruscio, altrettanto sovente una testimonianza di ciò che si è fatto, si è detto, si è pensato e si è condiviso. Non rendono queste pagine i momenti molto belli ed affascinanti di recupero di ragioni e di reciproci stimoli che sono discesi da molti momenti insieme, fraterni e pubblici.

Ma tant’è. Questa è la sua natura: essere un fruscio, un segno, una piccola cicatrice. La rivista è una rivista “on-line”, come si suole dire con espressione di conio recentissimo. Il suo carattere mediatico non la rende polverosa massa di carta in una libreria ma la rende fruibile subito a chi voglia. Lascia il gusto delle lettura e lascia la traccia indelebile della riflessione, del dibattito, della interazione dialogica se si vuole. Non potevamo così che affidarci a questa eterea forma che ci è subito sembrata adatta per suscitare la personale riflessione piuttosto che la semplice conservazione di uno stimolo e di uno scritto. Non si cerchi altro che questo nel volo della Nottola.



© copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia 2004