EUROPA CRISTIANA
UN VIAGGIO DI ISTRUZIONE
“BENEDETTO”
di
PAOLA DUCATO
Dalla parrocchia… al monastero. Non si tratta solo di uno spostamento nello spazio o nel tempo, ma di un cambiamento di mentalità. È invalsa infatti, da qualche decennio, la prassi di ridurre il messaggio cristiano all’ambito del privato, dell’individuale e del culto, decurtandolo così delle esigenze sociali ed educative. Quest’atteggiamento ha dato origine a una tipologia di cristiano prevalentemente caratterizzato da acriticità e passività nel suo inserimento nella vita sociale. La netta separazione tra la fede professata rispetto alla sua valenza socio-politica fa sì che un inserimento incondizionato nella vita sociale non consenta di rilevarne le contraddizioni e gli elementi inconciliabili col cristianesimo, come se la fede non c’entrasse con la società. Tale assottigliamento individuale ed inter-individuale della fede a uso “privato” è sicuramente uno degli aspetti che ha caratterizzato la scuola degli anni ’60. In questo modo, i docenti cattolici hanno in un certo senso rinunciato al proprio ruolo educativo, abdicando di fronte alla militanza ideologica di altri gruppi ben diversamente orientati.
Per contro, l’ultimo decennio ha fatto emergere smarrimento ideologico, indifferentismo, perdita di riferimenti valoriali, il tutto particolarmente evidente negli studenti della scuola secondaria. Ora, in questo particolare momento della scuola italiana, i docenti cattolici possono raccogliere la nuova sfida evolutiva, non censurando più la propria fede come molti hanno fatto per un malinteso rispetto della laicità della scuola.
Più che di laicità, insomma, si è trattato di laicismo: molto opportunamente papa Benedetto XVI è di recente intervenuto, parlando di una fede che è significativa solo quando riesce ad essere contagiosa. Su questo, d’altronde, lo stesso Concilio Vaticano II aveva messo in guardia: “Non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente negli affari della terra (impegni sociali, politici, culturali) come se fossero del tutto estranei alla vita religiosa, che consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto ed in alcuni doveri morali” (GS 43; 56). Se la fede è il nucleo totalizzante della nostra esistenza, non può che irradiare di senso e di finalità i nostri obiettivi educativi e didattici. Per questa ragione nessuna disciplina scolastica può essere considerata estranea a questo progetto educativo, anche se l’ambito umanistico potrebbe risultare favorito nella programmazione di contenuti e di letture specifiche.
Nell’attività scolastica vi sono tuttavia anche altri spazi educativi, curriculari ed extracurricolari, quali lo sport, i progetti da svolgere in attività pomeridiana, i viaggi di istruzione. Questi ultimi sembrano ridursi sempre di più a pacchetti turistici da negoziare con studenti e famiglie. Nell’anno scolastico 2005-06, però, alcune classi terze del Liceo scientifico Galilei di Perugia sono state coordinate da un progetto “Alle radici dell’Europa cristiana”, nato per iniziativa della docente di religione, prof.ssa Bonvecchi, coniugato interdisciplinarmente e sintetizzato dal relativo viaggio di istruzione. Queste le tappe:
- Terracina (tempio di Giove Anxur)
- Abbazia benedettina di Subiaco
- Abbazia benedettina di Casamari
- Cattedrale di Anagni e Palazzo dei Papi
In questo viaggio sono state collegate le bellezze naturali dei luoghi con le suggestioni artistiche, i riferimenti storici ed il loro significato spirituale. La prima meta è stata Terracina con la visita al tempio di Giove Axur, collocato in posizione particolarmente suggestiva, direttamente a picco sul mare. Benché testimonianza della cultura pagana, il tempio mette in risalto la strutturalità e l’universalità del senso religioso dell’uomo. Da qui il viaggio prosegue per Subiaco, sede per eccellenza del misticismo benedettino, testimoniato dal Sacro Speco e dall’Abbazia successivamente costruita. I luoghi di Benedetto colpiscono per come la storia del Santo li abbia così profondamente permeati. La profondità e l’angustia del Sacro Speco trascina gli occhi e la mente verso la solitudine nel rapimento mistico del Santo nella sua fase anacoretica, mentre gli ambienti contigui e sovrastanti sono testimonianza della svolta cenobitica.
I luoghi sono stati visitati sotto la guida di un monaco, la cui spiegazione storico-artistica dell’Abbazia ha efficacemente ricordato immagini, episodi e testimonianze della vita di san Benedetto. Da Subiaco il viaggio è proseguito alla volta di Anagni, con la visita al Palazzo di papa Bonifacio VIII e alla cattedrale con la sua bellissima cripta, vera e propria summa dei saperi filosofici e scientifici dell’epoca, definita per questa ragione la “Cappella Sistina del Medioevo”. Anche l’itinerario nella celeberrima cittadina dei Papi è stato rischiarato dalla presenza delle guide (“Ciò che non si capisce, non si può neppure vederlo”, diceva Hegel): la spiegazione è stata infatti utilissima non solo per illustrare le strutture architettoniche e gli splendidi affreschi ma, soprattutto, per chiarire ulteriormente pagine di storia relative al contenzioso tra il sovrano francese Filippo IV e Bonifacio VIII. A questo proposito, la vulgata di certi manuali di storia tende a riproporre in modo quasi macchiettistico le mire universalistiche del pontefice rispetto al nascente potere nazionale dei sovrani.
Il viaggio si è concluso con un gioiello, l’Abbazia cistercense di Calamari, dell’XI secolo. Il viaggio si è rivelato un’ottima occasione per ripercorrere de visu tappe fondamentali della cultura medievale. Filo conduttore dell’itinerario è stata l’idea di un’unità europea che, intorno all’anno Mille, si è concretizzata grazie a grandi uomini come san Benedetto e l’azione del Papato, aventi il merito di aver fatto fiorire la tradizione cristiana nell’ambito della cultura.
Anno
IV n.3/4, maggio/agosto 2006
©
copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2006