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PIETISMO, AUFKLÄRUNG
E RIFORMISMO SOCIALE
Nell’ambito della trattazione scolastica, l’illuminismo
viene ridotto in alcune categorie, prevalentemente
celebrative del ruolo culturale o dell’alterità filosofica
del movimento rispetto a tutto ciò che lo ha preceduto. |
DIALOGHI CON LA SCUOLA
PIETISMO, AUFKLÄRUNG
E RIFORMISMO SOCIALE
di
PAOLA DUCATO
Nell’ambito della trattazione scolastica, l’illuminismo
viene ridotto in alcune categorie, prevalentemente
celebrative del ruolo culturale o dell’alterità filosofica
del movimento rispetto a tutto ciò che lo ha preceduto.
Accade soprattutto che le sintesi scolastiche non abbiano il
tempo necessario di differenziare debitamente gli
illuministi europei. Il caso dell’illuminismo tedesco è in
questo senso emblematico. Esso è infatti nato in un contesto
religioso culturale, socio-politico del tutto particolare.
La Germania era stata, infatti, centro e punto di
irradiazione del rinnovamento religioso luterano,
strettamente ancorato alle istituzioni politiche.
Peraltro, il patrimonio di idee religiose di Lutero avevano
un’impronta fortemente biblica ed anti-filosofica cui
invece, l’azione riformatrice di Melantone aveva invece
attribuito un’impronta sistematizzante , discostandosi così
dallo spirito anti-razionale ed anti-filosofico di Lutero,
Melantone prepara la sistemazione dogmatica, confluita nei
sistemi filosofici di Leibniz e di Wolff. Questo spiega come
nell’Aufklärung coesistano insieme ad altri temi il mai
venuto meno interesse per la metafisica o per la stessa
teologia ereditata dalla creativa mediazione di Leibniz.
Questo consente di comprendere come mai l’ Aufklärung fosse
un movimento dal gene ereditario del tutto peculiare nel
panorama settecentesco.
Mentre l’illuminismo inglese nasceva da una matrice
empirista, contrassegnata da Locke e da Newton, mentre
l’illuminismo francese nasceva sulle fondamenta
antimetafisiche delle “Lettres philosophiques” di Voltaire,
l’ Aufklärung poggiava su un ampio impianto
metafisico-teologico ispirata al leibnizismo benché basata
su una metodologia razionale di stampo illuministico. Di non
trascurabile importanza sono anche altri fattori che rendono
peculiare il movimento culturale tedesco.
Come l’Italia anche la Germania era priva di una identità
politica dopo la pace di Westfalia del 1648, era stata
frantumata in oltre 300 stati, dotati ognuno di autonomia
giuridica e territoriale.
Questa condizione politica contribuiva ulteriormente ad
ostacolare qualsiasi sviluppo economico ed imprenditoriale
non favorendo certo la formazione di un ceto borghese
moderno.
Nonostante tutto ciò, crebbero, nel corso del XVIII secolo,
città come Lipsia e Berlino che assorsero ad essere
importanti centri commerciali e produttivi.
Difficilmente, tuttavia, queste due città aspirarono ad
ottenere il ruolo di riferimento culturale di carattere
unificante per il paese rispetto a Francia e Inghilterra
quest’unità culturale mancò alla Germania, luogo delle
trecento patrie, dove persino l’azione di dispotismo
illuminato rappresentata esemplarmente da Federico II fu
ostacolata dall’opposizione della nobiltà feudale.
D’altronde la stessa politica culturale delle corti tedesche
era poco germanofila o germanofona, tutta tesa com’era a
ricalcare ed importare modelli letterari ed usi francesi.
Pertanto, in un paese privo di un centro culturale vero e
proprio anche la realizzazione di una letteratura nazionale
era ancora un sogno difficilmente realizzabile, benchè non
mancassero certo grandi espressioni settecentesche di
rilevanza artistico-letteraria (Bach, Hendel, Wieland,
Klopstock) il grande collante della cultura della Germania
settecentesca fu il protestantesimo. L’impronta etica e
religiosa di Lutero aveva avuto nella cultura tedesca i suoi
veri frutti. “Il protestantesimo è l’humus in cui affonda le
proprie radici l’età classica-romantica, sia che rilegga in
modo originale gli ideali etico-religiosi, sia che li
capovolga” scrive il germanista Ladislao Mittnek.
In modo più specifico, gli esponenti dell’ Aufklärung da
Wolff a Lessing a Kant sono figli di un fenomeno di grande
rilevanza che prende il nome di Pietismo. Questo movimento
religioso nasceva nella seconda metà del XVII secolo
diffondendosi rapidamente in tutta la Germania per l’impulso
di Phillipp Spener che fondava a Francoforte sul Meno i
“collegia pietatis”, piccole riunioni di fedeli in case
private aventi l’obiettivo di leggere le Sacre Scritture e
di approfondire le proprie esperienze interiori. Da queste
piccole assemblee di fedeli, aventi l’obiettivo di far
nascere all’interno della Chiesa Luterana ufficiale, dala
cosiddetta “chiesa di pietra”, nascono le nuove “chiese del
cuore”, “ecclesiae in ecclesia”. L’attivismo pietista
intendeva rinnovare una Chiesa considerata cristallizzata ed
intendeva reagire contro un’osservanza rigida e superficiale
della vita religiosa . Il padre teologico del pietismo può
essere considerato Johannes Arndt, cui si è direttamente
ispirato il teologo alsaziano Philipp Spener, vero e proprio
attivista del movimento. Il suo lavoro principale è stato
una lunga introduzione scritta per il saggio del suo maestro
Arndt, Quattro libri sul vero cristianesimo. Nella sua
prefazione Spener ipotizzava una riforma della Chiesa
luterana basata su sei pii desideri:
-
A causa dell’inadeguatezza dei sermoni, bisognava favorire
lo studio delle Sacre Scritture attraverso riunioni private;
-
Era necessario sviluppare un sacerdozio universale con
laici accanto ai pastori;
-
La conoscenza del Cristianesimo doveva essere accompagnata
dalle virtù cristiane della Carità e de Perdono;
-
L’attitudine verso i non credenti doveva basarsi non
sulla polemica virulenta, ma sul dialogo;
-
Andava sviluppato negli studenti di teologia non solo lo
zelo per lo studio , ma anche verso una vita devota;
-
La retorica nella predicazione doveva essere abbandonata
per favorire una vita cristiana pratica , piena di fede ma
anche severa.
Il suo discepolo diretto è il pedagogista August Franke,
animatore dell’Università di Halle, vero e proprio centro di
irradiazione del pietismo. Ma qual’era il significato del
motto “le chiese del cuore derivate dalla chiesa di pietra”?
Il pietismo voleva riallacciarsi direttamente a Lutero senza
la mediazione sistemica di Melantone, privilegiando così la
devozione individuale del cuore.
Questo spiega, da una parte, l’ostilità nei confronti della
gerarchia luterana e, dall’altra parte, la rilettura dei
testi della mistica trecentesca: Meister Eckart, Tommaso da
Kemps, il francescanesimo della beata Angela da Foligno. Tre
parole chiavi del movimento pietista ne sintetizzano le
caratteristiche: Stille (silenzio), Gelassenheit
(imperturbabilità), Geduld (pazienza). Il credente cercava
conforto nell’abbandono a Dio dove trovava serenità e
silenzio, imperturbabilità e pazienza nel sopportare le
sofferenze del mondo.
Potremo così sintetizzare il nucleo del pietismo:
FIDEISMO
SENTIMENTO RELIGIOSO
UMILIAZIONE DELLA VOLONTA’
$
REMISSIONE IN DIO
PERFEZIONAMENTO MORALE
CRISTIANESIMO PRATICO:
(impegno morale, rigorismo, laboriosità
attivismo comunitario, sociale e politico)
Tuttavia questo è indubbiamente piuttosto lontano
dall’illuminismo: il ritrarsi dal mondo e rifugiarsi nella
propria anima è all’opposto della prospettiva razionalista
illuministica di intervento diretto nel mondo. È tuttavia
innegabile che l’operosità pietista si renda visibile nella
costruzione di cenacoli per l’esegesi biblica, nella
costruzione di scuole, di case di riposo,di brefotrofi, che
rappresentano pur sempre la volontà di distinguersi ,
nell’obiettivo di trasformare e cristianizzare efficacemente
la società.
Per alcuni versi il pietismo ha concorso nel preparare una
mentalità illuminista cosa che è testimoniata dal fatto che
ancora le personalità più radicali e combattive dell’Aufklärung
hanno avuto un passato di impronta pietista. In effetti, il
pietismo luterano sintetizza aspetti apparentemente
contrastanti, da un lato orientamento spirituale
nell’interiorità accentuazione della Grazia divina carattere
misto dell’“incontro” con Cristo.
Dall’altro, impegno civile ed operosità nel mondo, un “fare”
strettamente legato all’“essenza”, del credente teso al
rinnovamento della società.
Come rendere conciliabile questi mondi apparentemente
inconciliabili?
Da un lato l’Eterno, dall’altro il mondo della Storia: dove
l’uno domina, l’altro si annulla.
L’anima umana sta al centro di questa dialettica, il
misticismo pietista recupera il neoplatonismo trecentesco ,
dal misticismo francescano di Angela da Foligno a Meister
Eckart, e a quello di Tommaso da Kemps. Come collegare
l’intenso misticismo al cristianesimo sociale, praticato
attivamente dai pietisti?
Come può rientrare l’abisso divino nella realtà mondana?
La realtà del divino sembra essere negata nel mondo, in
realtà la figura di Gesù è il modello e la via di
riconversione al divino tutti gli aspetti che sembrano
essere negati nel mondo, pace, sapienza, giustizia, sono in
realtà nascosti dal Cristo paziente che deve essere imitato
nell’umiltà, nell’abnegazione.
Ecco perché accanto alla componente mistica si trova il
cristianesimo pratico.
Poiché l’ideale cristiano si realizza nel guardare gli
aspetti concreti della vita associata: il lavoro, il potere,
il denaro, la giustizia, la solidarietà, l’onestà devono
essere misurati secondo un criterio molto rigoroso,
realistico e concreto.
Il pietismo luterano immetteva nell’ Aufklärung, da un lato,
le strutture fondamentali della persona, dall’altra, la
verità più profonda del cristianesimo che non poteva che
tradursi in un’azione morale di portata storica.
D’altronde il pietismo aveva delle connessioni, sia pure in
tutte le referenze del caso, con il puritanesimo e, in
particolare, con la chiesa metodista inglese, con il
calvinismo olandese del ‘600, con il giansenismo in Francia,
con il quietismo in Italia.
Come questi movimenti confessionali, il pietismo si poneva
in un confronto critico e dialettico nei confronti della
Chiesa luterana ufficiale, considerandola un “male
necessario” da subire, ma priva di ogni vera autorità in
materia di fede e di culto e con la quale si poneva tuttavia
in una relazione interconfessionale .
Proprio questo elemento contribuisce a rendere piuttosto
controverso il rapporto tra pietismo e coeva cultura
illuminista. In effetti le divergenze sono dovute proprio ad
un rapporto ambivalente.
Per certi aspetti la matrice filosofica-religiosa di
Pietismo ed Aufklärung ha come base il pensiero di Spinosa,
di Bayle e di Leibniz e contiene temi quali la
problematizzazione delle autorità confessionali,
l’accentuazione della soggettività , la riflessione
sull’importanza dell’istruzione, la formazione dei cittadini
alla luce di quanto detto. I nuclei tematici condivisi tra
Pietismo e Aufklärung possono essere sintetizzati nel modo
seguente:
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PIETISMO
Critica delle autorità confessionali
Realizzazione
dell’interconfessionalismo
Realizzazione sul piano etico
del fondamento religioso:
Cristianesimo della prassi
Accentuazione delle strutture
della soggettività
Importanza dell’istruzione e dell’educazione, illuminate da
un progetto etico-religioso |
AUFKLÄRUNG
Connotazione
esclusivamente etica
Realizzazione delle religioni rivelate
Critica dell’autorità religiosa
Interconfessionalismo e tolleranza
Importanza dell’istruzione |
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Tuttavia, questi concetti-cardine affondano le proprie
radici in presupposti antropologici ed ontologici piuttosto
divergenti. Il singolo è suggello, impronta divina ed è
destinato a trovare fusione ed unità in Dio.
Per questo, gli uomini sono tutti uguali e devono trattare
gli altri come se stessi. L’amore di Dio discende sugli
uomini rendendoli corpo mistico in Cristo e,
pertanto, il sentimento pietista della solidarietà discende
da questo motivo teologico.
Ma se gli uomini antepongono la propria individualità o ogni
altro elemento della vita mondana al di sopra di Dio,
commettono un peccato.
La Chiesa pietista ha come presupposto il riconoscimento di
essere membra del corpo di Cristo. Il Cristianesimo della
prassi si rende allora necessario proprio per rendere
visibile quest’ appartenenza cristica per non essere “alberi
sterili, alberi che non danno frutti”.
Dalla mistica pietista discende la necessità di rigorismo
etico, mentre dalla sua critica silenziosa all’autorità
religiosa, discende la volontà di rinnovare il cristianesimo
in forma più coerente ed autentica. Se noi ci spostassimo
dall’ambito pietistico-luterano al pensiero volterriano,
sappremmo bene che i termini della questione verrebbero
ribaltati: la riduzione etica della religione diventa
l’unico orizzonte possibile.
“Il cristianesimo altro non insegna se non la semplicità,
l’unicità e la carità, pretendere di tradurlo in metafisica
significa farne una fonte di errori”.
Se la penna corrosiva di Voltaire liquida tutte le religioni
positive, compreso il cristianesimo, come “superstizione”
non di meno il filosofo Kant tratteggia la dimensione di un
razionalismo religioso. Kant è infatti piuttosto critico nei
confronti del teologo luterano Swedenborg , professore di
teologia ad Upsala e vescovo di Skara, profondamente
influenzato dal pietismo. Kant lo liquida definendolo
“visionario sconcertante” in uno scritto piuttosto duro
“Sogni di un visionario chiariti con i sogni della
metafisica” Ne “La religione nei limiti della sola ragione”,
di indubbia ispirazione laica ed illuminista , Kant delinea
la traduzione del cristianesimo e delle sue verità rivelate
in verità semplicemente morali, nella convinzione che “le
forme statutarie, ecclesiastiche e rituali della religione
cristiana” abbiano un’inevitabile “funzione pedagogica”. Le
radici pietiste del filosofo di Königsberg consentono
tuttavia il compimento di un percorso distinto dalla
filosofia razionale illuminista che si trasforma in un vero
e proprio impianto di struttura binaria. Da una parte il
razionalismo kantiano che include i temi fondamentali della
coscienza illuminista europea, dall’altra, l’inserimento
della concezione soteriologia del cristianesimo, concentrato
nella figura di Cristo “figliolo di Dio”, cui Kant
attribuisce una straordinaria importanza per il suo
messaggio di “salvezza” e di “redenzione” dell’uomo dal
“peccato”.
In questo Kant si discosta anche da alcune concezioni
illuministiche (che confluiranno fino a Hegel) secondo cui
veniva esclusivamente evidenziato il valore di Gesù come
“saggio maestro”.
Nell’evidenziare la natura del peccato, tuttavia Kant si
allontana significativamente dai rappresentanti della
cultura del tempo, per ispirarsi invece al cristianesimo di
matrice luterano-pietistica.
Il male radicale non esclude nessun uomo, persino gli uomini
migliori da Kant definiti “testimoni nelle Sacre Scritture”.
Kant ritiene che anche “la redenzione richieda una
dimensione collettiva, una cooperazione tra gli uomini di
buona volontà”. Di qui l’idea di una “comunità morale”, di
una “chiesa invisibile” di innegabile influenza pietista.
Anche per quanto riguarda la dinamica del “ristabilimento
del Bene originario esistente in noi”, Kant si ispira
all’interpretazione pietista parlando di “rivoluzione
dell’intenzione” e non di una riforma progressiva della
moralità.
Niente di più lontano dalle concezioni filosofiche di Hume,
Voltaire, Rousseau che trattano di “comunità” e di
“solidarietà” con accenti radicalmente mondani.
Voltaire per esempio scrive che il patto che stringe gli
uomini si muove “contro il caos di sventure” che li
attornia.
Nel dizionario filosofico, alla voce “tolleranza”, leggiamo
“che cos’è la tolleranza? È l’appannaggio dell’umanità. Noi
siamo tutti impastati di debolezza e di errori. Perdoniamoci
reciprocamente le nostre balordaggini, è la prima legge di
natura.
Alla Borsa di Amsterdam, di Londra, il bramino, l’ebreo, il
maomettano, il deista cinese, il cristiano greco, il
cristiano romano, il cristiano protestante, il cristiano
quacchero, trafficano tutto il giorno assieme e nessuno
leverà mai il pugnale sull’altro per guadagnare un’anima
alla propria religione”.
La concezione volterriana di tolleranza riceve pertanto una
connotazione borghese e di indefferentismo religioso,
conforme alla matrice deistica del filosofo.
Nell’impossibilità di attribuire caratteri di verità alle
religioni positive vengono tutte equiparate, annullandosi
reciprocamente. Qualcosa di apparentemente analogo sembra
essere evocato da Lessing nella Favola delle tre anella.
La “favola” secondo la denominazione di Lessing, la
“parabola” secondo una successiva e consolidata tradizione,
riprende un tema letterario precedentemente trattato da
Boccaccio. Lessing ne opera una rielaborazione coerentemente
illuministica : Nathan – Lessing supera il quesito su quale
sia la vera fede fra le tre religioni rivelate ma,
nonostante la sua dichiarata appartenenza deista , nelle tre
righe conclusive Lessing sintetizza con alcuni
termini-chiave il senso della religione vera ”(…) dolcezza,
caloroso senso di conciliazione, buon operare, intima
remissione in Dio come aiuto” è interessante rilevare che
non viene da Lessing usato il termine Toleranz ,
direttamente importato dal francese oppure Duldensamkeit ,
termine germanico corrispondente a tolleranza , ma viene
invece usato il termine Vertreglichkait. Nella citazione
lessinghiana tornano il “ben operare” e la “remissione in
Dio “ . L’illuminista militante Lessing torna, in sostanza
ad unificare tempo ed eterno . Ne “l’educazione del genere
umano” compie un percorso etico religioso dell’umanità.
Lessino sottolinea che Rivelazione e ragione non sono
affatto in contrasto.Educazione e Rivelazione sono
sinergicamente collegate: l’educazione dovrebbe facilitare
quegli insegnamenti morali che la Rivelazione ha già offerto
all’uomo in forma statutaria. L’Antico Testamento è secondo
Lessing “il primo miglior libro dell’umanità che con
immagini e parole semplici con premi e con castighi , educa
moralmente il rozzo popolo eletto” . E che gli permette di
divenire maturo per accogliere un migliore pedagogo verace.
Cristo per Lessing “il Nuovo Testamento è il secondo miglior
libro dell’umanità” dove “Cristo è maestro dell’immortalità
dell’anima”. “Cristo insegna- prosegue Lessing-l’intima
purezza del cuore in vista di una nuova Vita,tanto che è
possibile tentare una ridefinizione razionale dei dogmi la
Trinità , la redenzione , il peccato originale. Ma cos’è per
Lessing il Rischiaramento? l’Aufklarung, appunto? “……..tali
speculazioni (teologiche) sono in senso assoluto le più
appropriate per esercitare l’intelletto finchè il cuore
umano sarà in grado di amare senza egoismo…… Poiché volere
esercitare l’intelletto solo su cose relative al nostro
corpo sarebbe un ottundere il nostro intelletto…… esso va
invece esercitatosi cose spirituali se ha da pervenire al
pieno Rischiaramento di se stesso e da generare la capacità
di amare la virtù per se stessa. Il cuore umano non ha forse
da attingere da questo Rischiaramento?” Il filosofo
militante annuncia l’imminenza nello svolgersi della Verità
Rivelata in verità di ragione. “Verrà certamente il tempo di
un nuovo Vangelo eterno promessoci negli stessi libri
elementari del Nuovo Testamento. Già alcuni visionari del
Duecento e del Trecento ne avevano colto qualche squarcio”
Se Lessing , con la sua visione del “ Cristo pedagogo”
sembra appartenere riconcettualmente al percorso che collega
Aufklarung e classicismo romantico, tuttavia egli sottolinea
con incisività il valore delle religioni positive”(…..)
Perché non dovremmo anche ammettere che una religione,
nonostante la sua incerta verità storica, sia in realtà
pervenuta a migliori e più puri concetti della natura
divina, della stessa natura umana e della nostra relazione
con Dio? A concetti, cioè, cui la natura umana, da sola, non
sarebbe mai potuta arrivare “ . E a proposito del rapporto
tra verità di fede e verità di ragione prosegue “ le verità
rivelate sono come il risultato che dà il maestro ai suoi
scolari perché su quelli , nel calcolare , possano regolarsi
. Ma se gli scolari si accontentassero del risultato non
imparerebbero mai a calcolare quello non era altro che una
traccia del loro lavoro”.
E’ difficile non ricollegare questo atteggiamento con la
tolleranza religiosa di matrice luterano-pietistica (e fatta
propria da Kant) che giustifica il dialogo in base ad una
concezione religiosa che dovrebbe fare dell’amore per il
prossimo e del riconoscimento dell’“altro”, il proprio segno
distintivo. In questo modo l’amore, l’attivismo morale, la
laboriosità pratica rivolti alla società, trasformano
l’originario pessimismo radicale luterano in ottimismo
sociale. La comunità, liberamente solidale, può così operare
con efficacia nella costruzione di un mondo migliore.
Anno
III n.2, marzo/aprile 2005
©
copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004 |
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