LETTI E RECENSITI


L'ALA DELLA FARFALLA
E ALTRE FIABE

Francesco Di Pilla, L’ala della farfalla e altre fiabe,
Università degli Studi di Perugia-Festa della Befana 2005.


Critico letterario,autore di monografie e saggi,ma anche poeta, il Professore Francesco Di Pilla ,docente dell’Università di Perugia, ha avuto da Dio due doni: la fede e la poesia .Avendogli dato la fede,Dio gli ha imposto di cantarla tutti i giorni : da qui la sua vocazione ad un narrare poetico in ogni sua forma : narrare poetico che è sempre un inno di straordinaria intensità, che raggiunge le vette della preghiera,della liturgia,della teologia e che è all’origine del decimo libro di fiabe. Ancora una volta,lo scrittore si pone all’unisono con il creato in una sorta di comunione estatica,in atteggiamento stupito e attonito ,di fronte alla leggerezza del volo delle farfalle,alla fantasmogoria dei colori dei fiori,all’operosità dei piccoli insetti che esprimono non la terrestrità,ma il respiro celeste che li trasfigura : scriverà David Maria Turoldo : “Quanto vale è questa / creazione,queste/spiagge,questo/mare ,queste/pietre arse di fuoco: …i gemiti del vento,/…tra sassi e sterpeti/ e silenzio “. ( ID., Quanto vale in Il grande male ,( Scrittori del Novecento ), Mondadori Editore,Milano 1995, p.45 ) .Nelle Fiabe ,che sono profondi poemi lirici,l’ispirazione vitale nasce da un contrappunto delicato fra realtà esperita e realtà sognata, per cui tutto ciò che è materia si rarefà, e l’ispirazione si modula in accenti delicati,discreti, trasfiguranti il mondo che viene descritto : tutta una creazione che è un riflesso ontologico della virtù partecipante di Dio ; Dante tradurrà tutto questo in versi sublimi: “La gloria di Colui che tutto muove/ per l’universo penetra e risplende/ in una parte più e meno altrove”.(Paradiso,I, 1-3 ).All’interno di questo mondo della natura, l’autore si pone in ascolto delle ansie,delle vicende tristi e liete di una società formata da piccoli insetti: società egualitaria,pacifica ,costruita sul valore della “caritas” che qui non è solo di ordine morale,ma anche mistico perché nelle Fiabe si trovano convalidate e erette a principi vitali,a valori, le conquiste più grandi della società, quali l’altruismo,,la solidarietà,la generosità : un inno alla vita,dunque,cantata come una missione d’amore per cui i protagonisti diventano “ operai d’amore” ; questo particolare sentire che l’autore riverbera nei suoi piccoli esseri, è opera della Grazia divina che ha permeato tutta la sua vita : Grazia divina che può farci capire la lezione di umiltà che ci viene data ma che, nello stesso tempo è la prova di un disinteressato servizio alla vita ; non è un caso se Francesco Di Pilla è stato eletto Presidente del “Comitato Universitario di Bioetica ; ed è questa inscindibilità fra arte e vita che lo porta a considerare lo scrivere come una missione .Scrittore di singolare destino intellettuale ,” vate “: nel nostro tempo in cui la letteratura mostra l’incapacità di aneliti religiosi diventando proterva adulatrice del nulla,in un momento epocale in cui è andata in crisi la base dei valori su cui appoggiare la propria persona e affondare le proprie radici , Francesco Di Pilla riporta il nostro mondo in quota dipingendolo dall’altezza spirituale che lui ha raggiunto : con le Fiabe il quotidiano viene ricondotto verso l’eterno perché la vita,quando viene ricreata,sfida il tempo,le età e non può avere altra misura che l’eternità ; le Fiabe diventano un ‘altra maniera di pregare,un linguaggio dell’anima, “ un commercio con il cielo”secondo la definizione che Mallarmé dava della poesia. Il mondo della natura è ,qui, uno specchio attraverso il quale è possibile leggere un insegnamento più alto : ogni fiaba è parenetica perché viene contrapposto il valore dell’umiltà a quello della potenza,la pietà all’egoismo,la povertà alla ricchezza : “non possedere,non avere “: la“vera letizia”predicata da Francesco d’Assisi. Straordinaria sensibilità spirituale quella di Francesco Di Pilla ,soffusa di quel tanto di saggezza che è motivo ispiratore di molte Fiabe : come non ammirare la “saggezza” di Ape di luce, protagonista dell’omonima fiaba, che,con il suo intuito e ragionamento, riesce a salvare “le celle quasi soffocate da una colata troppo abbondante di nettare “ ?(Ape di luce,p.14) : tutto un mondo di piccoli “sapienti- che riescono a risolvere i gravi problemi che si presentano e che sincronizzano la loro vita sul movimento del sole; mondo dominato dalla maestosità del sole ,dipinto in un interscambio fra pittura e poesia, in un susseguirsi di “ croquis” che valgono come richiamo ad un principio estetico ideale in cui la scritura poetica è in consonanza con la delicatezza dell’egloga lucreziana e del fresco verso virgiliano. Si può dire che il sole ,immagine di Dio,è sicuramente l’elemento centrale di ogni fiaba: tutto si svolge finchè il sole non entra “ nei rami della grande quercia” (Sul greto ,p .33 ) e tutto finisce quando termina” il suo cammino sui rami di un albero che riempiva il cielo sopra l’acqua “. (ivi,p.34). Ma il sole è anche il grembo materno nelle cui braccia si desidera di essere accolti per morire: è la suggestiva storia di Ava-lumaca che ,prima di iniziare il suo viaggio verso il nido dove è nata ,prega “di essere messa fra due pietre, a testa in su; perché il sole mi beva-aggiunge- e presto resti un bel guscio bianco e vuoto”. (Ava Lumaca ,p .112 ) ; ma il sole è anche il simbolo dell’amore: sempre Ava-lumaca ,quando ritrova il suo compagno che credeva perduto pe sempre,sente “il sole che esplode nel suo cuore “( ivi.p.130 ).Nel suo alternarsi durante la sua corsa nel cielo,il sole è anche immagine di speranza per il platano che ,nel momento in cui non si rassegna alla perdita delle foglie in inverno,si accorge che la sua sorte è paragonabile a quella del sole :” Anche il sole maestoso aveva un tempo in cui brillava ardente e un altro in cui si trascinava debole nel cielo.Perfino il sole! “-dichiara convinto alla fine- .(Una foglia, pp.64-65 ) .Tutte le fiabe sono un susseguirsi di bagliori di luce,ma l’ultima “L’ala della farfalla”, che dà il titolo alla raccolta, funge da compendio di tutto il pensiero di Francesco Di Pilla perché in questa trova la realizzazione quell’immagine di Provvidenza , che è Dio stesso e che ritorna frequentemente in molte sue pagine : il Dio degli umili che aiuta i deboli a rialzarsi,i sofferenti a ritrovare la gioia : in questa fiaba tutta una comunità si impegna per riparare l’ala rotta d’una farfalla in modo che questa possa ritornare a volare : “ la squadra di trasporto delle formiche,guidata dal ragno Giaietto, porta “la grande lettiga ,dove giaceva la farfalla” (ivi,p.147) ; “ tre squadre di api ceraiole attendevano con i cestini colmi di cera appesi al collo.Ragnogrigio distribuì loro i colori della farfalla: bianco, rosso, azzurro: Grilloverde li aveva portati,trafelato,estratti dai fiori appena aperti:Ogni squadra versò un colore nei propri cestini e impastò la cera…Ragnogrigio cominciò a tessere il filo di sostegno…(ivi); la tela così formata riempì “esattamente il vuoto della ferita…e apparve l’ala perfettamente ripristinata,con i suoi colori caldi e iridescenti “(ivi,p.148); con la farfalla che ritorna a volare, tutti” planarono insieme nel prato e grande fu la festa di quella luna nuova .”Il Sapiente segnò sulle foglie di cro:naca del formicaio:Luna nuova di grande calore.Giorno felice di intesa,intelligenza e amore “ (ivi,p.151 ) :la gioia di vivere si tramuta in un senso di comunione celestiale. Mondo radioso,edenico, quello dipinto da Francesco Di Pilla dunque : ma perché il mondo non sia opaco e muto,ma eloquente,occorre una pre-conoscenza di Dio grazie alla quale sarà possibile riconoscerne le orme in questo disseminate ; ma l’uomo non va verso Dio se non è mosso da Dio: è il linguaggio agostiniano con tutto il suo peso platonico : è quanto si è verificato in Francesco Di Pilla, questo autore”transfuga nell’ineffabile,”che ha ricostruito, nel tessuto spirituale della parola ,le istanze attive dell’anima. Così, quando il dolore ci raggiunge,la sventura ci colpisce,se volgiamo la nostra attenzione ad una pagina densa di spiritualità ,scopriamo la nostra prima e più vera identità: è il miracolo della letteratura,la sua rivincita sulle ambiziose ragioni del tempo,la sua verità ineguagliabile della vita,questo dono,ma anche mistero : “Non dite mai cosa sia la vita-scrive David Maria Turoldo-:/un pozzo di acqua sorgiva/ nel deserto/ la ghirlanda di colori / intorno al collo dei colombi in amore/ un raggio di luce nel buio di una cella/ o il silenzio dell’alba / quando sorge la luce …”. ( David Maria Turoldo,Non dite mai in op.cit., p.59.) ; ed è proprio d’una vita luminosa,radiosa, che Francesco Di Pilla ci ha trasmesso un’immagine tradotta,però,nel suo equivalente spirituale.

Maria Grazia Fulvi Cittadini

Anno III n.1, gennaio/febbraio 2005


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