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  INDIVIDUO, RELAZIONI, PERSONA
Il rafforzamento della dimensione relazionale tende ad orientare verso una visione più vasta e comprensiva della realtà, facendo superare una percezione frammentaria. Sembra emergere l’opportunità di un orientamento sempre più diffuso alla cooperazione, verso l’individuazione di una configurazione di Bene comune.
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LA DIMENSIONE RELAZIONALE
IN ECONOMIA


di PIERLUIGI GRASSELLI
Dipartimento di Economia
Università degli Studi di Perugia


MERCATO E RELAZIONI

Lo studio delle recenti dinamiche quantitative e qualitative dell’attività economica mostra come le transazioni economiche (aventi ad oggetto acquisti e vendite di beni e servizi) tendano a calarsi in rapporti interpersonali, mostrando orizzonti temporali di una certa ampiezza, profili relazionali multipli (informazione, conoscenza reciproca,…), possibili orientamenti cooperativi, un ruolo importante della lealtà, della trasparenza, della stima e della fiducia reciproche, dell’attenzione all’altro… Come mostra Gui, la transazione economica si cala nel contesto di una relazione ricca di specifici input ed output relazionali. Ciò si riscontra (Castaldo), in misura variabile, per i beni di consumo (nei casi in cui l’offerta venga personalizzata in base alle richieste della domanda), per i beni industriali (come nei rapporti tra committenti e fornitori, in cui si giunge a coprogettare insieme il manufatto da produrre), per i rapporti tra industria e canali distributivi, e in modo ancor più accentuato per i servizi (in particolare, ma non solo, per i servizi alla persona: si pensi all’importanza dei caratteri dell’offerta per i servizi agli anziani, ai bambini… e ai corrispondenti sviluppi del no profit). Queste dimensioni relazionali sono di grande rilievo nei rapporti tra imprese, in specie tra quelle appartenenti ad alcuni raggruppamenti con marcate caratteristiche di territorialità (ad es., i distretti industriali). Più in generale, uno studio recentissimo (Barbarito) classifica per l’economia italiana 113 settori manifatturieri secondo i caratteri delle relazioni intrattenute con i clienti e con i fornitori; relazioni il cui contenuto va da modalità occasionali agli accordi di partnership; da un orientamento puramente transazionale (limitato allo scambio) ad uno marcatamente relazionale (in cui le parti cercano una relazione di collaborazione volta a costruire un legame…). La qualità delle relazioni interpersonali si propone inoltre come determinante per coloro che collaborano all’interno delle imprese di produzione, in specie di quelle che perseguono con determinazione gli obiettivi della qualità e dell’innovazione del prodotto (che richiedono fortemente motivazione, coinvolgimento, valorizzazione del personale).


IMPRESA E RELAZIONI

Come già sottolineava Chester Barnard circa settanta anni fa, le relazioni tra gli individui operanti nell’ambito del sistema cooperativo attivato nell’impresa sono una variabile fondamentale per la sopravvivenza e il successo di tale sistema (Cafferata). Notiamo che Barnard fa propria l’idea dell’uomo caratterizzato da vincoli morali e da una funzione di utilità che è legata anche al benessere degli altri soggetti. Secondo questa concezione, gli individui effettuano le proprie scelte non solo sulla base di freddi calcoli utilitaristici, ma anche tenendo conto delle gratificazioni discendenti sia dai buoni rapporti interpersonali sia dalla “dimensione morale dell’agire cooperativo”. La qualità delle relazioni interpersonali risulta quindi fondamentale per l’efficienza e l’efficacia dell’azione cooperativa. Tra gl’incentivi generali, offribili ad una persona per indurla a contribuire al sistema cooperativo d’impresa, Barnard include le condizioni di “comunione”, consistenti nel sentirsi a proprio agio nei rapporti con le altre persone, e affini all’incentivo definito ‘associazione attraente’ (o compatibilità sociale). Questi rilievi mettono in evidenza l’importanza di quello che può chiamarsi “clima organizzativo” per un funzionamento efficiente dell’impresa e delle organizzazioni in genere. Al clima organizzativo dedica riflessioni approfondite Enzo Spaltro. Tra le principali componenti di tale clima egli include --il sentimento di potere (che indica quanto e come i lavoratori si sentano di contare qualcosa), --il sentimento di stress nei lavoratori (derivante dal confronto tra quanto richiesto dall’organizzazione e quanto offribile dagli stessi), --il sentimento di giustizia (su aspetti sia retributivi che di carriera e riconoscimento del lavoro…). Seguendo queste indicazioni, mi sembra di poter dire che la bontà del clima, e quindi del sistema organizzativo, dipenda in definitiva dalla dignità riconosciuta ai collaboratori. Se la nostra natura è quella di esseri relazionali, che hanno “bisogno e desiderio di interazione positiva ed umanizzante con gli altri”, allora anche nell’attività economica l’esistenza personale deve potersi sviluppare attraverso un contesto (“spazi di riconoscimento comunitario, in relazioni faccia a faccia oltre che entro un assetto giuridico) che renda giustizia alla nostra dignità di esseri relazionali”; tale dignità è appunto il “valore di un essere relazionale, vocato alla correlazione” (Mancini). Si osservi come all’origine di questa crescente importanza della dimensione relazionale, del tessuto relazionale, delle reti di relazioni, si trovi l’esigenza di conoscere in modo adeguato, di tener conto della molteplicità degli aspetti della situazione da controllare (mercati, tecnologie, concorrenza,…), in una realtà sempre più complessa e in continuo mutamento. Per conoscere, in un’economia basata sulla conoscenza (knowledge economy), occorre sempre più far conto sull’altrui collaborazione. La complessità conoscitiva si traduce in complessità relazionale. Ma ciò che importa è notare la valorizzazione della soggettività implicita in questo sviluppo della dimensione relazionale. Una valorizzazione che è in linea –sottolinea Spaltro- con una concezione della “vita come presenza di benessere, anziché assenza di malessere”, con una ricchezza sempre più “relazionale, plurale, immateriale”; basata su una concezione di potere non “ripartitivo” (o a somma zero), ma “generativo” (o a somma variabile), pluralista o cooperativo, creativo; basata su un’uscita “dalla logica punitiva, della minaccia e della sfiducia, per entrare nella logica partecipativa, della speranza e della fiducia…”; fondata su un’idea di “politica non più specialistica ed elitaria, ma di servizio e di disponibilità da parte di tutti”; una valorizzazione avversata dal tradizionale modo “strutturalista, obbiettivista e quantitativo” di studiare e dirigere le organizzazioni (Spaltro). Tengo a rilevare che, se da un lato la bontà del clima organizzativo è condizione per il successo del sistema organizzativo, essa contribuisce altresì al benessere personale dei lavoratori. Un buon clima organizzativo, fondato su un armonico tessuto relazionale può contribuire al benessere generale del lavoratore, sia attraverso la gratificazione economica, legata al successo dell’organizzazione, in quanto consentito dalla qualità della dimensione relazionale, che attraverso l’impatto diretto di quest’ultima. Queste notazioni ci richiamano la celebre definizione d’impresa proposta nella Lettera enciclica Centesimus Annus (al punto 35): “…scopo dell’impresa non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa, come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda ma non è l’unico; a esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno ugualmente essenziali per la vita dell'impresa”.


RELAZIONI E MONDO DEL LAVORO

Possono rilevarsi altri riflessi importanti della dimensione relazionale sul piano più strettamente personale: in questa società (che, anche se può consentire una dilatazione della capacità individuale di azione, appare fortemente frammentata, e caratterizzata da livelli crescenti di incertezza), nell’attuale mondo del lavoro (contraddistinto sempre più –sotto la pressione delle esigenze di flessibilità- dalla precarietà, dalla temporaneità delle occasioni offerte, dunque dall’incertezza e dalla discontinuità dei percorsi lavorativi) è richiesta alle persone la maturazione necessaria per compiere con sempre maggior frequenza, e in modo il più possibile consapevole, scelte non facili di lavoro e di vita. Ciò rafforza la centralità della capacità di autodefinizione –e di autorealizzazione- di ciascun soggetto. Ma questa si fonda sulla relazione intrattenuta dal soggetto con l’altro da sé, si costruisce all’interno delle molteplici relazioni in cui lo stesso è coinvolto, e tanto più nella società contemporanea, nella quale “si moltiplicano le appartenenze e dunque gli ambiti, i riferimenti culturali e valoriali di identificazione personale” (Montedoro). Si ricordi in aggiunta che anche la responsabilità delle conseguenze di una libera scelta, aspetto centrale della dimensione etica, si individua in corrispondenza di un rapporto con altri. ‘E dunque grazie alle relazioni intersoggettive, all’incontro, al dialogo, alla costruzione di comunità di vita quotidiana che, anche nell’attività economica, la persona nasce e diviene se stessa. Per tutte le dimensioni essenziali dello sviluppo personale si conferma essenziale una vita dialogica (Mancini).


RELAZIONI E POLITICA ECONOMICA

L’importanza della dimensione relazionale si coglie altresì nella sfera dell’intervento pubblico in economia. Si consideri la “nuova” programmazione, recentemente introdotta e sempre più diffusa in Italia, concernente le politiche di sviluppo locale, e rappresentata dai Contratti d’Area, dai Patti territoriali, dai Patti per l’occupazione… Tale programmazione, detta anche “negoziata”, poggia sul metodo della concertazione e del partenariato tra gli attori “collettivi” (Regioni, Enti locali, Camere di commercio, Università, associazioni d’imprese, sindacati dei lavoratori,…) che devono elaborare ed attuare cooperativamente i programmi d’intervento, quindi sullo sviluppo in senso collaborativo delle relazioni tra essi. Compito delle politiche per lo sviluppo locale è dunque anche quello di potenziare nelle direzioni indicate queste relazioni, promovendo fiducia e cooperazione, sviluppando la sussidiarietà verticale ed orizzontale (con una presenza crescente della società civile) nonché la partecipazione democratica dei cittadini a tale ambito decisionale, attuativo, e di controllo (Cersosimo e Wolleb). Notiamo che anche su questo fronte, per comprendere l’importanza della dimensione relazionale, il problema della conoscenza si rivela essenziale, sia per le Autorità locali, in primo luogo, sia per le altre parti, per una valutazione collegiale delle opportunità di sviluppo del territorio (la conoscenza delle quali è dispersa tra i diversi attori, individuali e collettivi). Lo sviluppo del tessuto relazionale può consentire una comprensione adeguata delle interdipendenze molteplici all’interno dell’attività economica, tra comparti e tra luoghi di questa, come pure tra economia, società, ambiente e qualità della vita: come sottolinea il Programma per lo sviluppo delineato dalle Nazioni Unite, la garanzia di un’equa assistenza alle persone costituisce il fulcro dello sviluppo economico. Il rafforzamento della dimensione relazionale, e l’ampliamento e l’approfondimento delle conoscenze che vi si collegano, tendono dunque ad orientare verso una visione più vasta e comprensiva della realtà, facendo superare una percezione frammentaria, aiutando a ricostruire l’intero, in termini di situazioni sia personali che collettive. In definitiva, sembra emergere l’opportunità di un orientamento sempre più diffuso alla cooperazione,che può consentire progressi, in termini sia conoscitivi che consensuali, verso l’individuazione di una configurazione di Bene comune, riferito a raggruppamenti umani insediati in un territorio (Becattini).


RAZIONALITÀ, RELAZIONALITÀ, DIFFERENZE

In termini di modello di razionalità, al rilievo accresciuto del profilo relazionale corrisponde la proposizione di una razionalità “relazionale”, contraddistinta da un riconoscimento reciproco dell’esigenza che ciascuna parte “fiorisca”, perché possa “fiorire” anche l’altra (Zamagni). I progressi e dell’innovazione e della qualità, sia in riferimento alla produzione che più in generale alla vita individuale e associata, corrispondono ad un gioco di tipo “integrativo”, in cui ciascuna delle parti può migliorare la propria posizione. U.Beck affronta il problema della collocazione dell’ “altro” in una società cosmopolita con marcate diversità tra le culture, in cui i confini tra sé e l’altro da sé sono continuamente mobili e da ridisegnare, e crescono le interdipendenze. Perché una società siffatta manifesti le sue potenzialità positive, osserva Beck, si richiede di valorizzare le differenze, le complementarietà, di riconoscere e di valorizzare l’“alterità” dell’altro. Dell’ “altro” si apprezzano dunque non solo gli elementi di uguaglianza ma anche quelli di differenza. Il cosmopolitismo metodico rifiuta il principio ‘o…o’ e assume il principio ‘sia…sia’. ‘E un invito a sentire l’altro come occasione di arricchimento e di maturazione (Beck). Proprio sul tema delle differenze Roberto Gatti ha sviluppato il tema dell’incontro precedente di questo ciclo di conversazioni su “individuo, relazioni, persona”, sottolineando l’importanza del contesto e delle relazioni intersoggettive per la formazione dell’identità personale. Ma, come abbiamo notato, contesto e relazioni sono fondamentali altresì per determinare svolgimento ed output dell’attività economica. Le differenze sono importanti sia per gli individui che per i prodotti: pur nel contesto dell’economia globalizzata persiste un’enorme varietà di prodotti differenziati, per i quali risulta determinante un corretto rapporto tra locale e globale. Come si affermano e si valorizzano le differenze, come e dove si può determinare la loro rilevanza ? In economia, per i beni e servizi prodotti, nel mercato. In politica, per gli individui e per i loro raggruppamenti, nell’arena del confronto democratico, in cui sia riconosciuta la stessa dignità a ciascun partecipante.


RAZIONALITÀ E FELICITÀ

Razionalità e felicità Secondo la razionalità utilitarista, tipica del prevalente approccio all’economia, l’individuo isolato tende, invece, a rendere massima la propria utilità, il proprio piacere, prescindendo dalla dimensione relazionale. E così può spiegarsi il “paradosso della felicità”, corrispondente all’osservazione secondo cui la felicità sta diminuendo, o non crescendo, nelle economie avanzate: pur di conseguire il miglioramento economico, può infatti sacrificarsi la dimensione relazionale. Provando ad azzardare un breve richiamo all’immenso tema della felicità, ricordo alcune recenti sottolineature di Luigino Bruni: se intendiamo la felicità come ‘condizione dello star bene e dell’agire stando bene (MacIntyre), ovvero come ‘fioritura umana’(filosofi neo-aristotelici), come vita virtuosa e fondata su relazioni sociali genuine, cogliamo la forte rilevanza che l’attività economica può rivestire per la realizzazione umana, rilevanza fortemente rimarcata ai giorni nostri da Amartya Sen. Sen sottolinea infatti l’importanza della ricchezza per ‘le cose che ci permette di fare e per le libertà sostanziali che ci aiuta a conseguire’. Ma un aumento del benessere economico (economic welfare), assicurato dall’economia, può risolversi in un aumento di felicità, nel senso indicato, se compatibile con una diffusione ed una qualità adeguata di rapporti interpersonali. Tutto ciò suggerisce a noi l’opportunità di porre ulteriormente in evidenza l’importanza del ruolo che la dimensione relazionale, con i caratteri ricordati, può svolgere nella vita associata, sotto una molteplicità di profili, non solo economici. E, naturalmente, l’importanza di operare, a ciascun livello, per il rafforzamento del tessuto relazionale, e per la diffusione di un’ “etica della relazione” (valorizzazione della parola, capacità di ascolto, attenzione all’altro) (Comolli). In Economia, in particolare, come abbiamo già notato, la qualità dei rapporti interpersonali può promuovere l’efficienza delle organizzazioni, e può contribuire, direttamente e indirettamente, al benessere generale degli operatori, e quindi del complessivo contesto sociale. La correttezza di questo orientamento, rivolto a sottolineare la rilevanza del profilo relazionale, è confermata da un’antropologia cristiana centrata sulla “persona”, che, diversamente dall’individuo, può diventare se stessa solo in rapporto con l’altro: persona che, supposta creatura consapevole dei doni ricevuti, è perciò orientata a donare, con amore, a sua volta.


RIFERIMENTI ESSENZIALI

G.Becattini, Le condizioni dello sviluppo locale, Terni, Assessorato all’Università, 2002
U.Beck, La società cosmopolita, Il Mulino, 2003
L.Barbarito, Economia delle relazioni – tipologie settoriali e modalità relazionali nell’industria italiana, Angeli, 2004
L.Bruni (ed), L’economia e i paradossi della felicità, in: P.L.Sacco e S.Zamagni, Complessità relazionale e comportamento economico, Il Mulino,2002
R.Cafferata (a cura di), Cooperare in impresa – Studi sul pensiero di Chester Barnard, Giappichelli, 2004
S.Castaldo, Fiducia e relazioni di mercato, Il Mulino, 2002
M.F.Canonico, Antropologie filosofiche del nostro tempo a confronto, LAS, Roma, 2001
D.Cersosimo e G.Wolleb, Politiche pubbliche e contesti istituzionali. Una ricerca sui Patti territoriali, Stato e mercato, n.63, Dicembre 2001
G.M.Comolli, Etica e terzo settore, Ed.Ancora, 1998
M.Deaglio, Postglobal, Laterza, 2004
G.Dei Ottati, Concertazione e sviluppo nei distretti industriali, in AA.VV., Evoluzione del lavoro, crisi del sindacato e sviluppo del Paese, Angeli, 2001
Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, Lettera enciclica nel centenario della Rerum Novarum, Roma, 1991
B. Gui, Più che scambi, incontri, in P.L.Sacco e S.Zamagni, Complessità relazionale, cit. W.Kerber, Etica sociale, San Paolo, 2002
R.Mancini, Senso e futuro della politica, Cittadella, 2002
C.Montedoro (a cura di), Maturare per orientarsi, Angeli, 2003
M.Pendenza, Cooperazione, fiducia e capitale sociale, Liguori, 2000
P.L.Sacco e S.Zamagni, Complessità relazionale e comportamento economico, Il Mulino, 2002
E.Spaltro, Il clima lavorativo – manuale di meteorologia organizzativa, Angeli, 2004
S.Zamagni, L’economia delle relazioni umane: verso il superamento dell’individualismo assiologico, in P.L.Sacco e S.Zamagni, Complessità relazionale, cit.

Anno II n.3, maggio/giugno 2004


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