CATTOLICI IN POLITICA
QUALE RUOLO PER I CATTOLICI
NEL BIPARTITISMO INCOMPIUTO?
di
RICCARDO LIGUORI
A credere davvero nel bipartitismo italiano, pensato sulla
falsa riga di quello anglosassone, sono rimasti davvero in
pochi: nel centro destra nemmeno più Berlusconi; nel centro
sinistra ancora quel “caparbio” di Prodi, ma è questione di
poche settimane e poi dovrà mettersi l’anima in pace.
Perché? Il “listone” (Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani
Europei)
delle imminenti elezioni regionali, presente anche in
Umbria, che dovrebbe spianare la strada tra qualche anno al
partito unico democratico-riformista (chi lo nega è solo un
ipocrita!), non otterrà la rivincita sull’insuccesso della
lista “Uniti nell’Ulivo” delle europee 2004. In Italia e
nell’Europa continentale è radicato da lustri il pluripartitismo, perché diverse sono le dottrine politiche
democratiche sviluppatesi dalla metà dell’Ottocento in poi.
E’ il caso di ricordarle: la liberale, la socialista, la
conservatrice, la radicale, la cristiano-sociale, la
comunista, l’ecologista-pacifista. Come si può pensare di
“semplificare” a due grandi aggregazioni lo scenario
politico alimentato dagli ideali che incarnano le diverse
dottrine? Il risultato di questa ingenua forzatura ha
prodotto il moltiplicarsi dei partiti in Italia. Basti
pensare che quando c’era il sistema proporzionale, i partiti
erano dieci (Dc, Pci, Psi, Msi-Dn, Pri, Psdi, Pli, Radicali,
Verdi, Dp), mentre oggi, con quello maggioritario, se ne
contano ben nove solo nel centro sinistra (Ds, Margherita,
Prc, Sdi, Pdci, Udeur, Verdi, Italia dei valori,
Repubblicani Europei). Nessuno vuole mettere in dubbio che i partiti
più affini a livello ideologico devono alleasi per governare
il Paese, ma non possono “fondersi”, perché alcuni dei
valori fondamentali che rappresentano sono storicamente
“alternativi” tra loro. Un esempio tra tutti: i partiti
portatori del valore del “primato della persona”, della
tradizione cattolica e liberale; i partiti portatori del
valore del “primato dello Stato”, della tradizione
socialcomunista. E non si venga a dire che queste
considerazioni appartengono al passato, perché oggi le
ideologie sono morte, i cittadini guardano più ai programmi
per la gestione della cosa pubblica… Se fosse vero non
esisterebbe e non accrescerebbe sempre più consenso un
partito che si chiama Rifondazione comunista. Non solo,
perché oggi, proprio nel momento più acuto della crisi dei
partiti e dei movimenti che si ispirano alla dottrina
sociale della Chiesa, ci sono molti giovani che vanno sempre
più alla ricerca di occasioni di incontro tra cattolici?
Sono giovani che, anche in Umbria e a Perugia, danno vita ad
associazioni, circoli e gruppi, le cui finalità sono quelle
di fare cultura e di formarsi per portare avanti
un’opinione, un’idea chiara e ben definita di democratici
cristiani su temi di grande attualità, come il diritto alla
vita, la famiglia, la scuola, la difesa dei ceti meno
abbienti, la costruzione dell’Unione europea legata alle sue radici cristiane. Questi sono i
“pilastri” che accomunano i cattolici di centro destra e di
centro sinistra, perché l’anima è sempre democristiana di
centro e questo non è un male, come negli uomini della
sinistra moderata resta ben salda l’anima socialcomunista.
In questi ultimi, in Umbria, ciò lo si intuisce dal modo
come si comportano nei rapporti con gli alleati e come
gestiscono il governo della cosa pubblica, che, eccetto
pochi casi, non si caratterizza per la discontinuità con il
passato. I cattolici cosa pensano di fare? Le
idee, conoscendo varie situazioni anche in Umbria, non sono
affatto chiare. Una cosa è certa: difficilmente ci potrà
essere una “Rifondazione democristiana”, perché la Dc, come
si sostiene anche in alcuni ambienti delle gerarchie
ecclesiastiche romane e periferiche, appartiene solo alla
storia gloriosa d’Italia. Ma è anche certo che nessuno
impedisce di essere, o meglio di restare, dei buoni
democristiani nella società contribuendo al suo sviluppo
sociale, culturale ed economico. La Dc di Sturzo, De Gasperi,
Moro, La Pira, Dossetti, Fanfani…, non ritornerà più, ma i
suoi ideali restano perché sono sempre attuali e
costruttivi. Ma è anche vero che iniziano ad essere molti
i cattolici, delusi dal centro destra e dal centro
sinistra, che pensano ad una formazione di centro per proseguire l’esperienza e la presenza politica
della tradizione democratica cristiana. Questo richiederà
ancora del tempo. Altri sono convinti che il partito
cattolico unico non aveva più senso di esistere dopo il
crollo del Muro di Berlino... La Dc ha sempre avuto due
anime: quella "conservatrice" di destra e quella "progressista"
di sinistra, ma proprio la loro unione-sintesi è stata la
forza del cattolicesimo democratico nel determinare le
scelte di governo che hanno permesso la crescita del nostro
Paese. Cosa resta da fare nell’immediato futuro?
Bisogna individuare sia nel centro destra sia nel centro
sinistra quei cattolici davvero coerenti con gli
insegnamenti della dottrina sociale e sostenerli nella
propria esperienza politica. La Chiesa ci mette in guardia -
giustamente - da chi si professa un cattolico impegnato, ma
poi con alcune sue scelte “politiche” tradisce di fatto il
Vangelo di Cristo.
Anno
III n.1, gennaio/febbraio 2005
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copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004