MARIA TERESA CARLONI
Sulla persecuzione inflitta alla cosiddetta “Chiesa del silenzio” dai regimi comunisti in Europa e in Asia, e dai governi islamici in Africa e in Asia, perdura ancora oggi una certa indifferenza. E’ come se la memoria di tante vessazioni e stragi venisse rimossa, per evitare il confronto con un passato che vide molte coscienze occidentali condividere certe ideologie e certe responsabilità politiche.


TOTALITARISMI

MARIA TERESA CARLONI

VOCE DELLA CHIESA DEL SILENZIO

di GIULIO LIZZI


Sulla persecuzione inflitta alla cosiddetta “Chiesa del silenzio” dai regimi comunisti in Europa e in Asia, e dai governi islamici in Africa e in Asia, perdura ancora oggi una certa indifferenza. E’ come se la memoria di tante vessazioni e stragi venisse rimossa, per evitare il confronto con un passato che vide molte coscienze occidentali condividere certe ideologie e certe responsabilità politiche. Al contrario, è quanto mai attuale e urgente parlare di queste Chiese martiri e, parafrasando Primo Levi, «meditare che questo è stato». Dunque ricordare per essere più vigili di fronte alle ideologie disumane che ancora oggi fioriscono in ogni parte del mondo. Sono queste alcune delle riflessioni che emergono dalla lettura del libro su “Maria Teresa Carloni, apostola della Chiesa perseguitata”, di Luciana Mirri e Alberto Di Chio, presentato di recente a Perugia nel quadro di un convegno promosso dalla Conferenza Episcopale Umbra, e volto a far luce sulla figura di questa donna italiana ancora poco conosciuta eppure così significativa nella storia della Chiesa nel Novecento. Il convegno, al quale ha preso parte anche l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Giuseppe Chiaretti, ha offerto l’opportunità di ascoltare il ricordo di Maria Teresa Carloni dalla voce di alcuni testimoni: mons. Jaroslav Škarvada, vescovo emerito di Praga, insieme a Luigi Conti, arcivescovo di Fermo e a mons. Alberto Di Chio. Contributi alla memoria storica che hanno messo in luce l’aspetto più importante della testimonianza di fede di Maria Teresa, la sua missione nei paesi dell’Est europeo nell’immediato dopoguerra, dopo che gli accordi di Yalta avevano consegnato al dominio dell’Unione Sovietica intere nazioni la cui libertà religiosa si avviava a subire restrizioni e persecuzioni. Giova ricordare questo difficile capitolo della storia della Chiesa cattolica, compreso tra il 1945 e il 1983, anno della morte di Maria Teresa. Una vita che fu per intero, secondo la definizione di mons. Conti, un «cammino di fede», dalla ricerca di Cristo alla vita in Cristo. Nata nel 1919 ad Urbania, nelle Marche, Maria Teresa conobbe esperienze di amicizie negative. Dopo un incontro riservato con il parroco emerge un'altra Maria Teresa, disposta a chiudere definitivamente col passato e aperta alla grazia. Nel 1952 il Signore prende in parola la sua offerta, "Accettami come vittima", e in quel Venerdì santo alle 15 manifesta in lei le stimmate della sua passione. Maria Teresa sceglie di dedicare la sua vita alle Chiese dell'Est europeo e dell'Asia, a cui si aggiungeranno nel tempo le missioni in Sudan. Da questo momento in poi, le date della sua vita saranno scandite dai numerosi e faticosi viaggi in questi Paesi, intrapresi per portarvi aiuti materiali e spirituali; dagli incontri con i Primati e i vescovi Mindszenty in Ungheria, Stepinac in Croazia, Slipyj in Ucraina, Wyszynski in Polonia, Beran in Cecoslovacchia; dalle udienze con i Papi Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, ai quali presenterà dettagliate relazioni sullo stato delle Chiese perseguitate e dai quali avrà approvazione e incoraggiamento. Tutto avverrà con il sostegno di una costante e intensa preghiera, con l'offerta delle sue sofferenze fisiche e spirituali ed anche con mezzi "straordinari", come la bilocazione - di cui riferiscono i testimoni - che la renderà presente contemporaneamente in più luoghi. Numerosi i suoi scritti: oltre al suo diario "La mia vita", richiesto da Pio XII e dal Card. Wendel, arcivescovo di Monaco di Baviera, ci restano 38 quaderni manoscritti relativi agli anni 1955-1957, contenenti i nomi di tutto il clero "clandestino", le date e le forme delle loro persecuzioni nei paesi sottoposti ai regimi comunisti. Un apostolato intenso e significativo, quello di Maria Teresa Carloni, segnato da un itinerario forte e drammatico, da una singolare esperienza mistica e da una straordinaria vicinanza e attualità rispetto alla società odierna.

Anno IV n.3/4, maggio/agosto 2006


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