Montecorona
Millenario dell'Abbazia di Montecorona (1008-2008) - Parrocchia di San Salvatore - Badia di Montecorona, 317 - 06019 Umbertide (PG)
Parroco: Don Renzo Piccioni Pignani - Tel. 075/9415093 - Cell. 336/415725 - Email: donrenzop@libero.it - www.LeoneXIII.org/millenario
Montecorona

MILLENARIO 1008-2008

Cenni sull'Abbazia e sull'Eremo
di Montecorona

L'Abbazia del San Salvatore di Monte Acuto, primitivo nome di Monte Corona, dedicata a Nostro Signore Gesù Cristo, si trova nella parte nord-ovest dell'Arcidiocesi di Perugia, nelle immediate vicinanze di Umbertide (4 km circa) ai piedi del gruppo montuoso di Monte Acuto-Monte Corona, all'altezza di 240 mt. sul livello del mare.
L'Abbazia (o Badia, intesa come il complesso degli edifici conventuali di una comunità di religiosi e degli altri fabbricati da essa dipendenti) è stata un importante Monastero Benedettino dell'XI secolo, che, si ritiene sia stato fondato intorno al 1008 da san Romualdo, qualche anno prima che fondasse l'eremo dei Camaldoli nel Casentino.
San Romualdo (Ravenna, 952 circa - Val di Castro, Fabriano 1027) fu il fondatore dell'Ordine dei Monaci Camaldolesi e, riformando- la tradizione benedettina da cui proveniva ispirandosi ad una maggiore semplicità, istituì vari eremi e cenobi, lasciando rilevanti tracce del suo passaggio in tutto l'Appennino umbro tra Marche e Toscana.

Montecorona CHIESA SUPERIORE
La chiesa superiore fu costruita in due tempi: dapprima la parte sopra la cripta, consacrata da san Giovanni da Lodi, vescovo di Gubbio, e dedicata a s. Sofia; successivamente nel XVI secolo, una volta edificato l'Eremo di Montecorona, fu necessario ingrandire la chiesa ed il prolungamento che fu costruito, dedicato a s. Agnese, venne destinato ai fedeli, mentre la parte più antica rimase riservata ai Monaci. La chiesa è stata ristrutturata e trasformata nel Settecento, secondo l'estetica barocchizzante, e quindi riportata allo stato originario negli anni sessanta.
La chiesa superiore, nella parte aggiunta nel XVI secolo, è ad una sola navata, con due volte a vela e con ai lati due cappelle ornate da altari barocchi.
Un arco divide l'unica navata dal vasto presbiterio rialzato in cui si trova l'impianto originale più antico: questo è formato da tre navate che finiscono con tre absidi; le navate sono scandite da quattro archi a tutto sesto per ogni lato, che poggiano su pilastri e colonne in pietra alternati.
La navata centrale è chiusa da un tetto ligneo, con struttura a capriate, opera di restauri successivi all'epoca romanica; vi si trovano interessanti resti di affreschi del '300 di scuola umbra raffiguranti una "Annunciazione".
Al centro della grande navata, al momento della costruzione, fu posto un bellissimo altare, la cui mensa è ora collocata nella navata a sinistra. Nel 1959, nell'esecuzione dei lavori di sistemazione e ripristino, al posto del grande altare fu sistemato un ciborio dell'VIII secolo, ivi trasportato dalla chiesa di San Giuliano delle Pignatte, ma probabilmente originario della stessa Badia. li ciborio è formato da quattro snelle colonne in pietra che sorreggono i quattro frontoni, formati da lastre dalle pregevoli sculture a motivi vegetali, foglie ed intrecci, ad eccezione della lastra occidentale, nella quale sono raffigurati due eleganti pavoni.
Al termine della navata centrale si eleva un arco ogivale che introduce alla bellissima abside gotica caratterizzata da linee slanciate ed eleganti.
Nell'abside (abbellita da tele del XVI e XVII secolo tra cui una del 1549 che raffigura la Madonna e quattro Religiosi) è posto un coro ligneo di buona fattura (XVI secolo).
Altre tele (alcune provenienti dal territorio parrocchiale) poste ai lati della navata, insieme ad una bellissima sacrestia ed un piccolo locale con vari oggetti liturgici ed altri di interesse archeologico, fanno di questa chiesa un vero museo.
Montecorona CRIPTA
Sotto il presbiterio si trova l'antica cripta, seminterrata e del tipo "ad oratorium7, dedicata alla Madonna delle Grazie.
L'ampia cripta, "vera e propria chiesa inferiore" (S. Chierisi), è composta da un vasto locale diviso in cinque navate di sei campate ciascuna e termina con tre absidi; è ricca di. colonnine di vario stile che sorreggono il soffitto fatto di piccole e basse volte a crociera con archi trasversali e longitudinali e mostra decorazioni di gusto bizantino.
Per la realizzazione delle colonne e dei capitelli fu utilizzato del materiale di spoglio antico e altomedioevale, probabilmente proveniente da un preesistente tempio pagano o paleocristiano. Archi ciechi solcano anche i muri perimetrali della cripta ed entro ciascuno di essi sono ricavati due archi più piccoli, quasi due nicchie.
Montecorona TORRE CAMPANARIA
All'esterno, vicino alla facciata, si trova l'imponente campanile, con l'orologio restaurato nel 1992. Si hanno poche notizie della data di costruzione della torre campanaria, dalla particolarissima struttura: nasce in pianta circolare (epoca longobarda) e prosegue verso l'alto (XIV secolo) diventando prima endecagonale (11 lati) poi ottagonale (1756 circa: epoca in cui vennero sistemate le campane). La particolarità della struttura, nonché le piccole feritoie che si intravedono, hanno portato a ritenere che forse, anticamente, era una torre di difesa.
Alla Badia sono annessi alcuni edifici (ora proprietà privata) con le cellette ed una infermeria, un tempo riservati ai monaci anziani o ammalati, ai quali era consentita un'osservanza della regola meno rigorosa rispetto a quella in vigore in vetta al monte, ove sorge l'Eremo.
Montecorona EREMO DI MONTECORONA
Sulla sommità del monte (altezza s.l.m. 705 mt), vicino all'oratorio di S. Savino, fu costruito l'eremo di Monte Corona, simile a quello di Camaldoli in Toscana.
Vi si arriva, fra secolari boschi di rovere, faggi e castagni oltre una camionabile, anche attraverso un sentiero detto "la mattonata".
L'Eremo, la cui costruzione risale al XVI secolo, è formato da un complesso di edifici, con 16 cellette, in cui i camaldolesi abitavano e pregavano, e da una chiesa baroccheggiante consacrata nel 1755. Attualmente vi risiede una comunità di religiosi che applica la regola della clausura.
  Brevi cenni storici e curiosità

L'abbazia di Monte Corona fu centro di varie e alterne vicende. Fu monastero assai importante che nel 1275 aveva giurisdizione su 21 chiese, fu un grande centro di meditazione e preghiera; un grande centro di cultura e di ricerca con la sua farmacia, e un importante luogo di ospitalità per pellegrini e viandanti.
Nel 1234 il pontefice Gregorio XI concesse all'ordine dei monaci cistercensi l'Abbazia di S. Salvatore, la quale tornò ai camaldolesi nel 1434, per ordine di Eugenio IV.
Nonostante la decisione papale, i camaldolesi non ripresero subito il possesso dell'Abbazia che nel frattempo fu prima affidata a personaggi della famiglia degli Oddi, appartenenti all'ordine cistercense, poi ad un Baglioni, ed infine al cardinale Gabrielli.
Alla morte di questi, l'amministrazione dell'Abbazia passò al di lui nipote Galeazzo Gabrielli, che divenne eremita camaldolese nel 1523, anno in cui l'Abbazia di S. Salvatore fu unita ufficialmente ai beni camaldolesi.
Durante l'amministrazione degli Oddi. la tranquillità dell'Abbazia fu turbata (1494 circa) dalla discordia che travagliava le famiglie degli Oddi e dei Baglioni.
Avendo gli Oddi occupato l'attuale Umbertide, nel 1495 i Baglioni posero il campo alla Badia, per assediare la città, con duemila fanti e quattrocento cavalli. I soldati dei Baglioni invasero l'Abbazia e la spogliarono degli arredi più ricchi devastando con il fuoco i locali dei monaci. Libri e manoscritti antichi, custoditi negli archivi, furono in parte trasferiti dagli Oddi nella rocca di Spoleto ed in parte bruciati dai partigiani dei Baglioni.
Nel 1520 papa Leone X, dato il particolare momento storico pieno di incertezze (la riforma protestante minacciava la Chiesa), consentì all'eremita camaldolese Paolo Giustiniani di fondare nuovi eremi e riformare le regole di quelli esistenti e scarsamente funzionanti; l'ordine di Paolo Giustiniani venne riconosciuto nel 1523 e chiamato Congregazione di San Romualdo; nello stesso anno, si ricorda, l'Abbazia di San Salvatore ritornò ai camaldolesi.
L'unione tra i camaldolesi ed i religiosi della nuova congregazione però non fu né duratura, né proficua e nel 1525 si giunse di nuovo gd una separazione tra le due comunità. Nello stesso anno, per sottolineare con maggiore evidenza la diversità dai camaldolesi, la congregazione di San Romualdo assunse un nuovo stemma: una croce sopra tre monti, in mezzo all'asta inferiore della quale, più tardi, fu messa una corona per denotare il monte sul quale era stato edificato l'eremo principale. Nel 1526 si stabilì di chiamare la congregazione di San Romualdo con il nome di Compagnia degli Eremiti di Monte Corona, per onorare san Savino, fondatore dell'antico oratorio a metà del Monte Corona.
Dal 1526 iniziò per l'Abbazia di .San Salvatore di Monte Acuto, che in questo periodo cominciò ad essere chiamata Badia di Monte Corona, un periodo di grande importanza, fino a divenire il punto di riferimento per tutto l'ordine dei Coronesi. Nel 1528 fu stabilito di costruire l'eremo sulla vetta del Monte Corona, per la sua vicinanza sia con l'Oratorio di San Savino che con l'Abbazia di San Salvatore. Dal 1530 l'Abbazia di San Salvatore di Monte Corona fu strettamente congiunta con l'Eremo, e successivamente, nel XVI secolo, l'Abbazia, San Savino e l'Eremo vennero uniti dalla strada chiamata "la mattonata" larga quasi due metri
e costruita a secco con blocchi di pietra arenaria.
Negli anni successivi la vita nell'Abbazia di San Salvatore fu intensamente legata a quella che si svolgeva all'Eremo; erano due centri che tra loro si integravano.
L'Eremo era il fulcro della vita spirituale e l'Abbazia la sede più importante delle attività economiche. Alla Badia erano concentrati i magazzini e gli uffici amministrativi; vi erano inoltre le abitazioni per gli eremiti che, per vecchiaia o per infermità, non potevano osservare le rigorose regole di vita praticate dai confratelli che vivevano all'Eremo.
L'Abbazia era provvista anche di una farmacia che ebbe grande importanza fuori dai confini locali per certi farmaci estratti dalle erbe; in particolare, erano rinomatissimi il "Balsamo" ed il "Fisco", liquori contro la malaria.
La farmacia rimase in attività per molti anni, anche dopo che gli eremiti furono costretti a lasciare Monte Corona nel 1860.
Alla Badia era poi sempre aperta una foresteria per ospitare pellegrini e viandanti. Tra i monaci illustri che qui vissero vi furono san Pier Damiani, che fu abate nel 1050, e Guido d'Arezzo inventore del nuovo sistema musicale.
Papa Giulio II vi pernottò per una notte nel 1506, di transito per recarsi a riprendere possesso di Bologna. L'Eremo, dove la regola eremitica trovava la più rigida applicazione, era invece un luogo di meditazione e preghiera.
Nel 1556 vi mori, con fama di santità, il perugino Rodolfo degli Oddi.
Nelle vicinanze dell'Abbazia di San Salvatore di Monte Corona al vocabolo Palazzo della Rosa, rimane in piedi un'edicola (1480) restaurata nel 1982: la Madonna con il Bambino.
L'edicola è ciò che resta di una cappella esistente in questo luogo, nelle cui pareti erano dipinti altri eventi della vita di san Savino, monaco dell'Abbazia di San Salvatore.
Gli "Annales Camaldulenses" affermano che sotto i dipinti si potevano leggere frammenti di iscrizioni riguardanti i miracoli del Santo.
Oggi i vasti possedimenti (circa duemila ettari) che un tempo erano appartenuti ai monaci sono amministrati da un'azienda operante nel settore assicurativo.
   
   
   
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