L'EDITORIALE
UNA LUCIDA RIFLESSIONE
OLTRE LE EMOZIONI
di MARCO MOSCHINI
Questo numero de “La Nottola di Minerva”, esce come un
numero monografico dedicato ad un particolare evento che
siamo stati chiamati a vivere come cristiani e come uomini
di questo tempo. La redazione della Rivista ha voluto
dedicare il presente numero alla figura del Papa Giovanni
Paolo II e a quella del nuovo Pontefice Benedetto XVI.
Alcuni nostri amici e lettori ci hanno sollecitato, tra
aprile e maggio, a offrire da queste pagine alcune
considerazioni rispetto all’epocale passaggio che il mondo e
la Chiesa stavano vivendo. Ovviamente il ritardo rispetto a
quelle fatidiche date non è stato disimpegno, tanto meno
scarsa valutazione dell’evento epocale che lo spirito ci
stava facendo vivere. Non era scarsa presenza di pensiero
grato per un grande pontefice; né poca felicità per il
nuovo. Era semplicemente il desiderio di vivere prima
spiritualmente e quindi secondo i tempi della riflessione i
molti sentimenti che abbiamo vissuto, e che ha vissuto con
grande intensità tutta la gente. Mai si erano viste folle
così ardentemente e compuntamene presenti ad una esequia,
che brevemente, in poche ore si è trasformata in una
testimonianza eclatante di una fede viva, e di una vicinanza
entusiasmante. Mai si era visto come sentimenti di rispetto
per un teologo di primissimo ordine e di deferenza per un
cardinale (erroneamente ritenuto dai più austero)
trasformarsi velocemente in sensi di viva simpatia di
schietta prossimità. Grazie ad una sincerità, schiettezza e
profondità di senso in tutti i gesti il nuovo Pontefice
sicuramente sarà presto nel cuore della gente con una tale
forza che stupirà tutti i “malpensanti”. Noi del Centro
Culturale Leone XIII però non siamo abituati a seguire le
emozioni quanto semmai la ragione e la ragione che incontra
la fede e la fede sapientissima sappiamo rendere la ragione
non meno sapiente. E quindi abbiamo pensato bene che se
questi segni non dovevano essere sottovalutati, al contempo
non potevano non rimandare che ad una riflessione più
profonda ed ad una meditazione che facesse sentire i suoi
pensieri e questo poteva darsi solo quando ormai il focus
emotivo, sentimentale, critico era spento. E per far ciò si
è deciso di lasciare uno spazio di tempo del tutto libero
che potesse far ritornare con calma dovuta proprio a questa
riflessione sui due pontefici. Questo tempo estivo è parso
il momento. Abbiamo chiesto così il contributo a due nomi
vicini e ad al contempo molto illustri e per noi cari. Il
pensiero dedicato a Giovanni Paolo II è donato da S.E. mons
Giuseppe Chiaretti, Arcivescovo di Perugia-Città della
Pieve, Presidente della Conferenza Episcopale Umbra e
Vicepresidente della CEI; ci conduce ad una sottolineatura
del profilo teologico e pastorale del nuovo pontefice il
nostro caro Mons Gualtiero Sigismondi, Vicario Generale
dell’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve e professore
all’Istituto Teologico di Assisi. Come quindi ognuno vede
quindi non solo abbiamo mantenuto i nostri desiderata ma li
abbiamo onorati con il contributo massimo possibile. Non ho
parole quindi per esprimere la gratitudine della nostra
redazione ai due prelati. Ma sappiamo quante parole si sono
spese sulla mediaticità dei due eventi. Ho così richiesto a
Giulio Lizzi, esperto di comunicazione e attento anche in
veste teorica delle questioni inerenti la comunicazione
stessa, di aggiungere un suo contributo intorno alla
questione.
Sono grato agli autori ma soprattutto sono pieno di
gratitudine per il Signore che ci ha dato occasione di
vivere e di pensare ancora una volta a Pietro come un dono,
come segno della sua presenza nella storia. La storia non è
dominata dalla casualità, dalla cieca opinione fugace ed
inconsistente degli uomini. La storia non è il luogo di
sfogo della cruda potenza dei “re e dominatori”. La storia è
dominata da Dio che sceglie, che opera; l’amore per noi non
lo fa addormentare mai; è dominata da Dio che trova
servitori umili che camminano con lui; docili alla sua
volontà tali servitori sono testimoni che stimolano altri a
seguire l’unico Signore di tutti. Questo cammino sulla via
di Cristo compiuto da ognuno di noi in comunità ed in unità
è il vero senso della storia. Questo mistero abbiamo
vissuto, questo lo conserviamo come dono non solo per noi
credenti ma anche per i non credenti che utilmente da questa
teologia della storia potranno avere motivi per pensare al
proprio tempo ed al futuro in un contesto che non veda il
tempo come una condanna ma come uno scenario dove da
protagonisti e co-registi si può costruire una vicenda di
giustizia e di amore.
Anno
III n.4, luglio/agosto 2005
©
copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004