MULIERIS DIGNITATEM
La Lettera Apostolica, Mulieris Dignitatem, del 15 agosto del 1988, rappresenta il grande dono fatto da Giovanni Paolo II alla Chiesa ed al mondo a conclusione dell’Anno Mariano.
La lettera rappresenta una meditazione profetica tra Occidente e Oriente, tra secondo e terzo millennio, al crocevia dei continenti e della storia, si radica nel principio creativo di Dio dal quale fluisce tutto ciò che esiste e vive. Essa è pervasa da un respiro universalistico che si basa sul fatto che “Dio affida alla donna in modo speciale l’uomo” (Mulieris Dignitatem, 30).
 
 


ARTE E SPIRITUALITÀ

MULIERIS DIGNITATEM: FEMMINILITÀ,
VIRTU’, PROVVIDENZA NELLE MISTICHE
E NELLE DONNE CONTEMPORANEE


di PAOLA RESTANI


“Vir a Deo mulieri singulariter concreditur”
Giovanni Paolo II


La Lettera Apostolica, Mulieris Dignitatem, del 15 agosto del 1988, rappresenta il grande dono fatto da Giovanni Paolo II alla Chiesa ed al mondo a conclusione dell’Anno Mariano.
La lettera rappresenta una meditazione profetica tra Occidente e Oriente, tra secondo e terzo millennio, al crocevia dei continenti e della storia, si radica nel principio creativo di Dio dal quale fluisce tutto ciò che esiste e vive. Essa è pervasa da un respiro universalistico che si basa sul fatto che “Dio affida alla donna in modo speciale l’uomo” (Mulieris Dignitatem, 30).
La Mulieris Dignitatem (d’ora innanzi M.D.) segna una vera e propria svolta nella cultura cristiana contemporanea sulla donna e costituisce per le altre culture un punto di confronto molto significativo. Il Papa attraverso tale lettera offre l’illuminazione della Parola di Dio in modo da rivelare il genio della femminilità secondo il progetto divino sia nel momento fondativo del principio sia in quello redentivo della novità evangelica. Il fondamento ultimo della donna, la sua vocazione e dignità, è Dio, poiché in Dio-Trinità c’è il donare e l’accogliere, il ricevere e l’offrire, la paternità (il maschile) e la tenerezza materna (il femminile).
La potenzialità del pianeta donna nella cultura moderna venne già intravista da Giovanni XXIII e da Paolo VI, negli ultimi anni è stata impressa una forte accelerazione al cammino della donna nel mondo, sia sul piano della riconosciuta pari dignità con l’uomo e dei medesimi diritti, sia sul piano della concreta presenza delle donne nei vari ambiti della vita: sociale, politico, culturale, ecclesiale.
Abbiamo ormai oltrepassato la fase della subordinazione della donna all’uomo e, superata quella più recente fondata sulla contrapposizione e conflittualità tra maschi e femmine, stiamo vivendo la fase caratterizzata non solo dalla reciprocità e dalla mutua comprensione tra i sessi, ma anche dalla riscoperta del ruolo della donna come luce e guida per l’umanità intera, come faro che illumina al riconoscimento di quei valori legati al genio femminile.
Il Papa, dunque, indica la via dell’umanità come unico percorso che permetta il superamento sia della subordinazione che della conflittualità, precisando: “Umanità significa chiamata alla comunione interpersonale” (M.D., 7). Più specificamente riguardo il rapporto marito-moglie, egli non sostiene la subordinazione della donna all’uomo, ma parla di “una sottomissione reciproca nel timore di Cristo” (Ef 5,21) e afferma: “tutte le ragioni della sottomissione della donna all’uomo nel matrimonio debbono essere interpretate nel senso di una reciproca sottomissione di ambedue nel timore di Cristo” (M.D.,24).
La meditazione papale, quindi, costituisce un convincente invito a scoprire il mistero della donna nella sua struttura essenziale come essere né subordinato né contrapposto all’uomo, ma a lui sostanzialmente unita nell’umanità. Si vuole guardare al futuro della donna che è anche futuro del genere umano. A tale proposito il filosofo russo Nikolaj Berdjaev diceva con ispirazione quasi profetica: “l’eterno femminino avrà un grande ruolo nel futuro della storia” [1]. E ancora Pavel Evdokimov in una conferenza sul Divenire del femminile secondo Nikolaj Berdjaev, sottolinea come l’uomo, guerriero e tecnico, disumanizza il mondo, mentre la donna, orante, lo umanizza nella sua qualità di madre che veglia su ogni forma umana, e aggiunge che di fronte ai problemi del nostro tempo, come la Vergine con il suo fiat, così la donna è predestinata a dire no, ad arrestare l’uomo ai bordi dell’abisso ed a mostrargli la sua vera vocazione [2]. Con la mente rivolta a Maria, la Theotókos, ma guardando a tutte le donne Evdokimov scriveva che proteggere il mondo, dando a questo un’anima, la propria anima, questa è la vocazione della donna [3].
Ripetiamo volentieri le parole del grande pensatore russo del secolo scorso, Vladjmir Solov’ev, il quale diceva circa il movimento femminile: “il significato del movimento femminile dei nostri giorni consiste nel preparare nuove portatrici di aromi per l’imminente risurrezione di tutta la cristianità” [4].
Sono numerosi i problemi che la questione femminile suscita nel nostro tempo, sarebbe interessante, ad esempio, cogliere le consonanze che esistono tra le indicazioni pontificie ed il sistema giuridico italiano. Basterà citare la Costituzione italiana che sancisce il principio dell’uguaglianza dell’uomo e della donna sul piano civile e politico, come pure la legge applicativa che nel 1975 ci ha dato il nuovo Diritto di Famiglia.
Anche se è possibile definire la Mulieris Dignitatem come il Vangelo della donna che Giovanni Paolo II ha voluto annunciare nel nostro tempo [5], sarebbe riduttivo non sottolineare che il contenuto della lettera riguardi e coinvolga l’intera umanità, uomini e donne. La M.D. apre un percorso di studio e ricerca di grande modernità poiché non si tratta di un documento astorico, come ha rilevato una certa critica preconcetta o comunque superficiale, bensì di un documento metastorico, perché affronta questioni universali e perenni che interessano tutti e sempre.
A questa universalità, modernità e profondità, il Papa giunge attraverso una contemplazione biblico-teologica di fronte al mistero della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio e sessuata non accidentalmente, bensì come modalità sostanziale del suo stesso esistere. In tal modo scrive il Papa la creazione dell’essere umano come uomo e donna “prelude alla definitiva autorivelazione di Dio, Uno e Trino: unità vivente nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (M.D., 7).
Dio ha creato l’uomo e la donna a Sua immagine e somiglianza, ciascuno dei due gode di pari dignità. L’uomo, sia maschio che femmina, è una persona e, dunque, la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa. L’essere persona significa tendere alla realizzazione di sé e tale realizzazione non può compiersi se non mediante un dono sincero di sé all’altro. Da qui scaturisce il rapporto di “unità dei due”, l’uomo non può esistere solo, può esistere in relazione con un’altra persona umana, si tratta di una relazione reciproca: dell’uomo verso la donna e della donna verso l’uomo (M.D., 7). L’uomo realizza pienamente il suo essere persona nel dono alla donna, quest’ultima realizza il suo essere persona nel dono all’uomo, entrambi sono uguali dal punto di vista della dignità e dell’umanità, sono stati creati come unità dei due e per questo sono chiamati a vivere una comunione d’amore tale che rispecchi nel mondo la comunione d’amore che è in Dio e per la quale le Tre Persone si amano nel mistero della Trinità.
Questo, dunque, il messaggio centrale e caratterizzante di tutta la Lettera Apostolica cioè la reciprocità uomo-donna, tale principio esclude la sottomissione, la preminenza, la conflittualità e la contrapposizione, poiché si fonda sul dono sincero di sé, cioè l’io conquista pienamente se stesso nel tu, quindi l’altro diventa la potenziale felicità dell’io. “L’uomo - sia il maschio che la femmina - è l’unico essere nel mondo che Dio abbia voluto per se stesso: è una persona, è un soggetto che decide di sé. Al tempo stesso l’uomo, non può ritrovarsi pienamente se non mediante un dono sincero di sé (M.D., 18).
La reciprocità per le sue caratteristiche essenziali si lega all’essere donna e viene esplicata in tutti i ruoli da essa ricoperti, non solo diviene accoglienza della madre nei confronti del bambino, ma anche della sposa nei confronti del marito e della donna nella società nei riguardi di qualsiasi altro essere umano nella gratuità e nel servizio, qualità tipiche dell’animo femminile. Il Papa insiste sui ruoli di vergine, sposa e madre, non come molti critici hanno rilevato, per confinare e limitare la donna dentro categorie, ma per evocare “una ricchezza sconfinata dai molteplici volti” [6] ben esemplificata dalla figura della Vergine, Madre di Dio e Madre della storia. Maria: tutto ha inizio con il suo assenso e continua dimostrando la personalità di donna forte che non visse passivamente remissiva, ripiegata nel suo ruolo di madre del Salvatore, ma con profonda umiltà definendosi “serva del signore” (Lc 1,38) non esitò a proclamare ed a favorire la fede nella comunità apostolica.
La donna nei confronti della civiltà necessita di una più efficace sintesi fra le valenze della personalità femminile: la valenza della affettività e della maternità, quella personale e domestica, sociale, la dimensione umana e soprannaturale. La realizzazione armonica della personalità femminile è un dovere che la donna ha nei confronti di se stessa in relazione alla propria dignità ed alla qualità della vita [7].
La M.D. non parla primariamente del ruolo della donna nella società o nel mondo del lavoro, ma suggerisce la riflessione sulla centralità dell’essere donna e sulla sua dignità. Sia l’emancipazione della donna che la parità tra i sessi, operate in nome di principi politici e sociali, hanno messo in ombra le esigenze dell’essere e messo da parte la complementarietà, caratteristica fondante i rapporti uomo-donna. Infatti, la Lettera Apostolica propone una esaltazione della differenza tra uomo e donna, affermando che le risorse femminili non sono minori di quelle maschili, ma certamente diverse. “La donna dunque, come del resto anche l’uomo, deve intendere la sua realizzazione come persona, la sua dignità e la sua vocazione sulla base di queste risorse, secondo la ricchezza della femminilità, … che eredita come espressione a lei peculiare della immagine e somiglianza con Dio” (M.D., 10).
Il Papa è consapevole che il genio della donna non abbia ancora detto tutto alla storia degli uomini ed alla comunità ecclesiale. La donna è detentrice di un principio attivo di civilizzazione che in unità con l’uomo potrà dispiegare nel mondo. Per meglio comprendere tale concetto basti pensare alle parole poste dall’evangelista sulle labbra di Maria dopo l’annunciazione, durante la sua visita ad Elisabetta: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1, 49). Esse riguardano certamente il concepimento del Figlio e anche la scoperta della propria umanità femminile, della eterna originalità della donna, così come Dio la volle, persona per se stessa, che si ritrova contemporaneamente mediante un dono sincero di sé (M.D., 11).
“La Bibbia ci convince del fatto che non si può avere una adeguata ermeneutica dell’uomo, ossia di ciò che è umano senza un adeguato ricorso a ciò che è femminile” (M.D., 22). La Lettera Apostolica non cristallizza il patrimonio di genialità della donna in una formula e neppure in un elenco di valori che sarebbero della donna e non dell’uomo, ma mette in risalto che il genio femminile consiste nella dimensione umana e nella carica interiore con cui questi valori sono vissuti. Collegata al genio femminile c’è la missione della donna. Quest’ultima è chiamata insieme con l’uomo ad edificare il mondo cristiano e civile proprio in virtù della sua sensibilità.
La Vergine rappresenta l’archetipo, il modello di donna a cui ispirarsi ed inoltre attraverso lei ogni credente può meglio comprendere l’essere donna e i valori legati alla femminilità. La parola rivelata mette in piena luce la dignità della donna indicando la sua vocazione nell’ordine dell’amore, della giustizia e della carità.
In primo luogo il Papa richiama la figura di Maria, la Madre di Dio, Theotókos, e mostra la straordinaria dignità cui Dio eleva la donna in Lei. Egli mette in evidenza come l’unione con Dio, cui sono chiamati tutti gli uomini, in Maria si realizzi nel modo più eminente: per questo Maria la donna, è la rappresentante di tutto il genere umano è il prototipo di ogni uomo e di ogni donna. D’altra parte nella Theotókos si attua -come afferma la M.D .- “una forma di unione con il Dio vivo, che può appartenere solo alla donna…:l’unione tra madre e figlio” (M.D., 4) [8].
Il Papa, dunque, presenta il disegno di Dio sull’uomo e sulla donna: creati ambedue a Sua immagine, non solo come singoli nella loro umanità, come unità dei due. La donna e l’uomo, in quanto persone, sono chiamate a vivere in reciproca comunione tra loro, nell’amore, nel modello di Dio che è Amore e che è unità nella Trinità. Nell’unità dei due l’uomo e la donna sono chiamati ad esistere reciprocamente l’uno per l’altro (M.D., 7). Ciascuno dei due si realizza pienamente soltanto “mediante un dono sincero di sé” (Gs 24). Il Papa sottolinea quanto sia significativo che già il primo annuncio della salvezza contenuto nel Protovangelo (Gn 3, 15) riguardi la donna e collega questo riferimento con l’alleanza nuova e definitiva che Dio stabilisce con l’umanità rivolgendosi ora non più a degli uomini, ma ad una donna. La donna per la sua singolare relazione con Maria è perciò chiamata in modo particolare a riflettere sulla terra l’amore, l’amore intratrinitario, a testimoniarlo e comunicarlo nel mondo [9].
Attraverso il mirabile esempio di Maria, il Papa delinea l’ethos della donna. “Vergine e Madre, Figlia del tuo Figlio” (Dante, ultimo canto del Paradiso), il Santo Padre va oltre vedendo la Vergine come la “piena di Grazia”, come l’“Arca dell’Alleanza e Donna dell’Apocalisse”, come archetipo e simbolo di tutta l’umanità. Infatti, Maria realizza nel modo più significativo la predestinazione soprannaturale all’unione con Dio elargita ad ogni uomo, diventando così il modello di tutto il genere umano. Allo stesso tempo, come anzidetto, la nascita di Cristo mette in luce una forma di unione che può essere propria solo della donna: l’unione tra madre e figlio.
Tutte noi siamo chiamate a dare il nostro assenso, il nostro fiat sull’esempio della Vergine, la logica di fondo è che la persona umana si realizza quanto più si dona. La donna trova la sua realizzazione fuori e dentro la famiglia, nel rapporto con gli altri, nell’arricchimento reciproco. In sintesi, due sono le principali tematiche poste in luce, la prima è la pari dignità della donna con l’uomo; la seconda è che la donna ha una speciale vocazione all’amore. Non che l’uomo non la possegga o che l’amore sia monopolio della sfera femminile, ma la donna possiede una predestinazione, una vocazione ed una sensibilità speciali per l’amore, la concretezza ed il sacrificio, in una parola per la carità. Questa è alla radice di ogni virtù perché sia tale.
La Lettera Apostolica non propone una visione platonica ed idealistica della donna, né tanto meno stilnovistica (donna angelicata), bensì esalta la donna concreta e reale nella sua totalità, il Papa addirittura le affida l’umanità del terzo millennio (M.D., 30-31). Oggi per lo più l’immaginario maschile, ma purtroppo anche una parte di quello femminile, è portato a vedere la vera realizzazione della donna come diva dello schermo, cover girl…oggetto di fantasticherie più o meno proibite, mai come donna concreta, quella vicina, la moglie, la madre, la fidanzata, la donna di tutti i giorni che è con noi realmente con le sue ansie e frustrazioni, le sue gioie e premure. La M.D. segna una svolta epocale decisiva: riconosce dignità alle donne proprio in virtù del loro essere, al di là delle loro funzioni o dei loro ruoli.
Non bisogna ritenere che la M.D. sia soltanto un inno di amore per la donna, infatti il Santo Padre esalta l’eterno femminino, ma pensa all’umanità in generale proponendo con forza ed allo stesso tempo delicatezza, il principio di reciprocità che lega l’uomo e la donna nell’amore. Il leit motiv di tutta la meditazione pontificia è quello dell’uguaglianza differenziata. L’umanità, tanto al maschile quanto al femminile, è creata ad immagine e somiglianza di Dio, sia l’uomo che la donna emergono dalla Parola come distinti, ma non separati, ciascuna totalità personale è chiamata da Dio a compiere la propria missione nel mondo e ad esistere reciprocamente l’uno per l’altro. Il Papa è consapevole che la salvezza dell’umanità non può venire dalla cultura della separatezza o della conflittualità tra i sessi e neppure dalla cultura della uguaglianza intesa come appiattimento delle differenze, la salvezza verrà solo dalla riscoperta dell’autentica uguaglianza differenziata.
Il magistero di Giovanni Paolo II evidenzia il timore che in un progresso unilaterale del mondo si nasconda il pericolo di una scomparsa graduale della sensibilità per l’essere umano. Quest’ultima si esplica nel rispetto per la vita dell’uomo in ogni sua fase: dalla vita nascente, alla vita nel suo corso normale, alla vita sofferente, alla vita morente. Il Papa affida al genio della donna la cura per l’essere umano, poiché la missione, particolarmente congeniale alla donna, consiste nell’amore. La donna di oggi non può sottrarsi a tale chiamata, deve rispondere alla sfida e mettere in gioco le capacità femminili con serietà e consapevolezza, non dimenticando che i sentieri dell’emancipazione economica, come di quella politica e sociale, passano per la via dell’emancipazione morale, vera fonte di libertà e dignità.
È nell’incontro con Cristo che si realizza pienamente la donna, S. Caterina da Siena, Rita da Cascia, sono state donne perfettamente riuscite poiché si sono lasciate illuminare dal messaggio di Cristo. Non è necessario diventare mistiche per far ciò, l’essere mistiche presuppone essere scelte e lasciarsi scegliere da Dio, non ci viene richiesto questo, bensì di accogliere ed aprirci alla vera essenza dell’essere donna mediante il dono sincero di sé. La logica del dono, se negata, porta l’essere umano a chiudersi in se stesso, a non trovare dentro di sé il senso della propria vita.
Gesù, riguardo alla donna, è rivoluzionario per il suo tempo, ma perfettamente in linea con il disegno del Padre. Infatti basti pensare all’episodio della Samaritana al pozzo di Sichem o al colloquio con Marta, sorella di Lazzaro, per non parlare del fatto che il Signore affida l’annuncio fondamentale ad una donna “Io sono la resurrezione”. L’atteggiamento di Cristo verso le donne è caratterizzato da una grande profondità e trasparenza, sceglie ognuna di loro e le ama come quell’unica ed irripetibile Imago Dei al femminile, poiché ognuna fin dal principio eredita la dignità di persona proprio come donna. Gesù valuta le donne non in base al loro ruolo sociale di madri o spose, ma sulla base della loro fede e disponibilità all’accoglienza. Fin dall’inizio della missione di Cristo, la donna mostra verso di Lui e verso il Suo mistero una particolare sensibilità che corrisponde ad una caratteristica propria e fondante della femminilità.
Mirabile esempio di questa “disponibilità verso il trascendente” sono le donne mistiche, in particolare in tale sede mi riferisco a S. Rita e S. Caterina per alcune loro caratteristiche peculiari.
S. Rita, vissuta alla fine del secolo XIV (nata 1381) e nella prima metà del secolo XV (morta nel 1447) nelle terre di Roccaporena e Cascia, riconosciuta ufficialmente Santa da Papa Leone XIII nel 1900, rappresenta un mirabile esempio di genio di santità, dove genio ricalca la semantica latina di geniale. L’icona ritiana della devozione popolare mette in luce una figura di donna “esempio non superabile d’ogni virtù femminile”. Ancora l’epigrafe di Terenzio Mariani, incisa sulla lapide marmorea della facciata della chiesa di S. Rita a Cascia, sintetizza le idealità evangeliche poste in essere da Rita come figlia, sposa, madre, vedova e monaca, cioè nei vari stati di vita possibili per una donna cristiana [10].
Risulta difficile collocare Rita tra le altre mistiche dell’Umbria, per lo più legate alla mistica francescana, alcuni non la considerano neppure una mistica, ma un riavvicinamento del mondo della cultura non potrà ignorare il suo genio di santità.
Le fonti della spiritualità della Santa possono rintracciarsi negli insegnamenti del Beato Simone Fidati, divenuto una delle grandi guide spirituali del tempo. Egli fondava la sua predicazione spirituale sull’imitazione di Cristo uomo e faceva leva sugli aspetti umani di Gesù e sulla Sua affettività. La obviatio (incontro con il Salvatore) è resa possibile dall’amore ed in particolare dalla carità, la sola via per giungere all’imitazione di Cristo. Proprio per queste caratteristiche tale predicazione ebbe particolarmente successo tra il pubblico femminile.
Rita vive la sua fede con nascosta fedeltà, esercita le sue virtù senza chiasso e con profondo riservo. Porta l’amore e il dialogo d’amore in tutti gli aspetti della sua vita, con i genitori, con il marito, con i figli, con i nemici, con le sorelle del monastero. La spiritualità agostiniana viene esplicata dalla santa nel continuo esercitarsi nell’amare Dio ed il prossimo secondo gli insegnamenti di Gesù. Due sono le virtù principali che spiccano analizzando la vita di Rita, una è la capacità di sofferenza nell’affrontare il dolore, l’altra è l’umiltà di perdonare e di riconciliarsi.
Quello che più ci colpisce è la normalità ed allo stesso tempo l’eccezionalità di questa donna, che ha realizzato con la sua vita la capacità di amare in ogni suo ruolo. La gente comune ha da sempre intuito questo ed ha apprezzato il pudore dal quale la “santa degli impossibili” a tutt’oggi è velata.
Rita di Roccaporena è stata un genio di donna, un singolare modello di femminilità. Ricordando lei, la sposa, la madre, la vedova, la consacrata, vogliamo pensare a tutte quelle donne umili e nascoste proprio come lo fu Rita. Ella accolse, sull’esempio della Vergine, la sua vocazione di donna e seppe viverla in modo umilissimo.
Rita ha vissuto gli stati di vita coniugale e claustrale ed ha avuto pur nella modestia delle origini, una risonanza che ancora oggi attrae folle. Questa donna che ha sofferto la violenza del marito ed ha saputo amarlo ed aiutarlo, può richiamare al pensiero che la santità della donna è spiritualità di unione e di pacificazione. Rita risulta a distanza di secoli un esempio brillante di donna vittoriosa proprio per questa capacità di spegnere le violenze domestiche e quelle cittadine.
La Santa ha dimostrato di possedere la carità: la virtù principale per seguire l’esempio di Gesù; ella ha perdonato l’uccisore del marito, ha saputo amare e soffrire, realizzando la condizione necessaria per divenire artefice di pace ed unità.
Sia Rita che Caterina sono esseri perfetti nel momento in cui per forza dello Spirito Santo si immedesimano in Gesù. L’amore è la condizione necessaria a che si realizzi questa esperienza di trasformazione ed immedesimazione.
Al tempo di Rita il Papa stesso si era messo in ascolto della parola di una donna, Caterina da Siena, che lo invitava a ritornare a Roma lasciando la sede di Avignone. S. Caterina, nata nel 1347 e morta nel 1380, è stata proclamata Patrona d’Italia nel 1939 e nel 1999, Giovanni Paolo II, l’ ha proclamata compatrona d’Europa insieme con Brigida di Svezia e Teresa Benedetta della Croce. Ha in comune proprio con Brigida (nata nel 1303, canonizzata nel 1391) l’impegno sociale, politico, civile. Le mistiche Rita, Brigida (anch’ella, come la Santa casciana, fu sposa, vedova e poi canonizzata), Caterina, hanno intensamente amato ed agito, le accomuna l’essere molto attive nella società del loro tempo.
Caterina vede Dio ebbro d’amore per l’uomo, per lui perdutamente innamorato e disposto per amore a perdonargli qualsiasi cosa. Alla base della mistica di Caterina c’è, dunque, una fede sconfinata nella misericordia di Dio. L’altro aspetto caratterizzante la mistica della Santa è la profezia che viene da lei esercitata di fronte e contro l’ufficio ecclesiastico. Già Ildegarda di Bingen aveva svincolato il carisma profetico dalla tutela ecclesiastica, ma ella era una badessa, invece Caterina era una laica, approdata dopo varie vicissitudini al terzo ordine di S. Domenico.
L’opera cateriniana per eccellenza è il Dialogo, in quanto costituisce non solo la sintesi del suo pensiero, ma anche il testo base della sua laurea in Dottore della Chiesa, lei che, analfabeta, aveva prodigiosamente imparato a leggere e a scrivere. Il Dialogo si svolge come un monologo di Dio, principio e fine di tutte le cose. Il presupposto fondamentale è che tutto procede dal Padre per il Figlio per opera dello Spirito Santo. Lo scopo di Caterina è l’unione con Dio, aspira a meglio conoscere per più amare, ella è la mistica della luce e della conoscenza. L’opera offre una dottrina di ascesi spirituale che porti alla attenzione la verità di Dio quale farmaco potente di fronte al mondo tormentato di allora. La vita di Caterina, la sua attività, le sue parole e le sue opere ebbero come scopo principale quello di stimolare il cuore degli uomini ad amare sempre di più Dio e quello di allontanarsi dal peccato.
“Innamorati figliola della mia provvidenza” [11], una delle parti più interessanti del Dialogo è quella sulla Divina Provvidenza che tende a condurre l’umanità mediante l’obbedienza e la luce di Dio. La Provvidenza non manca mai all’uomo, purché questi la voglia ricevere. La venuta di Cristo per la nostra salvezza è la manifestazione più grande del Disegno Divino, e Maria e la sua capacità di intercedere per gli uomini ne sono una parte fondamentale.
Nel Dialogo vengono esaltate tutte le virtù tradizionali, ma in particolare l’umiltà, l’obbedienza e soprattutto la virtù preminente tra le altre cioè la carità. Grazie ad essa l’uomo può donarsi e lasciarsi amare pienamente da Dio.
Gesù è il mediatore universale dell’azione provvidenziale di Dio, è l’oggetto primario di essa. L’incarnazione del Verbo nel seno di Maria è l’avvenimento per eccellenza. Gesù ha voluto eccellere nella carità e anche per noi la Provvidenza divina si preoccupa prima di tutto della carità manifestandosi nella figura della madre. Ella è la prima Provvidenza data da Dio ad ogni essere umano. Dio, facendosi uomo, ha voluto avere bisogno di Maria-madre, non tanto materialmente, quanto affettivamente e spiritualmente. Colui che doveva portare tutto agli uomini ha, dunque, ricevuto da loro, nella persona di Maria, il primo nutrimento, il latte della tenerezza umana e anche la prima ed unica protezione [12]. Il ruolo della Vergine è unico; il sentimento materno è stato in lei elevato fino ad essere una partecipazione dell’amore del Padre per il Figlio [13]. Inoltre, attraverso Maria la Provvidenza Divina si manifesta in tutta la sua dolcezza e tenerezza, infatti per mezzo della sua intercessione, sempre ispirata da Dio, qualsiasi uomo può disporre la propria anima a ricevere la grazia: “Ella è come un’esca, posta dalla mia bontà per prendere le creature umane” [14].
Dio, come ci insegna la Bibbia, inteso come Padre e Madre, manifesta la sua tenerezza ed il suo amore con la Provvidenza. Essa si occupa dell’uomo in quanto egli è una persona, distinta ed unica, creata ad immagine di Dio. Ogni uomo è amato da Dio e può usufruire del Suo soccorso purché lo voglia visto che il Signore ha donato all’uomo il libero arbitrio che gli consente di scegliere fra il bene o il male. La Provvidenza è presente nella storia e nel mondo, la sua azione si esplica in modo generale, cioè universalmente, o in modo speciale, cioè verso il singolo. Dio non è responsabile del male o del peccato, è vero che potrebbe impedirli, ma a scapito della nostra libertà che è invece un bene incomparabile da cui dipende la possibilità di amare. Anche le sofferenze debbono essere lette in chiave provvidenziale, basti pensare che Cristo stesso ha salvato il mondo mediante la sua sofferenza e la sua morte. Semplicemente l’anoressia spirituale di un’anima impedisce di riconoscere la presenza intima e concreta di Dio nell’azione di aiuto provvidenziale.
Le creature possono e devono essere non solo le beneficiarie, ma gli strumenti della Provvidenza proprio come lo fu Cristo. Ed è a tutti i cristiani che il ruolo della Provvidenza è affidato in ogni momento e in tutti gli ambienti.
“Tutto è grazia”: tipico di Santa Teresa del Bambin Gesù sottolinea che nulla è passato in questa vita che non sia stato portatore di grazia. Questo è vero sia nell’apparenza dell’insuccesso e dell’abbandono sia nella felicità. Tutto è grazia se si ha totale fiducia in Dio e se si crede che nulla accade che Dio non voglia o non permetta. In Dio la volontà è l’amore, è questo amore che ispira l’azione provvidenziale. Coloro che accettano l’aiuto provvidenziale sono condotti per mano da Dio, Egli non riserva solo ai Santi il suo soccorso provvidenziale, ma a tutti. La Provvidenza è in azione per ogni uomo, nessuno è interamente abbandonato a se stesso, Dio penetra il cuore di ogni essere umano ed anche chi non sa che vi è un Dio vicino a sé sarà protetto e guidato.
In conclusione, la società ed i tempi ci mettono di fronte alla negazione della logica del dono sincero di sé, ciò porta l’uomo alla solitudine poiché diviene incapace di comprendere il senso profondo della sua esistenza senza la realizzazione di se stesso nel dono all’altro, inoltre l’impoverimento spirituale e la conseguente anoressia spirituale che avvilisce l’umanità, impediscono di riconoscere la presenza di Dio nel mondo. In tale scenario si inserisce la rivoluzionaria Lettera Apostolica del Papa che contiene un messaggio di speranza: la donna. A lei Dio affida l’intera umanità in virtù del suo carisma, cioè della sua speciale sensibilità nei confronti del genere umano. La donna è chiamata a prendere coscienza del suo ruolo, a sentirne la profonda responsabilità, e, sull’esempio della Vergine, a mettere al servizio dell’umanità quel “provvidenziale amore” che le è proprio in quanto unica Imago Dei al femminile.

NOTE
1 Un nouveau Moyen Age, Paris 1937, p.163.
2 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, p. 11.
3 La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book, Milano 1980, p.188.
4 I Tre Dialoghi, Milano 1975, p. 264.
5 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, p.9.
6 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, p.16.
7 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, p. 173 ss.
8 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, p. 27 .
9 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, pp. 28-29.
10 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem, Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero, Milano 1990, p. 140.
11 S. CATERINA DA SIENA, Il Dialogo, a cura di P. Angiolo Puccetti, Edizioni Cantagalli, Siena 2003, p.333.
12 J.M. NICOLAS, Provvidenza, Edizioni San Paolo, Milano 1999, p. 136.
13 J.M. NICOLAS, Provvidenza, Edizioni San Paolo, Milano 1999, p. 137.
14 S. CATERINA DA SIENA, Il Dialogo, a cura di P. Angiolo Puccetti, Edizioni Cantagalli, Siena 2003, p.320.

Anno III n.2, marzo/aprile 2005


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