|
|
|
|
| |
 |
| |
|
| |
|
| |
MULIERIS DIGNITATEM
La Lettera Apostolica, Mulieris Dignitatem, del 15 agosto
del 1988, rappresenta il grande dono fatto da Giovanni
Paolo II alla Chiesa ed al mondo a conclusione dell’Anno
Mariano.
La lettera rappresenta una meditazione profetica tra
Occidente e Oriente, tra secondo e terzo millennio, al
crocevia dei continenti e della storia, si radica nel
principio creativo di Dio dal quale fluisce tutto ciò che
esiste e vive. Essa è pervasa da un respiro
universalistico che si basa sul fatto che “Dio affida alla
donna in modo speciale l’uomo” (Mulieris Dignitatem, 30). |
| |
|
| |
ARTE E SPIRITUALITÀ
MULIERIS DIGNITATEM: FEMMINILITÀ,
VIRTU’, PROVVIDENZA NELLE MISTICHE
E NELLE DONNE CONTEMPORANEE
di PAOLA
RESTANI
“Vir a Deo mulieri singulariter concreditur”
Giovanni Paolo II
La Lettera Apostolica, Mulieris Dignitatem, del 15 agosto
del 1988, rappresenta il grande dono fatto da Giovanni
Paolo II alla Chiesa ed al mondo a conclusione dell’Anno
Mariano.
La lettera rappresenta una meditazione profetica tra
Occidente e Oriente, tra secondo e terzo millennio, al
crocevia dei continenti e della storia, si radica nel
principio creativo di Dio dal quale fluisce tutto ciò che
esiste e vive. Essa è pervasa da un respiro
universalistico che si basa sul fatto che “Dio affida alla
donna in modo speciale l’uomo” (Mulieris Dignitatem, 30).
La Mulieris Dignitatem (d’ora innanzi M.D.) segna una vera
e propria svolta nella cultura cristiana contemporanea
sulla donna e costituisce per le altre culture un punto di
confronto molto significativo. Il Papa attraverso tale
lettera offre l’illuminazione della Parola di Dio in modo
da rivelare il genio della femminilità secondo il progetto
divino sia nel momento fondativo del principio sia in
quello redentivo della novità evangelica. Il fondamento
ultimo della donna, la sua vocazione e dignità, è Dio,
poiché in Dio-Trinità c’è il donare e l’accogliere, il
ricevere e l’offrire, la paternità (il maschile) e la
tenerezza materna (il femminile).
La potenzialità del pianeta donna nella cultura moderna
venne già intravista da Giovanni XXIII e da Paolo VI,
negli ultimi anni è stata impressa una forte accelerazione
al cammino della donna nel mondo, sia sul piano della
riconosciuta pari dignità con l’uomo e dei medesimi
diritti, sia sul piano della concreta presenza delle donne
nei vari ambiti della vita: sociale, politico, culturale,
ecclesiale.
Abbiamo ormai oltrepassato la fase della subordinazione
della donna all’uomo e, superata quella più recente
fondata sulla contrapposizione e conflittualità tra maschi
e femmine, stiamo vivendo la fase caratterizzata non solo
dalla reciprocità e dalla mutua comprensione tra i sessi,
ma anche dalla riscoperta del ruolo della donna come luce
e guida per l’umanità intera, come faro che illumina al
riconoscimento di quei valori legati al genio femminile.
Il Papa, dunque, indica la via dell’umanità come unico
percorso che permetta il superamento sia della
subordinazione che della conflittualità, precisando:
“Umanità significa chiamata alla comunione interpersonale”
(M.D., 7). Più specificamente riguardo il rapporto
marito-moglie, egli non sostiene la subordinazione della
donna all’uomo, ma parla di “una sottomissione reciproca
nel timore di Cristo” (Ef 5,21) e afferma: “tutte le
ragioni della sottomissione della donna all’uomo nel
matrimonio debbono essere interpretate nel senso di una
reciproca sottomissione di ambedue nel timore di Cristo” (M.D.,24).
La meditazione papale, quindi, costituisce un convincente
invito a scoprire il mistero della donna nella sua
struttura essenziale come essere né subordinato né
contrapposto all’uomo, ma a lui sostanzialmente unita
nell’umanità. Si vuole guardare al futuro della donna che
è anche futuro del genere umano. A tale proposito il
filosofo russo Nikolaj Berdjaev diceva con ispirazione
quasi profetica: “l’eterno femminino avrà un grande ruolo
nel futuro della storia” [1]. E ancora Pavel Evdokimov in
una conferenza sul Divenire del femminile secondo Nikolaj
Berdjaev, sottolinea come l’uomo, guerriero e tecnico,
disumanizza il mondo, mentre la donna, orante, lo umanizza
nella sua qualità di madre che veglia su ogni forma umana,
e aggiunge che di fronte ai problemi del nostro tempo,
come la Vergine con il suo fiat, così la donna è
predestinata a dire no, ad arrestare l’uomo ai bordi
dell’abisso ed a mostrargli la sua vera vocazione [2]. Con
la mente rivolta a Maria, la Theotókos, ma guardando a
tutte le donne Evdokimov scriveva che proteggere il mondo,
dando a questo un’anima, la propria anima, questa è la
vocazione della donna [3].
Ripetiamo volentieri le parole del grande pensatore russo
del secolo scorso, Vladjmir Solov’ev, il quale diceva
circa il movimento femminile: “il significato del
movimento femminile dei nostri giorni consiste nel
preparare nuove portatrici di aromi per l’imminente
risurrezione di tutta la cristianità” [4].
Sono numerosi i problemi che la questione femminile
suscita nel nostro tempo, sarebbe interessante, ad
esempio, cogliere le consonanze che esistono tra le
indicazioni pontificie ed il sistema giuridico italiano.
Basterà citare la Costituzione italiana che sancisce il
principio dell’uguaglianza dell’uomo e della donna sul
piano civile e politico, come pure la legge applicativa
che nel 1975 ci ha dato il nuovo Diritto di Famiglia.
Anche se è possibile definire la Mulieris Dignitatem come
il Vangelo della donna che Giovanni Paolo II ha voluto
annunciare nel nostro tempo [5], sarebbe riduttivo non
sottolineare che il contenuto della lettera riguardi e
coinvolga l’intera umanità, uomini e donne. La M.D. apre
un percorso di studio e ricerca di grande modernità poiché
non si tratta di un documento astorico, come ha rilevato
una certa critica preconcetta o comunque superficiale,
bensì di un documento metastorico, perché affronta
questioni universali e perenni che interessano tutti e
sempre.
A questa universalità, modernità e profondità, il Papa
giunge attraverso una contemplazione biblico-teologica di
fronte al mistero della persona umana, creata ad immagine
e somiglianza di Dio e sessuata non accidentalmente, bensì
come modalità sostanziale del suo stesso esistere. In tal
modo scrive il Papa la creazione dell’essere umano come
uomo e donna “prelude alla definitiva autorivelazione di
Dio, Uno e Trino: unità vivente nella comunione del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo” (M.D., 7).
Dio ha creato l’uomo e la donna a Sua immagine e
somiglianza, ciascuno dei due gode di pari dignità.
L’uomo, sia maschio che femmina, è una persona e, dunque,
la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa.
L’essere persona significa tendere alla realizzazione di
sé e tale realizzazione non può compiersi se non mediante
un dono sincero di sé all’altro. Da qui scaturisce il
rapporto di “unità dei due”, l’uomo non può esistere solo,
può esistere in relazione con un’altra persona umana, si
tratta di una relazione reciproca: dell’uomo verso la
donna e della donna verso l’uomo (M.D., 7). L’uomo
realizza pienamente il suo essere persona nel dono alla
donna, quest’ultima realizza il suo essere persona nel
dono all’uomo, entrambi sono uguali dal punto di vista
della dignità e dell’umanità, sono stati creati come unità
dei due e per questo sono chiamati a vivere una comunione
d’amore tale che rispecchi nel mondo la comunione d’amore
che è in Dio e per la quale le Tre Persone si amano nel
mistero della Trinità.
Questo, dunque, il messaggio centrale e caratterizzante di
tutta la Lettera Apostolica cioè la reciprocità
uomo-donna, tale principio esclude la sottomissione, la
preminenza, la conflittualità e la contrapposizione,
poiché si fonda sul dono sincero di sé, cioè l’io
conquista pienamente se stesso nel tu, quindi l’altro
diventa la potenziale felicità dell’io. “L’uomo - sia il
maschio che la femmina - è l’unico essere nel mondo che
Dio abbia voluto per se stesso: è una persona, è un
soggetto che decide di sé. Al tempo stesso l’uomo, non può
ritrovarsi pienamente se non mediante un dono sincero di
sé (M.D., 18).
La reciprocità per le sue caratteristiche essenziali si
lega all’essere donna e viene esplicata in tutti i ruoli
da essa ricoperti, non solo diviene accoglienza della
madre nei confronti del bambino, ma anche della sposa nei
confronti del marito e della donna nella società nei
riguardi di qualsiasi altro essere umano nella gratuità e
nel servizio, qualità tipiche dell’animo femminile. Il
Papa insiste sui ruoli di vergine, sposa e madre, non come
molti critici hanno rilevato, per confinare e limitare la
donna dentro categorie, ma per evocare “una ricchezza
sconfinata dai molteplici volti” [6] ben esemplificata
dalla figura della Vergine, Madre di Dio e Madre della
storia. Maria: tutto ha inizio con il suo assenso e
continua dimostrando la personalità di donna forte che non
visse passivamente remissiva, ripiegata nel suo ruolo di
madre del Salvatore, ma con profonda umiltà definendosi
“serva del signore” (Lc 1,38) non esitò a proclamare ed a
favorire la fede nella comunità apostolica.
La donna nei confronti della civiltà necessita di una più
efficace sintesi fra le valenze della personalità
femminile: la valenza della affettività e della maternità,
quella personale e domestica, sociale, la dimensione umana
e soprannaturale. La realizzazione armonica della
personalità femminile è un dovere che la donna ha nei
confronti di se stessa in relazione alla propria dignità
ed alla qualità della vita [7].
La M.D. non parla primariamente del ruolo della donna
nella società o nel mondo del lavoro, ma suggerisce la
riflessione sulla centralità dell’essere donna e sulla sua
dignità. Sia l’emancipazione della donna che la parità tra
i sessi, operate in nome di principi politici e sociali,
hanno messo in ombra le esigenze dell’essere e messo da
parte la complementarietà, caratteristica fondante i
rapporti uomo-donna. Infatti, la Lettera Apostolica
propone una esaltazione della differenza tra uomo e donna,
affermando che le risorse femminili non sono minori di
quelle maschili, ma certamente diverse. “La donna dunque,
come del resto anche l’uomo, deve intendere la sua
realizzazione come persona, la sua dignità e la sua
vocazione sulla base di queste risorse, secondo la
ricchezza della femminilità, … che eredita come
espressione a lei peculiare della immagine e somiglianza
con Dio” (M.D., 10).
Il Papa è consapevole che il genio della donna non abbia
ancora detto tutto alla storia degli uomini ed alla
comunità ecclesiale. La donna è detentrice di un principio
attivo di civilizzazione che in unità con l’uomo potrà
dispiegare nel mondo. Per meglio comprendere tale concetto
basti pensare alle parole poste dall’evangelista sulle
labbra di Maria dopo l’annunciazione, durante la sua
visita ad Elisabetta: “Grandi cose ha fatto in me
l’Onnipotente” (Lc 1, 49). Esse riguardano certamente il
concepimento del Figlio e anche la scoperta della propria
umanità femminile, della eterna originalità della donna,
così come Dio la volle, persona per se stessa, che si
ritrova contemporaneamente mediante un dono sincero di sé
(M.D., 11).
“La Bibbia ci convince del fatto che non si può avere una
adeguata ermeneutica dell’uomo, ossia di ciò che è umano
senza un adeguato ricorso a ciò che è femminile” (M.D.,
22). La Lettera Apostolica non cristallizza il patrimonio
di genialità della donna in una formula e neppure in un
elenco di valori che sarebbero della donna e non
dell’uomo, ma mette in risalto che il genio femminile
consiste nella dimensione umana e nella carica interiore
con cui questi valori sono vissuti. Collegata al genio
femminile c’è la missione della donna. Quest’ultima è
chiamata insieme con l’uomo ad edificare il mondo
cristiano e civile proprio in virtù della sua sensibilità.
La Vergine rappresenta l’archetipo, il modello di donna a
cui ispirarsi ed inoltre attraverso lei ogni credente può
meglio comprendere l’essere donna e i valori legati alla
femminilità. La parola rivelata mette in piena luce la
dignità della donna indicando la sua vocazione nell’ordine
dell’amore, della giustizia e della carità.
In primo luogo il Papa richiama la figura di Maria, la
Madre di Dio, Theotókos, e mostra la straordinaria dignità
cui Dio eleva la donna in Lei. Egli mette in evidenza come
l’unione con Dio, cui sono chiamati tutti gli uomini, in
Maria si realizzi nel modo più eminente: per questo Maria
la donna, è la rappresentante di tutto il genere umano è
il prototipo di ogni uomo e di ogni donna. D’altra parte
nella Theotókos si attua -come afferma la M.D .- “una
forma di unione con il Dio vivo, che può appartenere solo
alla donna…:l’unione tra madre e figlio” (M.D., 4) [8].
Il Papa, dunque, presenta il disegno di Dio sull’uomo e
sulla donna: creati ambedue a Sua immagine, non solo come
singoli nella loro umanità, come unità dei due. La donna e
l’uomo, in quanto persone, sono chiamate a vivere in
reciproca comunione tra loro, nell’amore, nel modello di
Dio che è Amore e che è unità nella Trinità. Nell’unità
dei due l’uomo e la donna sono chiamati ad esistere
reciprocamente l’uno per l’altro (M.D., 7). Ciascuno dei
due si realizza pienamente soltanto “mediante un dono
sincero di sé” (Gs 24). Il Papa sottolinea quanto sia
significativo che già il primo annuncio della salvezza
contenuto nel Protovangelo (Gn 3, 15) riguardi la donna e
collega questo riferimento con l’alleanza nuova e
definitiva che Dio stabilisce con l’umanità rivolgendosi
ora non più a degli uomini, ma ad una donna. La donna per
la sua singolare relazione con Maria è perciò chiamata in
modo particolare a riflettere sulla terra l’amore, l’amore
intratrinitario, a testimoniarlo e comunicarlo nel mondo
[9].
Attraverso il mirabile esempio di Maria, il Papa delinea
l’ethos della donna. “Vergine e Madre, Figlia del tuo
Figlio” (Dante, ultimo canto del Paradiso), il Santo Padre
va oltre vedendo la Vergine come la “piena di Grazia”,
come l’“Arca dell’Alleanza e Donna dell’Apocalisse”, come
archetipo e simbolo di tutta l’umanità. Infatti, Maria
realizza nel modo più significativo la predestinazione
soprannaturale all’unione con Dio elargita ad ogni uomo,
diventando così il modello di tutto il genere umano. Allo
stesso tempo, come anzidetto, la nascita di Cristo mette
in luce una forma di unione che può essere propria solo
della donna: l’unione tra madre e figlio.
Tutte noi siamo chiamate a dare il nostro assenso, il
nostro fiat sull’esempio della Vergine, la logica di fondo
è che la persona umana si realizza quanto più si dona. La
donna trova la sua realizzazione fuori e dentro la
famiglia, nel rapporto con gli altri, nell’arricchimento
reciproco. In sintesi, due sono le principali tematiche
poste in luce, la prima è la pari dignità della donna con
l’uomo; la seconda è che la donna ha una speciale
vocazione all’amore. Non che l’uomo non la possegga o che
l’amore sia monopolio della sfera femminile, ma la donna
possiede una predestinazione, una vocazione ed una
sensibilità speciali per l’amore, la concretezza ed il
sacrificio, in una parola per la carità. Questa è alla
radice di ogni virtù perché sia tale.
La Lettera Apostolica non propone una visione platonica ed
idealistica della donna, né tanto meno stilnovistica
(donna angelicata), bensì esalta la donna concreta e reale
nella sua totalità, il Papa addirittura le affida
l’umanità del terzo millennio (M.D., 30-31). Oggi per lo
più l’immaginario maschile, ma purtroppo anche una parte
di quello femminile, è portato a vedere la vera
realizzazione della donna come diva dello schermo, cover
girl…oggetto di fantasticherie più o meno proibite, mai
come donna concreta, quella vicina, la moglie, la madre,
la fidanzata, la donna di tutti i giorni che è con noi
realmente con le sue ansie e frustrazioni, le sue gioie e
premure. La M.D. segna una svolta epocale decisiva:
riconosce dignità alle donne proprio in virtù del loro
essere, al di là delle loro funzioni o dei loro ruoli.
Non bisogna ritenere che la M.D. sia soltanto un inno di
amore per la donna, infatti il Santo Padre esalta l’eterno
femminino, ma pensa all’umanità in generale proponendo con
forza ed allo stesso tempo delicatezza, il principio di
reciprocità che lega l’uomo e la donna nell’amore. Il leit
motiv di tutta la meditazione pontificia è quello
dell’uguaglianza differenziata. L’umanità, tanto al
maschile quanto al femminile, è creata ad immagine e
somiglianza di Dio, sia l’uomo che la donna emergono dalla
Parola come distinti, ma non separati, ciascuna totalità
personale è chiamata da Dio a compiere la propria missione
nel mondo e ad esistere reciprocamente l’uno per l’altro.
Il Papa è consapevole che la salvezza dell’umanità non può
venire dalla cultura della separatezza o della
conflittualità tra i sessi e neppure dalla cultura della
uguaglianza intesa come appiattimento delle differenze, la
salvezza verrà solo dalla riscoperta dell’autentica
uguaglianza differenziata.
Il magistero di Giovanni Paolo II evidenzia il timore che
in un progresso unilaterale del mondo si nasconda il
pericolo di una scomparsa graduale della sensibilità per
l’essere umano. Quest’ultima si esplica nel rispetto per
la vita dell’uomo in ogni sua fase: dalla vita nascente,
alla vita nel suo corso normale, alla vita sofferente,
alla vita morente. Il Papa affida al genio della donna la
cura per l’essere umano, poiché la missione,
particolarmente congeniale alla donna, consiste
nell’amore. La donna di oggi non può sottrarsi a tale
chiamata, deve rispondere alla sfida e mettere in gioco le
capacità femminili con serietà e consapevolezza, non
dimenticando che i sentieri dell’emancipazione economica,
come di quella politica e sociale, passano per la via
dell’emancipazione morale, vera fonte di libertà e
dignità.
È nell’incontro con Cristo che si realizza pienamente la
donna, S. Caterina da Siena, Rita da Cascia, sono state
donne perfettamente riuscite poiché si sono lasciate
illuminare dal messaggio di Cristo. Non è necessario
diventare mistiche per far ciò, l’essere mistiche
presuppone essere scelte e lasciarsi scegliere da Dio, non
ci viene richiesto questo, bensì di accogliere ed aprirci
alla vera essenza dell’essere donna mediante il dono
sincero di sé. La logica del dono, se negata, porta
l’essere umano a chiudersi in se stesso, a non trovare
dentro di sé il senso della propria vita.
Gesù, riguardo alla donna, è rivoluzionario per il suo
tempo, ma perfettamente in linea con il disegno del Padre.
Infatti basti pensare all’episodio della Samaritana al
pozzo di Sichem o al colloquio con Marta, sorella di
Lazzaro, per non parlare del fatto che il Signore affida
l’annuncio fondamentale ad una donna “Io sono la
resurrezione”. L’atteggiamento di Cristo verso le donne è
caratterizzato da una grande profondità e trasparenza,
sceglie ognuna di loro e le ama come quell’unica ed
irripetibile Imago Dei al femminile, poiché ognuna fin dal
principio eredita la dignità di persona proprio come
donna. Gesù valuta le donne non in base al loro ruolo
sociale di madri o spose, ma sulla base della loro fede e
disponibilità all’accoglienza. Fin dall’inizio della
missione di Cristo, la donna mostra verso di Lui e verso
il Suo mistero una particolare sensibilità che corrisponde
ad una caratteristica propria e fondante della
femminilità.
Mirabile esempio di questa “disponibilità verso il
trascendente” sono le donne mistiche, in particolare in
tale sede mi riferisco a S. Rita e S. Caterina per alcune
loro caratteristiche peculiari.
S. Rita, vissuta alla fine del secolo XIV (nata 1381) e
nella prima metà del secolo XV (morta nel 1447) nelle
terre di Roccaporena e Cascia, riconosciuta ufficialmente
Santa da Papa Leone XIII nel 1900, rappresenta un mirabile
esempio di genio di santità, dove genio ricalca la
semantica latina di geniale. L’icona ritiana della
devozione popolare mette in luce una figura di donna
“esempio non superabile d’ogni virtù femminile”. Ancora
l’epigrafe di Terenzio Mariani, incisa sulla lapide
marmorea della facciata della chiesa di S. Rita a Cascia,
sintetizza le idealità evangeliche poste in essere da Rita
come figlia, sposa, madre, vedova e monaca, cioè nei vari
stati di vita possibili per una donna cristiana [10].
Risulta difficile collocare Rita tra le altre mistiche
dell’Umbria, per lo più legate alla mistica francescana,
alcuni non la considerano neppure una mistica, ma un
riavvicinamento del mondo della cultura non potrà ignorare
il suo genio di santità.
Le fonti della spiritualità della Santa possono
rintracciarsi negli insegnamenti del Beato Simone Fidati,
divenuto una delle grandi guide spirituali del tempo. Egli
fondava la sua predicazione spirituale sull’imitazione di
Cristo uomo e faceva leva sugli aspetti umani di Gesù e
sulla Sua affettività. La obviatio (incontro con il
Salvatore) è resa possibile dall’amore ed in particolare
dalla carità, la sola via per giungere all’imitazione di
Cristo. Proprio per queste caratteristiche tale
predicazione ebbe particolarmente successo tra il pubblico
femminile.
Rita vive la sua fede con nascosta fedeltà, esercita le
sue virtù senza chiasso e con profondo riservo. Porta
l’amore e il dialogo d’amore in tutti gli aspetti della
sua vita, con i genitori, con il marito, con i figli, con
i nemici, con le sorelle del monastero. La spiritualità
agostiniana viene esplicata dalla santa nel continuo
esercitarsi nell’amare Dio ed il prossimo secondo gli
insegnamenti di Gesù. Due sono le virtù principali che
spiccano analizzando la vita di Rita, una è la capacità di
sofferenza nell’affrontare il dolore, l’altra è l’umiltà
di perdonare e di riconciliarsi.
Quello che più ci colpisce è la normalità ed allo stesso
tempo l’eccezionalità di questa donna, che ha realizzato
con la sua vita la capacità di amare in ogni suo ruolo. La
gente comune ha da sempre intuito questo ed ha apprezzato
il pudore dal quale la “santa degli impossibili” a tutt’oggi
è velata.
Rita di Roccaporena è stata un genio di donna, un
singolare modello di femminilità. Ricordando lei, la
sposa, la madre, la vedova, la consacrata, vogliamo
pensare a tutte quelle donne umili e nascoste proprio come
lo fu Rita. Ella accolse, sull’esempio della Vergine, la
sua vocazione di donna e seppe viverla in modo umilissimo.
Rita ha vissuto gli stati di vita coniugale e claustrale
ed ha avuto pur nella modestia delle origini, una
risonanza che ancora oggi attrae folle. Questa donna che
ha sofferto la violenza del marito ed ha saputo amarlo ed
aiutarlo, può richiamare al pensiero che la santità della
donna è spiritualità di unione e di pacificazione. Rita
risulta a distanza di secoli un esempio brillante di donna
vittoriosa proprio per questa capacità di spegnere le
violenze domestiche e quelle cittadine.
La Santa ha dimostrato di possedere la carità: la virtù
principale per seguire l’esempio di Gesù; ella ha
perdonato l’uccisore del marito, ha saputo amare e
soffrire, realizzando la condizione necessaria per
divenire artefice di pace ed unità.
Sia Rita che Caterina sono esseri perfetti nel momento in
cui per forza dello Spirito Santo si immedesimano in Gesù.
L’amore è la condizione necessaria a che si realizzi
questa esperienza di trasformazione ed immedesimazione.
Al tempo di Rita il Papa stesso si era messo in ascolto
della parola di una donna, Caterina da Siena, che lo
invitava a ritornare a Roma lasciando la sede di Avignone.
S. Caterina, nata nel 1347 e morta nel 1380, è stata
proclamata Patrona d’Italia nel 1939 e nel 1999, Giovanni
Paolo II, l’ ha proclamata compatrona d’Europa insieme con
Brigida di Svezia e Teresa Benedetta della Croce. Ha in
comune proprio con Brigida (nata nel 1303, canonizzata nel
1391) l’impegno sociale, politico, civile. Le mistiche
Rita, Brigida (anch’ella, come la Santa casciana, fu
sposa, vedova e poi canonizzata), Caterina, hanno
intensamente amato ed agito, le accomuna l’essere molto
attive nella società del loro tempo.
Caterina vede Dio ebbro d’amore per l’uomo, per lui
perdutamente innamorato e disposto per amore a perdonargli
qualsiasi cosa. Alla base della mistica di Caterina c’è,
dunque, una fede sconfinata nella misericordia di Dio.
L’altro aspetto caratterizzante la mistica della Santa è
la profezia che viene da lei esercitata di fronte e contro
l’ufficio ecclesiastico. Già Ildegarda di Bingen aveva
svincolato il carisma profetico dalla tutela
ecclesiastica, ma ella era una badessa, invece Caterina
era una laica, approdata dopo varie vicissitudini al terzo
ordine di S. Domenico.
L’opera cateriniana per eccellenza è il Dialogo, in quanto
costituisce non solo la sintesi del suo pensiero, ma anche
il testo base della sua laurea in Dottore della Chiesa,
lei che, analfabeta, aveva prodigiosamente imparato a
leggere e a scrivere. Il Dialogo si svolge come un
monologo di Dio, principio e fine di tutte le cose. Il
presupposto fondamentale è che tutto procede dal Padre per
il Figlio per opera dello Spirito Santo. Lo scopo di
Caterina è l’unione con Dio, aspira a meglio conoscere per
più amare, ella è la mistica della luce e della
conoscenza. L’opera offre una dottrina di ascesi
spirituale che porti alla attenzione la verità di Dio
quale farmaco potente di fronte al mondo tormentato di
allora. La vita di Caterina, la sua attività, le sue
parole e le sue opere ebbero come scopo principale quello
di stimolare il cuore degli uomini ad amare sempre di più
Dio e quello di allontanarsi dal peccato.
“Innamorati figliola della mia provvidenza” [11], una
delle parti più interessanti del Dialogo è quella sulla
Divina Provvidenza che tende a condurre l’umanità mediante
l’obbedienza e la luce di Dio. La Provvidenza non manca
mai all’uomo, purché questi la voglia ricevere. La venuta
di Cristo per la nostra salvezza è la manifestazione più
grande del Disegno Divino, e Maria e la sua capacità di
intercedere per gli uomini ne sono una parte fondamentale.
Nel Dialogo vengono esaltate tutte le virtù tradizionali,
ma in particolare l’umiltà, l’obbedienza e soprattutto la
virtù preminente tra le altre cioè la carità. Grazie ad
essa l’uomo può donarsi e lasciarsi amare pienamente da
Dio.
Gesù è il mediatore universale dell’azione provvidenziale
di Dio, è l’oggetto primario di essa. L’incarnazione del
Verbo nel seno di Maria è l’avvenimento per eccellenza.
Gesù ha voluto eccellere nella carità e anche per noi la
Provvidenza divina si preoccupa prima di tutto della
carità manifestandosi nella figura della madre. Ella è la
prima Provvidenza data da Dio ad ogni essere umano. Dio,
facendosi uomo, ha voluto avere bisogno di Maria-madre,
non tanto materialmente, quanto affettivamente e
spiritualmente. Colui che doveva portare tutto agli uomini
ha, dunque, ricevuto da loro, nella persona di Maria, il
primo nutrimento, il latte della tenerezza umana e anche
la prima ed unica protezione [12]. Il ruolo della Vergine
è unico; il sentimento materno è stato in lei elevato fino
ad essere una partecipazione dell’amore del Padre per il
Figlio [13]. Inoltre, attraverso Maria la Provvidenza
Divina si manifesta in tutta la sua dolcezza e tenerezza,
infatti per mezzo della sua intercessione, sempre ispirata
da Dio, qualsiasi uomo può disporre la propria anima a
ricevere la grazia: “Ella è come un’esca, posta dalla mia
bontà per prendere le creature umane” [14].
Dio, come ci insegna la Bibbia, inteso come Padre e Madre,
manifesta la sua tenerezza ed il suo amore con la
Provvidenza. Essa si occupa dell’uomo in quanto egli è una
persona, distinta ed unica, creata ad immagine di Dio.
Ogni uomo è amato da Dio e può usufruire del Suo soccorso
purché lo voglia visto che il Signore ha donato all’uomo
il libero arbitrio che gli consente di scegliere fra il
bene o il male. La Provvidenza è presente nella storia e
nel mondo, la sua azione si esplica in modo generale, cioè
universalmente, o in modo speciale, cioè verso il singolo.
Dio non è responsabile del male o del peccato, è vero che
potrebbe impedirli, ma a scapito della nostra libertà che
è invece un bene incomparabile da cui dipende la
possibilità di amare. Anche le sofferenze debbono essere
lette in chiave provvidenziale, basti pensare che Cristo
stesso ha salvato il mondo mediante la sua sofferenza e la
sua morte. Semplicemente l’anoressia spirituale di
un’anima impedisce di riconoscere la presenza intima e
concreta di Dio nell’azione di aiuto provvidenziale.
Le creature possono e devono essere non solo le
beneficiarie, ma gli strumenti della Provvidenza proprio
come lo fu Cristo. Ed è a tutti i cristiani che il ruolo
della Provvidenza è affidato in ogni momento e in tutti
gli ambienti.
“Tutto è grazia”: tipico di Santa Teresa del Bambin Gesù
sottolinea che nulla è passato in questa vita che non sia
stato portatore di grazia. Questo è vero sia
nell’apparenza dell’insuccesso e dell’abbandono sia nella
felicità. Tutto è grazia se si ha totale fiducia in Dio e
se si crede che nulla accade che Dio non voglia o non
permetta. In Dio la volontà è l’amore, è questo amore che
ispira l’azione provvidenziale. Coloro che accettano
l’aiuto provvidenziale sono condotti per mano da Dio, Egli
non riserva solo ai Santi il suo soccorso provvidenziale,
ma a tutti. La Provvidenza è in azione per ogni uomo,
nessuno è interamente abbandonato a se stesso, Dio penetra
il cuore di ogni essere umano ed anche chi non sa che vi è
un Dio vicino a sé sarà protetto e guidato.
In conclusione, la società ed i tempi ci mettono di fronte
alla negazione della logica del dono sincero di sé, ciò
porta l’uomo alla solitudine poiché diviene incapace di
comprendere il senso profondo della sua esistenza senza la
realizzazione di se stesso nel dono all’altro, inoltre
l’impoverimento spirituale e la conseguente anoressia
spirituale che avvilisce l’umanità, impediscono di
riconoscere la presenza di Dio nel mondo. In tale scenario
si inserisce la rivoluzionaria Lettera Apostolica del Papa
che contiene un messaggio di speranza: la donna. A lei Dio
affida l’intera umanità in virtù del suo carisma, cioè
della sua speciale sensibilità nei confronti del genere
umano. La donna è chiamata a prendere coscienza del suo
ruolo, a sentirne la profonda responsabilità, e,
sull’esempio della Vergine, a mettere al servizio
dell’umanità quel “provvidenziale amore” che le è proprio
in quanto unica Imago Dei al femminile.
NOTE
1 Un nouveau Moyen Age, Paris 1937, p.163.
2 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, p. 11.
3 La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book, Milano
1980, p.188.
4 I Tre Dialoghi, Milano 1975, p. 264.
5 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, p.9.
6 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, p.16.
7 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, p. 173 ss.
8 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, p. 27 .
9 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, pp. 28-29.
10 AA.VV., Donna: genio e missione, Atti del convegno
nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e
dall’Università Cattolica sulla Mulieris Dignitatem,
Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989, Vita e Pensiero,
Milano 1990, p. 140.
11 S. CATERINA DA SIENA, Il Dialogo, a cura di P. Angiolo
Puccetti, Edizioni Cantagalli, Siena 2003, p.333.
12 J.M. NICOLAS, Provvidenza, Edizioni San Paolo, Milano
1999, p. 136.
13 J.M. NICOLAS, Provvidenza, Edizioni San Paolo, Milano
1999, p. 137.
14 S. CATERINA DA SIENA, Il Dialogo, a cura di P. Angiolo
Puccetti, Edizioni Cantagalli, Siena 2003, p.320.
Anno
III n.2, marzo/aprile 2005
©
copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004
|
|
|