PARADIGMI
MARIA,
LA MADRE PIU BELLA.
LA "CIFRA" MARIANA NEL PENSARE
DI TEODORICO
MORETTI-COSTANZI
di RAFFAELE
VERTUCCI
Maria è “Theotokos”
Quando
mi hanno invitato a svolgere questo “dialogo” confesso che ho avuto tanto timore
ad accettare, chiedendomi subito se ero in grado di procedere in simile “fatica”:
mi hanno confortato, è vero, ma sostenere un “dialogo”, una “conversazione” sulla
Madre di Dio mi sembrava davvero al di là delle mie forze oltre che possibilità!
Al tutto si aggiunga l’altro particolare per niente trascurabile, che simile “conversazione”
nasce da un invito a svolgerla presso Tuoro sul Trasimeno, luogo e ambiente di
Teodorico Moretti-Costanzi, il pensatore che forse più di tutti ha inciso nel
e per il mio “meditare” (per usare un termine tanto caro a proprio al filosofo
umbro), in occasione del decennale della sua morte. Spesso dunque nella preparazione
ed elaborazione di questo testo mi sono sentito impotente, quasi privo di forze…perciò
ho invocato a più riprese aiuto per andare avanti in un lavoro che vuole essere,
perciò, solo una testimonianza. Sono andato avanti e spero veramente di portare
una testimonianza “mariana” breve ma intensa, perché credo che tali, brevi ma
intensi e dunque pieni di un silenzio “sostanziale”, siano i colloqui tra Maria
e suo Figlio, tra Maria e suo Padre! La forza di continuare intanto mi veniva
data oltre che da persone a me vicine e da situazioni che non esito a rivelare
“strane”, anche da una serie di circostanze e coincidenze, prima fra tutte la
morte di Karol Wojtyla, il quale da Papa (Giovanni Paolo II) scelse uno stemma
privo di immagini che era composto proprio dalla “M” di Maria e dal motto: Totus
tuus nel tempo e nell’eternità, motto questo preso appunto da una formula di consacrazione
a Maria, contenuta nel Trattato sulla perfetta devozione alla santissima Vergine
Maria del santo francese Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716)1: «Io sono
tutto tuo, ed ogni mia concezione o cosa appartiene a te. Ti pongo al centro di
ogni mia realtà. Offrimi il tuo cuore, o Maria». Lette queste parole per me sconvolgenti,
ho continuato a chiederi: tutto tuo perché? Come si fa ad affidarsi così totalmente
a qualcun altro? La risposta credo sia in colui che ci accoglie, perché si può
essere veramente “tutti” solo di una “madre! La “madre” che è un punto cardinale,
che è per ogni uomo una “radura”: infatti nel cuore della madre si trova sempre
la certezza di un amore libero, autentico, sincero, anche se fallibile e limitato.
Con lei non ci si deve difendere o stare in guardia, non ci si deve pavoneggiare
o mascherarsi o camuffarsi, perché in colei che ci ha generati c’è una sorta di
radura appunto, di freschezza, di semplicità, di pace. È per questo che grande
è la vocazione vera delle mamme! Affidarsi a Maria perciò significa affidarsi
alla Madre di tutte le madri che è anche Madre di tutte le vite apparse, quelle
di prima, quelle di quel tempo, e di quelle che vennero poi e che verranno: «Forse
non fu una scelta, fu l’assommarsi in me d’ogni altra madre che avesse detto sì
e avesse ogni figlio deciso da mio Figlio, da lui assunto in sé la forma, le mani,
gli occhi, l’anima, lo sguardo, i nove mesi, la giovinezza, gli anni e il mutar
così del viso?[…]tutte le vite intere dei suoi figli negli interi lo movimenti,
furono ugualmente necessarie perché Figlio alfine si facesse[…] La mia maternità
fu di tutte le vite somma, fusione ed unità»2. Maria dunque è genitrice e più
ancora è Madre di Dio: ella fin dal Concilio di Efeso del 431, è infatti Theotokos
(già per Cirillo patriarca di Alessandria e per la cristologia alessandrina) ossia
è “Madre di Dio” a sottolineare l’elemento divino nel Cristo:«Confessiamo dunque
che il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto
uomo, composto di anima razionale e di corpo, generato dal Padre prima dei secoli
secondo la divinità, nato per noi e per la nostra salvezza alla fine dei giorni
dalla vergine Maria secondo l’umanità, consustanziale al padre secondo la divinità
e consostanziale a noi secondo l’umanità. È avvenuta l’unione di due nature e
perciò confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore. Concependo
questa unione senza confusione confessiamo dunque che la santa Vergine è Madre
di Dio essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo e avendo unito a sé fin
dal concepimento il tempio assunto da essa»3. Maria è dunque Madre di Dio, «non
perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto l’origine del suo essere
dalla santa Vergine, ma perché da essa nacque il santo corpo dotato di anima razionale,
a cui unito sostanzialmente, ecco perché si dice che il Verbo è nato secondo la
carne»4. Questa fede «ce l’hanno trasmessa i divini discepoli…così abbiamo imparato
a pensare dai santi padri. E in verità il nostro padre Atanasio di santa memoria,
che adornò la sede di Alessandria per interi quarantasei anni, scrivendo un libro
sulla santa e consostanziale Trinità nel terzo discorso qua e là chiama la santa
vergine Madre di Dio[…] Che cosa si vedrebbe dunque di più nella santa Vergine
rispetto alle altre donne, quando si dice che ha partorito l’Emmanuele? Non vi
sarebbe niente di sconveniente se si preferisse chiamare la madre di ciascun unto
“madre di cristo”. Ma vi è grande differenza e per le incomparabili diversità
di gloria e di preminenza del nostro Salvatore va distinto tutto ciò che si riferisce
a noi[…] Dunque, mentre tutti gli altri, come ho detto, possono a buon diritto
essere detti “cristi” per essere stati unti, soltanto Cristo è vero Dio, l’Emmanuele.
Non sbaglierebbe chi volesse dire che le madri degli altri erano “madri di cristo”,
ma non erano “madri di Dio”. Unica tra loro la santa Vergine è intesa e viene
detta contemporaneamente “madre di Cristo” e “Madre di Dio”. Non ha generato,
infatti, un semplice uomo come noi, ma il Verbo da Dio Padre, incarnato e fatto
uomo»5. In questa direzione acquista senso il Totus tuus di Papa Giovanni Paolo
II, che non è un semplice atto di devozione pietistica, poiché essere tutto di
Maria equivale a voler essere tutto di Cristo6. Sant’Efrem Siro, altro grande
Padre d’Oriente come Cirillo d’Alessandria, perciò usa i Madrashe per rivolgersi
alla Madonna che è vista sempre negli ineffabili legami con il Figlio, il Cristo,
per cui “è diventata umile ed alta più che creatura”:
«La
Vergine mi invita a cantare
il suo ineffabile mistero,
che tremebondo contemplo.
Figlio
di Dio, dammi Tu l’aiuto
Perché, arricchendo la cetra, io dipinga
il bellissimo
volto di tua Madre»7
E
ancora “altissimo” Sant’Efrem si rivolge a Dio:
«Canterò
per tua grazia, o Signore,
inni fioriti alla Vergine Maria,
che Madre per
miracolo divenne,
serbando intatto il fiore verginale.
Sia lode a Colui
che la prescelse»8
Perciò
Maria è Madre di Dio e Madre di Cristo ancorché più oltre ella riceve la vita
da colui al quale ella stessa, nell’ordine della generazione terrena, diede la
vita come madre. La liturgia infatti non esita a chiamarla genitrice del suo genitore,
e a salutarla con le parole che Dante Alighieri pone in bocca a san Bernardo:
“figlia del tuo Figlio” (Redemptoris mater, 10): al termine della quotidiana liturgia
delle Ore, infatti, s’innalza questa invocazione della Chiesa a Maria:«O alma
Madre del Redentore, porta sempre aperta del cielo e stella del mare, soccorri
il tuo popolo che cade, ma pur anela a risorgere. Tu hai generato nello stupore
di tutto il creato, il tuo santo Genitore». Nello stupore di tutto il creato!
Queste parole dell’antifona esprimono quello stupore della fede che accompagna
il mistero della maternità divina di Maria. Quanto mirabilmente lontano si è spinto
Dio, creatore e signore di tutte le cose, nella “rivelazione di sè stesso” all’uomo!
Quanto chiaramente egli ha superato tutti gli spazi di quell’infinita distanza
che separa il creatore dalla creatura! Se in sé stesso rimane ineffabile e imperscrutabile,
ancor più imperscrutabile e ineffabile è nella realtà dell’incarnazione del Verbo
che si è fatto uomo mediante la Vergine di Nazareth. Al centro di questo mistero,
nel vivo di questo stupore di fede, sta Maria! Ella che nel mistero di Cristo
è già presente prima della creazione del mondo, come colei che il Padre ha scelto
come Madre del suo Figlio nell’Incarnazione e insieme al Padre l’ha scelta il
Figlio, affidandola eternamente allo Spirito di santità. Maria infatti è in modo
del tutto speciale ed eccezionale unita a Cristo, e parimenti è amata in questo
Figlio diletto eternamente, nel quale si concentra tutta la gloria della grazia
(Redemptoris, 8). Per tutto ciò Maria è madre dell’uomo a cui è lecito rivolgersi
così come osava fare Karol Woityla: «Insegnaci il raccoglimento, l’interiorità;
dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e la parola di Dio. Insegnaci
la necessità della meditazione, della vita interiore personale, della preghiera
che Dio solo vede nel segreto»9. Perciò «sii tu la nostra Madre e la nostra sorella
in ogni momento della vita»10 e sii «Madre della Chiesa[…]Ottieni per noi la grazia
di rinnovarci sempre, attraverso tutta la bellezza della testimonianza data alla
croce e alla risurrezione del tuo Figlio»11.
Maria è “vera” donna
Tra
le varie “coincidenze” che intanto mi hanno spinto a continuare questo lavoro
c’è stato inoltre anche quello di trovarci ad esistere in un anno in sé particolare,
il 2005 appunto, e cioè l’anno del 150° anniversario della proclamazione del Dogma
dell’Immacolata concezione ad opera di papa Pio IX: Lei, la Tutta Santa, che fu
preservata dal peccato fin dal suo concepimento! Così è scritto nella Bolla Ineffabilis
del 1854: «Noi dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina con cui si
afferma che la Beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione,
per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in considerazione dei meriti
di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni
macchia di colpa originale, è una dottrina rivelata da Dio e deve essere, per
questa ragione, fermamente e costantemente creduta da tutti i fedeli» (Ds. 2803).
L’immunità da ogni macchia di colpa originale comporta come positiva conseguenza
l’immunità totale da ogni peccato, e la proclamazione della perfetta santità di
Maria: infatti la formulazione negativa del privilegio romano, condizionata dalle
precedenti controversie sviluppatesi in Occidente sulla colpa originale, deve
sempre essere completata dalla enunciazione positiva della santità di Maria, più
esplicitamente sottolineata nella tradizione orientale (si immunità anche dalla
concupiscenza, anche se Pio IX non vi fa direttamente riferimento). Concessa per
singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, la preservazione dal peccato
originale costituisce un favore divino assolutamente gratuito, che Maria ha ottenuto
fin dal primo momento della sua esistenza. Esso inoltre è unico (il dogma non
ce lo dice chiaramente ma lo lascia intuire), e l’unicità la si troverà esplicitata
nell’Enciclica Fulgens Corona, del 1953, dove il papa Pio XII parla di “privilegio
molto singolare che non è mai stato accordato ad altra persona” (AAS 45/1953-580),
escludendo così la possibilità di attribuirlo anche a san Giuseppe. Maria inoltre
ha ricevuto la singolare grazia dell’immacolato concepimento “in considerazione
dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano”, cioè della sua universale
azione redentrice. Nel testo della definizione dogmatica non viene espressamente
dichiarato che Maria è stata redenta, ma la stessa Bolla Ineffabilis afferma altrove
che ella “è stata riscattata nel modo più sublime”. Questa è la straordinaria
verità: Cristo fu il redentore di sua Madre ed esercitò in lei la sua azione redentiva
“in modo perfettissimo” (Fulgens Corona 45/581), sin dal primo momento dell’esistenza.
Del resto il Concilio Vaticano II ha poi proclamato che la Chiesa “ammira ed esalta
in Maria il frutto più eccellente della Redenzione” (Sacrosanctum Concilium, 103).
Questa dottrina solennemente proclamata, viene dunque qualificata come dottrina
rivelata da Dio12. Maria è perciò la Vergine Madre che dona al mondo Cristo: ella
« è Vergine regale che, destinata a portare in grembo la santa prole, concepisce
il figlio, Uomo-Dio, prima con la mente che con il corpo. E perché, ignara del
consiglio superno, non si spaventi per una inaspettata gravidanza, apprende dal
colloquio con l’angelo quel che lo Spirito Santo deve operare in lei . Ella non
crede che sia offesa al pudore il diventare quanto prima genitrice di Dio. Colei
a cui è promessa la fecondità per opera dell’Altissimo, come potrebbe dubitare
del nuovo modo di concepire? La sua fede, già perfetta, è rafforzata con l’attestazione
di un precedente miracolo: una insperata fecondità è data a Elisabetta, perché
non si dubiti che darà figliolanza alla Vergine chi ha già concesso alla sterile
di poter concepire». (Leone Magno, Primo discorso tenuto nel Natale del Signore)13.
La Concezione, perciò, è prima nella fede e poi nel grembo: è questa la potenza
del “pio assenso”, quel “si” pronunciato da Maria (Luca 1, 38), che è «consapevolezza
della pienezza di un piano di coscienza che supera appunto quello conoscitivo
come la densità del mistero supera ogni umana possibilità di approccio»14, pur
essendo preceduto da una perplessità, una domanda e un dialogo. Pertanto è una
risposta consapevole e forte che libera la gioia di un’adesione convinta: «per
ogni autentico credente e pensante, l’intera filosofia, si esaurisce nello sforzo
di dare voce adeguata e »Elisabetta quello che l’angelo le aveva detto in segreto
e questa l’ebbe proclamata beata perché aveva creduto all’adempimento della profezia
e dell’insegnamento che aveva ascoltato, allora Maria fece zampillare questo frutto
soave delle parole dell’angelo e di Elisabetta: “Benedici, anima mia, il Signore!”».
A ciò Elisabetta disse: “Beata colei che crede”»15. Davvero come ci ricorda anche
una sura dello stesso Corano la prima persona ad essere beata è Maria la credente:
«Lei si conservò vergine, così che noi alitammo in lei il nostro Spirito; credette
alle parole del suo Signore e ai suoi libri, e fu una delle donne più obbedienti»
(Sura 66, 12)16. Maria la credente che è anche la serva (in greco dulè)17: «La
più onorevole creatura presso Dio è Adamo, che Dio creò con le proprie mani e
alla quale egli insegnò tutti i nomi; e la più onorevole delle sue serve presso
di lui è Maria, che ha conservato la sua verginità e in cui egli soffiò del proprio
Spirito»18. E ancora, Romano il Melode scrive: «O angelo, si compia in me, si
compia la tua parola. Io sono serva di colui che ti ha inviato. Spiegami ciò che
vuole; abiterà in me, mi custodirà, affinché ciascuno mi dica: “Rallegrati sposa
non sposata!”19». Per questo in Maria la femminilità è immessa nel cuore stesso
della redenzione e vi trova il suo autentico luogo teologico e ontologico poiché
ella è Signora del mondo, anzi la terra è il corpo di Maria che è il tempio in
cui è stato deposto “il seme”; sentiamo, a questo proposito la Maria di Testori
« Il Corpo entrò di tutti i corpi. Felice dello schianto, felice di sentirmi da
lui voluta, da Lui così baciata ed abbracciata, violata e insieme intera rispettata,
avuta e mai insieme posseduta, caddi giù a terra…[Mi sentii in quell’attimo] piena
di carne, sì, ma altra; la Sua e nostra; la carne dentro ogni tempo perché fuori,
dentro ogni spazio perché senza alcuna dimensione. Ferita, sì, dell’essermi fatta
Sua volontà. [La mia carne] viveva nella Sua che tutti attendevamo. Si riempiva
di Lui che era Spirito eterno, eterno fiato e diventava sangue, vene, grumo di
muscoli, ossa, feto. Il mio corpo del suo fiume si faceva alveo, greto»20. E ancora
la Maria di Testori urla: «Il disegno, la luce che m’aveva penetrata era, ecco,
una spada. Vedi, anche la mia carne, accettando di essere suo grembo veniva ferita,
lacerata»21. L’Incarnazione del Cristo, “questa immacolata nascita” passa dunque
per il “consenso” di Maria, la “sposa non sposata”: e lei con il Magnificat (che
forse è anche già canto per il dolore del Figlio sulla Croce)22 esulta per il
dono della salvezza ma insieme rifiuta la potenza, la presunzione, l’autosufficienza
(è l’umile esaltazione dei poveri di spirito, di piccoli, di coloro che credono):
«
Coro
“Ma questa verità cos’era
in Te?
Come si formò?
Come
la sentisti?
O come apparve?”
Maria
“Amarla fu
sapendo
di non saperla mai[…].
Amarla sapendo
che soltanto non sapendola
era
in me, si realizzava e forma finalmente diventava.
Potevo solo dire:
credo-
ed esisteva,
esiste, esisterà[…]
Più che saperlo
Ero da Lui saputa”»23
Dopo il Sì di Maria perciò il Padre (che ha già contemplato il pio assenso poiché
l’uomo è da sempre cogitor) “entra” nella sua donna che non è (“più”) femmina
umana caduta, ma creatura rivelata che “rigenera”, disgelandolo, tutto il genere
femminile. Ella è signora, grande dama, Madonna appunto24. Da ciò proprio emergerà,
come considererà bellamente Moretti-Costanzi, il Medioevo cavalleresco, “figlio
legittimo del cristianesimo” e perciò “rivelatore della femminilità”25: qui infatti
l’apparire della donna ha per condizione indispensabile l’elevatezza di chi la
guarda. Ella non è sposa di chi la ama, ma è ancora testimonianza di “sposa non
sposata”, quasi come Maria, perché amarla significa considerarla in sé e per sé,
significa purificarsi in lei da ogni senso patologico umano troppo umano, nel
modo richiesto dalla sua bellezza e significa saperla eterna, possedibile solo
nel Regno dei Cieli dove non ci sono più mogli e mariti: «In questo senso la Madonna
celeste siede su di un trono il cui fondamento è il nostro mondo, esteticamente
graziato, dove le Madonne terrestri che passeggiano[…] quelle - che sono un retaggio
della rivelazione edenica di s. Francesco, del Perugino, del Pinturicchio - che
hanno come sfondo il paesaggio del Lago Trasimeno con i pioppi aerei delle sue
sponde in un’atmosfera di grande serenità, sorridono, con un sorriso che testimonia
e insieme annunzia»26. Annunzia il Figlio: in questo senso forse Gregorio Magno
coglie ancora di più il senso femminile e dunque materno di Maria poiché, oltre
ad essere “sposa non sposata”, il suo seno “fu la stanza nuziale di tale sposo
[del Figlio]. Perciò il salmista dice:”Nel sole ha posto la sua tenda ed egli
è come sposo che esce dalla stanza” (Salmo 72, 1). Dio, nell’incarnazione, uscì
come uno sposo dalla stanza nuziale, perché venne dal seno incorrotto della Vergine
per unire a sé la Chiesa»27. Dunque la Chiesa, ovvero i cum-scientes per usare
proprio una terminologia morettiana, sono la vera “sposa” del Figlio per cui «il
Padre fece un banchetto di nozze[…] quando, nel mistero dell’incarnazione, unì
a lui la santa Chiesa»28.
Maria: la più “bella” tra le donne
Come
già anticipavo, nel Pensare di T. Moretti-Costanzi, da cui principalmente trae
occasione simile “meditazione”, alla luce di quella che è la grande lezione recepita
dai Padri, emerge il volto materno del divino: la Madonna, quella che il Cristo
chiama Donna (Gv. 19, 26), la Donna dell’“ora” (il grande tema del Vangelo di
Giovanni) che anticipa quello della redenzione (Gv. 2, 1-10), la Donna che, come
nuova Eva, è il culmine della creazione e compagna dell’uomo e che è manifestazione
massima della bellezza della donna che si diffonde come profumo di nardo in tutto
il mondo (Gv. 12, 4-5) e segno-vertice dell’autentica femminilità cristiana29.
La Madonna come “nuova” Eva! Ma perché? perché Maria dà alla luce senza il concorso
di un uomo, così in principio Eva nacque da Adamo senza che vi fosse un incontro
“carnale”; Eva però mise al mondo Caino, che poi uccise, Maria mise al mondo il
vivificatore; Eva però, mise al mondo colui che poi sparse il sangue di suo fratello,
Maria mise al mondo colui il cui sangue fu sparso per i suoi fratelli; Eva, però,
vide colui che tremava e fuggiva a causa della maledizione della terra, Maria
vide colui che, avendo assunto la maledizione, l’inchiodò sulla croce30. Entrambe
però sono state raggiunte da una “parola” foriera di conseguenze: per Eva era
“chiacchiera”, per Maria, invece, la terra assetata a “causa” di Eva, era Parola
sostanziale da accogliere e custodire! Dio infatti volle creare con la Madonna
un’immagine della sua assoluta bellezza e mostrarla nella sua purezza agli angeli
e agli uomini: così creò costei, la “Tutta bella”, radunando tutti gli ornamenti
di tutti i beni, visibili e invisibili, che aveva distribuito per adornare l’universo
al tempo della creazione. Più ancora. Dio operò in lei una fusione di tutte le
bellezze, divine, angeliche e umane, superiore a entrambi i mondi e più alta fonte
per essi di ornamento31. “Perciò” Ella “è abitata” dalla Rivelazione che è disvelamento,
dall’ombra del peccato, dello stato originario della chiarità edenica, di cui
era foriera la Vera Eva (ossia la Eva dell’inizio), di cui ricostituisce il ripristino
e il compimento! Maria dunque concepisce il Cristo fin dall’inizio della visita
dell’angelo, e cioè innanzitutto attraverso il suo orecchio: Egli “entra” in Lei
attraverso una Parola tuonante, ma che poi si fa silenzio, e piangendo ne è esce32!
In questo senso Maria è la Donna dell’ascolto, e in questo è già massimamente
madre ovvero Donna “mistica”: infatti credo che la mistica si dia nel momento
di un attento ascoltare e chi è capace di ascoltare è aperto al nuovo che gli
viene detto, si apre all’inatteso33. Ella ascolta la Parola e ne è “penetrata”:
qui emerge tutta la sessualità “rivelata” di Maria, poiché in lei vi è concepimento
senza unione “carnale” si, ma attraverso un’unione “com-penetrante” che è reale
e dunque “corporale”! Infatti poiché il Padre imprime in lei la sua forma e la
sua figura, nel ventre di Maria, non solo vi è unione, ma anche concepimento di
forma34: «Il Re dell’Universo […]non manifestò la sua presenza attraverso caligine
o fuoco, come fece per Mosé, colui che vide Dio, né attraverso turbine e nube,
come fece per il profeta Elia, ma senza nulla nel mezzo, senza velo alcuno, la
potenza dell’Altissimo coprì con la sua ombra il grembo purissimo e virginale,
senza che nulla si frapponesse, né aria, né etere, né alcuno degli elementi sensibili
o soprasensibili»35. Non si tratta di un’ombra che discende, però, ma, come già
scritto in precedenza, di un’unione reale: «[…] Poiché la natura di chi fa ombra
è quella di imprimere la sua forma e la sua figura in chi l’ombra la riceve, nel
ventre di Maria vi fu concepimento di forma, e colui che prese forma dalla potenza
dell’Altissimo e da quel grembo santissimo e virginale, era il Verbo di Dio fatto
carne»36. La terra della carne umana allora, che era stata maledetta nel primo
uomo che aveva disobbedito, nel parto della Beata Vergine produce un germe benedetto,
un Uomo Nuovo: da lì in poi, per la stessa origine spirituale, per ogni uomo che
rinasce, l’acqua del battesimo è come un “utero vergine”37, poiché lo stesso Spirito,
che riempì anche la Vergine, riempie il fonte battesimale. Quel santo concepimento
insomma esclude il peccato! Su questo Fondamento si insatura il pensare di Moretti-Costanzi,
che è un ritorno al volto, al sorriso, alle movenze, al corpo! Sacralità mondana
del senso, svelato e rivelato dal Cristo vivo, nella sua positività qualitativa:
la terra è paradiso finché paradisiaco è chi la vive e diventa fisica, materiale,
soggetta a morte quando la coscienza si depaupera. Cristo, originatosi dalla Maria
che è Madre e Figlia insieme Sua, è Rivelatore del vero mondo (velato dalla piattitudine
e dalla convenzionalità) e Redentore dalla cecità del mondo. Ecco perché il corpo
è diverso dalla carne (San Paolo, Lettera ai Galati, V, 17-21), anzi è il suo
opposto: la carne è un deficit, è sarx, una frattura di quel medesimo Essere cui
attiene lo spirito come grado massimo di qualità. Il corpo perciò ha una positività
di coscienza, che è il sensibile: saranno i mistici medievali ad accorgersi di
ciò che li fa dire di Dio: Summe sensibilis. Dio: Principio fondante di una mondanità
qualificata38. Proprio perciò rivelatore del vero mondo, riconquistabile sotto
lo strato della piattitudine che lo vela! Maria, la Madre delle madri perché figlia
di Figlio, quindi rappresenta il “ripristino” in interiore dello status edenico,
ed ella è dolce e forte, mite e autonoma, contemplante (Luca 10, 39) ed ha in
sé tutte le migliori virtù: trepidazione, moderazione e prudenza (Luca, 1, 29)
e inoltre obbedienza (Luca 1, 38)39. Qui davvero si percepisce la Maria che ama,
che crede, che intuisce, in una parola si è di fronte a colei che è bella massimamente,
sia quando esulta con pia umiltà nel Magnificat, sia quando piange sotto la Croce:
poiché ella è “icona del Mistero” (Teresa d’Avila40) e cioè è la Madre del Redentore
che è Bello: «la bellezza infatti è un aspetto essenzialissimo del suo divino
rivelarsi e [insieme] la luce in cui lo videro, riconoscendolo, gli occhi rapiti
della Maddalena e di Maria (la contemplante)!».41 Come ci suggerisce il grande
monaco Gregorio Palamas però, dopo il terremoto che fece rotolare la pietra dell’ingresso
del sepolcro e apparve “il giardiniere”42, tutte le donne convenute, compresa
Maria Maddalena, una volta rianimatesi “subito pensarono alla fuga”. Invece la
Madre di Dio, impavida, esultò di gioia a quella vista: per lei per prima, di
fatto, si era aperta quella tomba portatrice di vita, per lei per prima e per
mezzo di lei, tutto per l’uomo si era aperto, “quanto è in alto, nel cielo, e
quanto è in basso, sulla terra; per lei l’angelo manda dal cielo lampi così fulgidi»43.
«A me pare- continua il Palamas- che Maria Maddalena avesse ancora paura e così
le donne che fino a quel momento erano andate al sepolcro con lei; non avevano
infatti ancora compreso le parole dell’angelo [Gabriele], né avevano la forza
di cogliere perfettamente quella luce»44. Invece la Madre di Dio vide non solo
il sepolcro vuoto, come tutte le altre, ma anche, disposti in ordine, i lini della
sepoltura, i quali testimoniavano il risveglio di colui che era stato sepolto45.
Inoltre ella provò una grande gioia poiché sola aveva compreso le parole dell’angelo
[“è risorto” aveva detto] udite assieme a Maria Maddalena, e lei stessa si era
fatta tutta luce in quanto perfettamente pura e, per volere di Dio, piena di grazia!
Ella è perciò la prima che vede e riconosce il risorto! Perciò Maria è sempre
di una bellezza fondamentale, poiché è ella stessa Figlia del Principio del Bello,
che la costituisce e ce la offre in atto come altrettanta unicità! Di questa “mistica
bellezza”46 il Re dell’universo si innamora, lei che è bella in modo incomparabile
e perciò unica, perché è donna che viene ritrovata con il suo sesso, il suo corpo
(orecchie-udito, occhi-vista, ventre-tatto) e per così dire con il suo nome personale,
nella significanza costitutiva di un Essere che li comporti tutti ab eterno: sesso
e singolarità personale47. E tale Essere è Valore, Verità oltre che Bellezza proprio
perché è un Essere di Coscienza, e cioè di DIO! In questo senso Maria dunque è
bella non perché è mediatrice ma perché è ella stessa splendore della Verità,
e simile splendore illumina a sua volta tutta la terra:: infatti «Colui al quale
nell’alto dei cieli era stato affidato il compito di salutare48 la santissima
Maria, non di renderla feconda, come udì quello che diceva la Vergine, le rispose:
“Hai detto, o Santa, che i prodigi antichi richiedevano una qualche mediazione;
l’attuale prodigio è più grande, per cui non c’è bisogno di mediatore. Io sono
un angelo e non mi è stato affidato il compito di fare da mediatore di un tale
prodigio; come potrebbe farlo un povero mortale?Un tempo il bastone e il profeta
Mosé sono stati delle figure; oggi risplende su di te la Verità, ed è per questo
che sono venuto a dirti: Rallegrati, sposa non sposata!”»49. E preso inizio dalla
terra, Ella, sempre in questo splendore, giungerà al cielo e lo oltrepasserà quando
sarà assunta: da qui abbraccerà il tutto con le sue meraviglie e lei, che all’inizio
è stata detta di poco inferiore agli angeli per aver gustato la morte, accrescerà
in tutto l’eccellenza di Madre di Dio: «perciò tutto coopera e tutto insieme applaude
per la celebrazione di questa festa»50.
NOTE
1 Maria
che San Luigi aveva definito “Porta della Fede”.
2 Sono queste le bellissime
e “potenti” parole di Maria in risposta ad un Coro che la interroga nello scritto
di Giovanni Testori, Interrogatorio a Maria, Rizzoli Editore, Milano, 2003, pp.
76-78.
3 Concili ecumenici, a cura di G. Alberigo (trad. di R. Galligani),
Utet, Torino 1978. Questo testo costituisce la formula di unione sottoscritta
nel 433 da Cirillo di Alessandria e dai vescovi della Chiesa di Antiochia, i quali
(questi ultimi) fino al 433 si rifacevano a Nestorio, patriarca prima di Antiochia
e poi di Costantinopoli, il quale sottolineava in Cristo l’elemento umano e dunque
preferiva per Maria il titolo di Christotokos.
4 Cirillo di Alessandria, Epistolae,
PG 77, 13B-16B.
5 Cirillo di Alessandria, Epistolae, PG 77, 20A-21A.
6 Cfr.
V. Messori, Varcare la soglia della speranza, Mondatori, Milano, 1994.
7 Sant’Efrem
Siro, Inni alla Vergine (a cura di R. Sbrocchi) I, La vergine mi invita a cantare,
Padova 2002.
8 Sant’Efrem Siro, Inni alla Vergine, II, Canterò per tua grazia,
o Signore.
9 K. Wojtyla, Madre di Dio insegnaci il raccoglimento, in Totus
tuus nel tempo e nell’eternità, Paoline Editoriale Libri, Milano, 1999, p. 12.
10
K. Wojtyla, A te affidiamo le nostre persone, ivi p. 4.
11 K. Wojtyla, Santifica
le nostre famiglie, ivi. p. 6.
12 Si rimanda qui alla Catechesi sulla Vergine
Immacolata fatta da Giovanni Paolo II nel discorso di mercoledì 12 giugno 1996.
13
Si rimanda a S.Leonis Magni Romani Pontificis tractatus septem et nonaginta, a
cura di A. Cavasse, Brepols, Turnhout 1973 (CCL 138).
14 T. Moretti-Costanzi,
La donna angelicata e il senso della femminilità nel Cristianesimo. La terrenità
edenica del cristianesimo e la contaminazione spiritualistica, a cura di E. Ghini,
Armando, Roma, 2000, p. 24.
15 Si rimanda a Sant’Efrem Siro, Commentarire del
l’Evangile concordant. Version armenienne, a cura di L. Leloir, Peeters, Louvain
1953 (CSCO 137).
16 La tradizione islamica riconosce un ruolo di particolare
rilievo a Maria, la Madre di Gesù, al punto da intitolarle una sura del Corano
(la sura XIX). Le ragioni per cui sia Maria sia Cristo sono così presenti nella
cultura e nella fede islamiche possono essere spiegate non solo con la prossimità
geografica in cui cristianesimo e islam si sono sviluppate, ma anche con il fatto
che l’Islam attinse buona parte dei suoi fedeli dalle fila cristiane e che lo
stesso Maometto, secondo una tradizione attestata sia da fonti islamiche sia da
fonti cristiane, prima di iniziare la sua vicenda a La Mecca e a Medina, si mise
alla scuola di un monaco cristiano siro-orientale, Sergius-Bahira. Ricordo inoltre
che le fonti dei vari episodi della vita di Maria narrati nel Corano sono, più
che i vangeli, che di fatto risultano poveri di informazioni, i vari apocrifi
utilizzati anche dai padri.
17 Nel Vecchio Testamento tutte le persone significative
per la salvezza sono servi. In Maria c’è comunque da sempre la consapevolezza
di essere serva.
18 Al-Damiri, Vita degli animali 2, 374. L’autore riportato
è un pensatore islamico del XV secolo vissuto in Egitto: si rimanda per un più
approfondito studio a M. Hayek, Le Christ de l’Islam, Seuil, Paris, 1959.
19
Romano il Melode, Hymnes, vol. II, a cura di J. Grosdidier de matons, Cerf, Paris
1965 (SC 110).
20 G. Testori, Interrogatorio a Maria, cit., pp. 81-86.
21
Ivi, p. 87.
22 Mi piace qui rimandare alla Natività del Pinturicchio conservata
a Spello (PG) in cui sul capo del Cristo bambino nel presepe compare già la Croce.
23
G. Testori, Interrogatorio a Maria, cit., pp. 80, 81, 88.
24 T. Moretti-Costanzi,
La donna angelicata e il senso della femminilità nel Cristianesimo, cit., p. 118.
25
Ivi, pp. 115-116. I cavalieri di ispirazione arturiana, feudalità matura, non
sono senza la donna e vivono un amore sessuale trasumanato; Paolo e Francesca
erano morti mentre leggevano in un romanzo la vicenda di Lancellotto e Ginevra.
San Francesco ha finezza estetico-erotica (ma come lui S. Giovanni della Croce
e Santa Teresa d’Avila che io ritengo siano “pensatori medievali”), culminante
nel sublime amore per S. Chiara: San Francesco del resto era figlio di una gentildonna
provenzale, ebbe stile ed ambizioni di cavaliere e nei suoi raptus parlava in
lingua provenzale.
26 T. Moretti-Costanzi, La donna angelicata e il senso della
femminilità nel Cristianesimo, cit. p. 123.
27 San Gregorio Magno, Omelie sui
vangeli,a cura di G.Cremascoli, Città Nuova, Roma, 1994, 2,38,2-3.
28 Ivi.
29
Si rimanda a T. Moretti-Costanzi, La donna angelicata e il senso della femminilità
nel Cristianesimo, cit. Si sottolinea qui la bellissima e penetrante introduzione
della curatrice Emanuela Ghini, carmelitana scalza nel monastero “Santa Teresa”
di Savona e per circa un decennio scolara del Moretti-Costanzi.
30 Sant’Efrem
Siro, Commento al Diatessaron II, 1,2.
31 G. Palamas, Omelia sulla Dormizione
di Maria 37, 4, in G. Palamas, “Abbassò i cieli e discese”. Omelie, a cura di
B.M. Mariano, Qiqajon, Bose, 1999.
32 Sant’Efrem Siro, Inni sulla natività
11, 4-8.
33 Cfr. A. Grün, Vivere il Natale, Queriniana, Brescia, 2000. M.Heidegger
parlerà dell’“Horchsamer”, di colui che ascolta e obbedisce, che è attento, che
non è distratto e in sé dissociato, ma presso di sé. Si diceva che l’ascolto è
una qualità femminile, è Maria di ciò insieme ad Eva ne è il punto “iniziale”:
e così come Maria, la samaritana, la donna assetata di acqua, concepisce il Cristo
attraverso l’ascolto (Sant’Efrem Siro, Inni sulla verginità 23, 4-5).
34 G.
Palamas, Omelia sulla Dormizione di Maria, cit., 37, 1-2.
35 Ibidem.
36
Ibidem.
37 S.Leonis Magni Romani Pontificis tractatus septem et nonaginta,
CCL 138 (Omelie 24, 1-3).
38 Cfr. T. Moretti-Costanzi, La donna angelicata
e il senso della femminilità nel Cristianesimo., cit., pp.79-81.
39 Si rimanda
qui ancora alla bellissima oltre che intensa Introduzione di Emanuela Ghini al
sopracitato testo di T. Moretti-Costanzi.
40 Ricordo che Teresa da sempre si
è affidata alla Madonna e precisamente fin dalla morte della madre avvenuta quando
aveva solo dodici anni: «Appena ne compresi la gran perdita, mi portai afflitta
ai piedi di una statua della Madonna e la supplicai con molte lacrime a volermi
fare da madre.[…] Ella infine mi fece sua» (Vita, 1, 7).
41 T. Moretti-Costanzi,
La donna angelicata e il senso della femminilità nel Cristianesimo., cit., p.
82.
42 Mt 28, 1-4.
43 G. Palamas, Omelia per la domenica delle mirrofore
18, 4-7. in G. Palamas, “Abbassò i cieli e discese”. Omelie, a cura di B.M. Mariano,
Qiqajon, Bose, 1999. 44 Ibidem.
45 Cfr. Gv. 20, 6.
46 G. Palamas, Omelia
sulla Dormizione di Maria, cit., 37, 1-2.
47 Cfr. T. Moretti-Costanzi, La donna
angelicata e il senso della femminilità nel Cristianesimo, cit., p. 112.
48
“Il saluto è insolito e più grande di ogni parola” scrive ancora G. Palamas nella
Omelia sulla Dormizione, 37, 1-2.
49 Romano il Melode, Inni sull’Annunciazione
9, 1-11. Cfr. Romano il Meolode, Hymnes, vol II, a cura di J. Grosdidier de Matons,
Cerf, Paris, 1965 (SC 110) e Romano il Meolode, Hymnes, vol IV, a cura di J. Grosdidier
de Matons, Cerf, Paris, 1967 (SC 128).
50 G. Palamas, Omelia sulla Dormizione
di Maria, cit., 37,4.