VERSO
IL SUPERAMENTO
DELL'INDIVIDUALISMO IN ECONOMIA
di STEFANO ZAMAGNI
Dipartimento di Scienze economiche
Università degli Studi di Bologna
Testo a cura di GIULIO LIZZI
E’ possibile trovare un punto di equilibrio tra la ricerca
del bene comune e l’interesse individuale? Con questo interrogativo
si è aperto l’incontro con l’economista Stefano Zamagni
dell’Università degli Studi di Bologna. Zamagni ha richiamato
l’attenzione sull’economia globale che si trova oggi di
fronte a conflitti di identità ai quali gli strumenti tradizionali
del mercato non sanno fare fronte. «L’economia rischia di
diventare una scienza inutile, sempre più sofisticata, ma
incapace di far fronte ad un mondo globalizzato che ha bisogno
di nuove risposte – ha sostenuto –. Le società occidentali
sono macchine potenti nel creare ricchezza, ma non altrettanto
potenti nel ridistribuirla». «Oltre al problema della povertà
in senso assoluto (la mancanza dei beni fondamentali) si
affaccia oggi nella nostra società un problema forse altrettanto
grave – ha proseguito il docente –, quello della “nuova
povertà”, o povertà in senso relativo, propria di chi sente
aumentare la distanza tra il suo proprio status di modesto
benessere e le immense ricchezze dei gruppi di potere nel
mercato globale. Il senso di impotenza che ne deriva colpisce
a fondo la dignità delle persone e pone un problema di democrazia,
dal momento che chi si sente ininfluente perde l’incentivo
a partecipare come cittadino alla vita pubblica. Oltre un
certo limite, l’aumento del reddito cessa di produrre felicità
e svela nuove insoddisfazioni, come accade oggi nella società
occidentale, dove pur essendo soddisfatti i bisogni fondamentali,
non è tuttavia diffuso un reale benessere, che necessita
di felicità per essere raggiunto». «Il problema di fondo
– ha evidenziato Zamagni – è l’assenza del concetto di persona.
Sia il liberismo che il marxismo, ideologie incentrate rispettivamente
sull'individuo e sul collettivo, sono rei di aver dimenticato
la persona, e con essa l'importanza della relazionalità
umana e della fraternità. Oggi alcuni segnali ci avvertono
che siamo vicini al punto di rottura. Fare profitto non
basta più. L’impresa, per essere accettata nella società,
deve dimostrare di non violare i diritti e i valori della
persona». «Il “conservatorismo compassionevole”, tanto in
voga oggi negli USA – ha concluso l’economista –, è una
concezione totalmente antirelazionale, che tende ad offrire
un sostegno a chi è stato sconfitto nella lotta del liberismo
economico, senza tuttavia porsi il problema di rendere quelle
persone libere dalla schiavitù e partecipi dello sviluppo
economico. Sul fronte opposto, la solidarietà in senso marxista,
fondata sull’esasperazione del collettivo, ha cancellato
la relazione umana rendendola anonima. Sia il conservatorismo
compassionevole che la solidarietà marxista sono ree di
aver dimenticato la relazionalità umana, la sussidiarietà,
la fraternità, che contemplano la totale liberazione della
persona».
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2004